Lo depose nella mangiatoia

Incontro del 16 giugno

«Lo depose nella mangiatoia». Nel giro di poche righe, la parola mangiatoia è ripetuta tre volte… L’evangelista allude: non c’è dubbio. Lui, il pittore, vuole ritrarre Maria nell’ atteggiamento di chi riempie il cestino vuoto della mensa. Se è vero che nella mangiatoia si mette il pasto per gli animali, non è difficile leggere in quella collocazione l’intendimento di presentare Gesù, fin dal suo primo apparire, come cibo del mondo. Anzi, come il pane del mondo. …
C’è nel Vangelo tanto tripudio di pane, che dividendosi si moltiplica, e passando di mano in mano sazia la fame dei poveri adagiati sull’erba, e trabocca nella rimanenza di dodici sporte. … Per questo, al centro della preghiera da rivolgere al Padre, Gesù ha inserito la richiesta del pane quotidiano. E ha lasciato a noi la formula per implorare la grazia di una sua giusta distribuzione, in modo che nessuno dei figli rimanga a digiuno.

Tonino Bello

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Instancabile profeta di pace

Memoria di Tonino Bello

Incontro del 20 aprile

Facciamo memoria di don Tonino Bello, vescovo in Puglia, instancabile profeta di pace, il quale amava ripetere: i conflitti e tutte le guerre «trovano la loro radice nella dissolvenza dei volti». Quando cancelliamo il volto dell’altro, allora possiamo far crepitare il rumore delle armi. Quando l’altro, il suo volto come il suo dolore, ce lo teniamo davanti agli occhi, allora non ci è permesso sfregiarne la dignità con la violenza.
Cf. Papa Francesco “Contro la guerra. Il coraggio di costruire la pace” ed. Solferino

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…siamo fatti per amare

Incontro del 24 febbraio

La verità di noi stessi è che siamo fatti per amare
e abbiamo bisogno di essere amati.
La verità di Dio è che Dio è amore,
un amore misterioso ed esigente,
ma insieme tenerissimo e misterioso.
Questo amore con cui Dio ci avvolge
è la chiave della nostra vita,
il segreto di ogni nostro agire.
Noi siamo chiamati ad agire per amore,
a spendere volentieri la nostra vita
per i nostri fratelli e sorelle,
e lasciare esplodere la nostra creatività
e ad esercitare la nostra intelligenza
nel servizio degli altri.
Carlo Maria Martini
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Per favore, non rubatemi la mia serenità.

Incontro del 13 gennaio

Per favore, non rubatemi
la mia serenità.
E la gioia che nessun tempio
ti contiene, o nessuna chiesa
t’incatena:
Cristo sparpagliato
per tutta la terra,
Dio vestito di umanità:
Cristo sei nell’ultimo di tutti
come nel più vero tabernacolo:
Cristo dei pubblicani,
delle osterie dei postriboli,
il tuo nome è colui
che-fiorisce-sotto-il-sole.
David Maria Turoldo
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Andiamo fino a Betlem, come i pastori.

Incontro del 9 dicembre

Andiamo fino a Betlem, come i pastori. L’importante è muoversi. Per Gesù Cristo vale la pena lasciare tutto: ve lo assicuro. E se, invece di un Dio glorioso, ci imbattiamo nella fragilità di un bambino, con tutte le connotazioni della miseria, non ci venga il dubbio di aver sbagliato percorso.
Perché, da quella notte, le fasce della debolezza e la mangiatoia della povertà sono divenuti i simboli nuovi dell’onnipotenza di Dio. Anzi, da quel Natale, il volto spaurito degli oppressi, le membra dei sofferenti, la solitudine degli infelici, l’amarezza di tutti gli ultimi della terra, sono divenuti il luogo dove egli continua a vivere in clandestinità. A noi il compito di cercarlo. E saremo beati se sapremo riconoscere il tempo della sua visita.
Mettiamoci in cammino, senza paura. Il Natale di quest’anno ci farà trovare Gesù e, con lui, il bandolo della nostra esistenza redenta, la festa di vivere, il gusto dell’essenziale, il sapore delle cose semplici, la fontana della pace, la gioia del dialogo, il piacere della collaborazione, la voglia dell’impegno storico, lo stupore della vera libertà, la tenerezza della preghiera.
Allora, finalmente, non solo il cielo dei nostri presepi, ma anche quello della nostra anima sarà libero di smog, privo di segni di morte, e illuminato di stelle.
E dal nostro cuore, non più pietrificato dalle delusioni, strariperà la speranza.
Tonino Bello
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Allargare il nostro orizzonte

Incontro del 2 dicembre

Dio nostro, tu sei diventato essere umano per vivere
tra di noi, come uno di noi, per liberarci dalla paura
che abbiamo per la nostra vita e il nostro futuro e per
allargare il nostro orizzonte al di là di noi stessi.
Ti benediciamo per la tua pace, così diversa dalla
nostra, che è la pace del compromesso e non della riconciliazione.
Ti benediciamo per la tua giustizia, così diversa dalla
nostra, che rischia sempre di essere parziale.
Ti ringraziamo per il tuo amore generoso, così diverso
dal nostro, che si rivolge solo a chi ci è amico.
Il tuo amore dona speranza agli indifferenti, scalda i
cuori, apre i nostri occhi, ci fa intravvedere il bagliore
della gioia che illumina la nostra vita.
Grazie, Signore. Amen.
dalla liturgia valdese di Avvento
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Che io non abbia paura…

