Inutili…

Incontro del 3 ottobre

Commento a Lc 17, 5-10
“Qualcuno di noi consiglierebbe a questo servo di andare al sindacato a cercare un po’ di consiglio, di come fare con un padrone così. Ma Gesù dice: ‘No, il servizio è totale’, perché Lui ha fatto strada con questo atteggiamento di servizio;
Lui è il servo. Lui si presenta come il servo, quello che è venuto a servire e non a essere servito: così lo dice, chiaramente. E così, il Signore fa sentire agli apostoli la strada di quelli che hanno ricevuto la fede, quella fede che fa miracoli. Sì, questa fede farà miracoli sulla strada del servizio”.
“La pigrizia ci allontana dal servizio e ci porta alla comodità, all’egoismo. Tanti cristiani così … sono buoni, vanno a Messa, ma nel servizio fanno acqua… Ma quando dico servizio, dico tutto: servizio a Dio nell’adorazione, nella preghiera, nelle lodi; servizio al prossimo, quando devo farlo; servizio fino alla fine, perché Gesù in questo è forte: ‘Così anche voi, quando avrete fatto tutto quello che vi è stato ordinato, adesso dite siamo servi inutili’. Servizio gratuito, senza chiedere niente”.
Papa Francesco casa Santa Marta 11.11.14
Il foglietto

Senza le fonti

Incontro del 26 settembre

…è significativo constatare che oggi i cristiani disertano le assemblee liturgiche ma tentano di vivere sempre di più “le spiritualità”, fabbricandosi itinerari “fai da te”. Ci stiamo accorgendo della deriva della spiritualità dei cristiani?
Non è più la spiritualità che si nutriva alle fonti delle Sacre Scritture o dei padri della Chiesa, ma una spiritualità teista, con un riferimento al divino, non al Dio di Gesù Cristo. Una spiritualità concepita come etica terapeutica, tesa al benessere personale, allo stare bene con sé stessi e con gli altri nel quotidiano. Una spiritualità che dà conforto, ma non sta più sotto il primato della grazia e della salvezza che solo Dio può dare. È una spiritualità in cui si ripetono le beatitudini proclamate da Gesù, declinandole però solo a istanza morale, non come Vangelo, buona notizia…
Ecco, il venir meno della qualità “fontale” della liturgia nella vita dei cristiani provocherà debolezza della fede per molti. E fagociterà appartenenze culturali per altri. Crescerà il numero dei “cattolici del campanile”. Cattolici senza vera appartenenza alla Chiesa eucaristica, anestetizzati nei confronti del Vangelo. E, sempre di più, altri percorreranno sentieri di spiritualità che ispirano l’autosalvezza, senza il primato della grazia e senza la dimensione escatologica.
In queste due possibili derive si potrebbero comprendere le denunce che papa Francesco ripete contro il pelagianesimo e lo gnosticismo, oggi riapparsi in nuove forme inedite, ma sempre ispirate dal rifiuto del primato del Vangelo e del mistero eucaristico, memoriale della vita, della morte, della risurrezione e della venuta gloriosa di Cristo, il Signore. Perciò, occorre più che mai una comunità cristiana che nella liturgia non permette l’esilio del Vangelo dalla vita ecclesiale.
Enzo Bianchi – da Vita Pastorale del febbraio 2019
Il foglietto

Tra il “non ancora” e il “già”

Memoria di Pasquale Pirone
21.09.2014

“Vivere tra il già e il non ancora”,
così spesso Pasquale parlava di speranza,
di progresso e di “speranza di progresso”.

Noi…, noi siamo nati in questo tempo,
eletti o condannati a vivere nel chronos,
in questo chronos.

Al di là di questo tempo Pasquale,
da morto che era…, “ora” rivive con Cristo:
per grazia salvato e risuscitato,
“ora” siede nei cieli a mostrare nei secoli futuri
la straordinaria ricchezza della Sua grazia (cfr. Efesini 2).
E prega, e cammina, e cena con noi e con Lui.

Ma, per noi, nel nostro Χρόνος, non c’è,
non ci abbandoniamo a strane fantasie,
inganni consolatorii,
per noi c’è il vuoto,
il vuoto.

Ma…

Non c’è nulla che possa sostituire
l’assenza di una persona a noi cara.
Non c’è alcun tentativo da fare,
bisogna semplicemente tenere duro e sopportare.
Ciò può sembrare a prima vista molto difficile,
ma è al tempo stesso una grande consolazione,
perché finché il vuoto resta aperto
si rimane legati l’un l’altro per suo mezzo.
E’ falso dire che Dio riempie il vuoto;
Egli non lo riempie affatto,
ma lo tiene espressamente aperto,
aiutandoci in tal modo a conservare
la nostra antica reciproca comunione,
sia pure nel dolore.
Ma la gratitudine trasforma
il tormento del ricordo in una gioia silenziosa.
I bei tempi passati si portano in sé non come una spina,
ma come un dono prezioso.
Bisogna evitare di avvoltolarsi nei ricordi,
di consegnarci ad essi;
così come non si resta a contemplare di continuo un dono prezioso,
ma lo si osserva in momenti particolari
e, per il resto, lo si conserva
come un tesoro nascosto di cui si ha la certezza.
Allora sì che dal passato emanano una gioia e una forza durevoli.
Dietrich Bonhoeffer, Resistenza e resa

E questo è il senso, per questo ha senso fare memoria.