Incontro dell’11 novembre

O Signore, che io non abbia paura
dei peccati degli uomini,
ma che ami l’uomo, anche con il suo peccato.
Che nessuno dica: “Il male è grande
e noi siamo deboli e soli.
Il mondo è cattivo
e ci impedirà ogni opera di bene”,
perché tu ci insegni ad amare
non casualmente e per brevi istanti,
ma per sempre e fino alla fine
la tua creazione, nel suo insieme,
e in ogni granello di sabbia.
Non permetterci di scaricare
addosso agli altri la nostra debolezza
e la nostra pigrizia.
Fëdor Dostoevskij
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Una salutare inquietudine

Incontro del 18 marzo

«Metti, Signore, una salutare inquietudine in coloro che si sono allontanati da te, per colpa propria o per gli scandali altrui»
A voi, per i quali il fardello più pesante che dovete trascinare siete voi stessi. A voi, che non sapete accettarvi e vi crogiolate nelle fantasie di un vivere diverso. A voi, che fareste pazzie per tornare indietro nel tempo e dare un’altra piega all’esistenza. A voi, che ripercorrete il passato per riesaminare mille volte gli snodi fatali delle scelte che oggi rifiutate. A voi, che avete il corpo qui, ma l’anima ce l’avete altrove. A voi, che avete imparato tutte le astuzie del «bluff» perché sapete che anche gli altri si sono accorti della vostra perenne scontentezza, ma non volete farla pesare su nessuno e la mascherate con un sorriso quando, invece, dentro vi sentite morire. A voi, che trovate sempre da brontolare su tutto, e non ve ne va mai a genio una, e non c’è bicchiere d’acqua limpida che non abbia il suo fondiglio di detriti.
A tutti voi voglio ripetere: non abbiate paura. La sorgente di quella pace, che state inseguendo da una vita, mormora freschissima dietro la siepe delle rimembranze presso cui vi siete seduti.
Non importa che, a berne, non siate voi. Per adesso, almeno.
Ma se solo siete capaci di indicare agli altri la fontana, avrete dato alla vostra vita il contrassegno della riuscita più piena. Perché la vostra inquietudine interiore si trasfigurerà in «prezzo da pagare» per garantire la pace degli altri.
O, se volete, non sarà più sete di «cose altre», ma bisogno di quel «totalmente Altro» che, solo, può estinguere ogni ansia di felicità.
Vi auguro che stasera, prima di andare a dormire, abbiate la forza di ripetere con gioia le parole di Agostino, vostro caposcuola: «O Signore, tu ci hai fatti per te, e il nostro cuore è inquieto finché non riposa in te».
Tonino Bello
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Non abbiamo più vino.

Incontro del 11 novembre

Maria, donna del vino nuovo,
quante volte sperimentiamo pure noi
che il banchetto della vita languisce
e la felicità si spegne
sul volto dei commensali!
E il vino della festa che vien meno.
Sulla tavola non ci manca nulla:
ma senza il succo della vite,
abbiamo perso il gusto del pane che sa di grano.
Mastichiamo annoiati i prodotti dell’opulenza:
ma con l’ingordigia degli epuloni e con la
rabbia di chi non ha fame.
Le pietanze della cucina nostrana hanno
smarrito gli antichi sapori,
ma anche i frutti esotici hanno ormai poco da dirci.
Tu lo sai bene da che cosa deriva questa
inflazione di tedio.
Le scorte di senso si sono esaurite.
Non abbiamo più vino.
Gli odori asprigni del mosto
non ci deliziano l’anima da tempo.
Le vecchie cantine non fermentano più.
E le botti vuote danno solo spurghi d’aceto.
Muoviti, allora, a compassione di noi,
e ridonaci il gusto delle cose.
Solo così le giare della nostra esistenza
si riempiranno fino all’orlo di significati ultimi.
E l’ebbrezza di vivere e di far vivere
ci farà finalmente provare le vertigini.
Tonino Bello
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Uno per Uno per Uno = Uno

Incontro del 3 giugno

di Tonino Bello
…l’espressione me l’ha suggerita don Vincenzo, un prete mio amico che lavora tra gli zingari, e mi è parsa tutt’altro che banale.
Venne a trovarmi una sera nel mio studio e mi chiese che cosa stessi scrivendo. Gli dissi che ero in difficoltà perché volevo spiegare alla gente (ma in modo semplice, così che tutti capissero) un particolare del mistero della Santissima Trinità: e cioè che le tre Persone divine sono, come dicono i teologi con una frase difficile, tre relazioni sussistenti.
Don Vincenzo sorrise, come per compatire la mia pretesa e comunque, per dirmi che mi cacciavo in una foresta inestricabile di problemi teologici. Io, però, aggiunsi che mi sembrava molto importante far capire queste cose ai poveri, perché, se il Signore ci insegnato che, stringi stringi, il nucleo di ogni Persona divina consiste in una relazione, qualcosa ci deve essere sotto.

Don Tonino

Incontro del 19 aprile

Chi spera cammina,
non fugge!
Si incarna nella storia!
Costruisce il futuro,
non lo attende soltanto!
Ha la grinta del lottatore,
non la rassegnazione
di chi disarma!
Ha la passione
del veggente,
non l’aria avvilita di chi
si lascia andare.
Cambia la storia,
non la subisce!
Tonino Bello   † Molfetta, 20 aprile 1993
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