Parabole

Incontro del 19 settembre

Gesù parlava in parabole. Basta scorrere le pagine dei Vangeli per averne la prova. E dobbiamo presumere che non lo facesse raramente, a giudicare dal numero di parabole che gli evangelisti ci hanno trasmesso. Alcuni passi inducono addirittura a pensare che Gesù non parlasse alla gente in altro modo che in parabole. Si ha l’impressione che Gesù considerasse questo modo di esprimersi come il più adeguato alla capacità di comprensione degli ascoltatori e quindi il più adatto a trasmettere efficacemente il suo messaggio. Ma perché privilegiare questo tipo di linguaggio? Per quale ragione preferirlo al linguaggio diretto e esplicito? E quali sono le sue caratteristiche specifiche? Quali gli obiettivi che consente di raggiungere? Chi sono, infine, i destinatari di questo parlare in similitudini? Interrogativi come questi aprono la strada a una riflessione di ampio respiro. Noi ci limiteremo a suggerire qualche considerazione di carattere generale, alla luce dei testi evangelici. Leggi tutto “Parabole”

Il Padre

Chagall – Luca, 15,11-32

Incontro dell’ 11 settembre
Dalla lettera pastorale per l’anno 1998-99
di Carlo Maria Martini: leggi il testo completo

… Il processo di emancipazione dei singoli dalla figura del padre, a cui abbiamo finora soltanto accennato, si è realizzato anche a livello collettivo, di mentalità corrente, negli ultimi secoli della nostra storia, e ha dato origine all’attuale secolarismo. La vicenda è nota: l’Illuminismo del secolo decimottavo ha voluto introdurre un’età della ragione adulta, padrona di sé e del destino del mondo, dove ognuno potesse gestirsi da se stesso e ordinare la vita secondo il proprio calcolo e progetto.
Quest’ambizione dell’epoca moderna – che ha ispirato le grandi rivoluzioni – ha mostrato sempre più la sua profonda ambiguità. Da una parte la pretesa della ragione adulta di spiegare tutto ha prodotto le grandi ideologie massificatrici; con la conseguenza di eliminare con la forza tutto ciò che apparisse diverso (nel credo, nella condizione sociale, nella razza, nella nazione: di qui i regimi polizieschi, i campi di sterminio, le pulizie etniche ecc.). Dall’altra, quasi per rivalsa, dalla negazione programmatica della dipendenza da Qualcuno più alto si è passati alla ricerca di idoli, cioè di meschini “sostituti del padre”, che hanno assunto il volto del capo carismatico, del partito-guida, dell’idea di progresso ecc. Leggi tutto “Il Padre”

Partire?

Incontro del 3 luglio

Missione è
partire, camminare, lasciare tutto,
uscire da se stessi, rompere la crosta
di egoismo che ci chiude
nel nostro Io.
È smettere di girare
intorno a noi stessi
come se fossimo
il centro del mondo e della vita.
È non lasciarsi bloccare
dai problemi del piccolo mondo
al quale apparteniamo:
l’umanità è più grande.
Missione è sempre partire,
ma non è divorare chilometri.
È, soprattutto, aprirsi agli altri
come a fratelli,
è scoprirli e incontrarli.
E, se per incontrarli e amarli
è necessario attraversare i mari
e volare lassù nel cielo,
allora missione è partire
fino ai confini del mondo.
Dom Helder Camara
Il foglietto: Parte A Parte B

Il guado.

Incontro del 26 giugno

«Gesù prese la ferma decisione
di mettersi in cammino
verso Gerusalemme»
(Lc 9,51)

di Carlo Maria Martini
Quale guado rappresenta per Gesù il momento tra la confessione di Pietro e il “firmavit faciem suam”?
Egli si è già mostrato nella sua verità, si è già offerto alla croce con la duplice predizione della passione. E qui, in relazione con la sua offerta alla croce, mostra la sua gloria e la sua figliolanza.
Questo è il senso profondo di LC 9, 28-36: Gesù manifesta in sé la saldatura tra croce e gloria, tra passione e salvezza, tra morte e vita, tra figliolanza e obbedienza, saldatura che costituisce il nucleo del mistero storico del Verbo incarnato.
Non si tratta solo di una realtà ontologica (Dio-uomo), da considerare astrattamente, ma di una realtà storica di croce e gloria, umiltà e onore, sofferenza e gioia, povertà e regno, morte e vita. È questo il cuore della vita di Gesù, riassunta nelle beatitudini; esse sono appunto tale contrapposizione vissuta, che si condenserà nell’acqua e nel sangue fluenti dal costato del Crocifisso: l’acqua della vita insieme con il sangue della morte. Leggi tutto “Il guado.”

La divisione dei pani.

Incontro del 19 giugno

di Tonino Bello
…la pagina della divisione dei pani. Il dividendo sono i cinque pani e i due pesci; il divisore è costituito da cinquemila persone. Gli altri evangelisti aggiungono senza contare le donne e i bambini. Una divisione con le cifre decimali. Tutti furono sazi: questo è il risultato, il quoziente. Ma c’è anche il resto: avanzarono dodici canestri. E’ una vera e propria divisione: perché la chiamarono moltiplicazione dei pani? E siamo ancora così tardi nel capire per quale motivo il Signore ha voluto prendere un bambino, che a quel tempo non contava niente, come non contavano niente le donne e i vecchi; che volutamente ha scelto il segno della fragilità umana, della trascuratezza, dell’emarginazione? Leggi tutto “La divisione dei pani.”