Vocazioni privilegiate…

Incontro del 3 febbraio

…fa’ che non creda che ci siano vocazioni privilegiate, più perfette, e che non presuma di abbracciarle per essere da più degli altri.
Quale che sia, la mia vocazione è la più grande; e l’erba del mio giardino è la più verde perché è quella che tu hai annaffiato per me.
Per seguire la tua voce dammi la generosità di Abramo, la prontezza di Samuele, la naturalezza di Maria.
E dammi la pazienza di attendere e l’umiltà di scegliere quella strada fra tutte, e la capacità di viverle tutte in quella unica che è mia.
Adriana Zarri
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Per favore, non rubatemi la mia serenità.

Incontro del 13 gennaio

Per favore, non rubatemi
la mia serenità.
E la gioia che nessun tempio
ti contiene, o nessuna chiesa
t’incatena:
Cristo sparpagliato
per tutta la terra,
Dio vestito di umanità:
Cristo sei nell’ultimo di tutti
come nel più vero tabernacolo:
Cristo dei pubblicani,
delle osterie dei postriboli,
il tuo nome è colui
che-fiorisce-sotto-il-sole.
David Maria Turoldo
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…e la pace non avrà fine!

Incontro del 23 dicembre

Il popolo che camminava nelle tenebre
ha visto una grande luce;
su coloro che abitavano in terra tenebrosa
una luce rifulse.
Hai moltiplicato la gioia,
hai aumentato la letizia.

Perché tu hai spezzato il giogo che l’opprimeva,
la sbarra sulle sue spalle,
e il bastone del suo aguzzino,

Perché un bambino è nato per noi,
ci è stato dato un figlio.
Sulle sue spalle è il potere
e il suo nome sarà:
Consigliere mirabile, Dio potente,
Padre per sempre, Principe della pace.
Grande sarà il suo potere
e la pace non avrà fine…
Da Isaia 9

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Un’esistenza “scomodante”

Incontro del 16 dicembre

Quella dei poveri come quella di Dio
è un’esistenza scomodante.
Sarebbe meglio che Dio non fosse,
sarebbe meglio che i poveri non fossero;
poiché se Dio c’è
la mia vita non può essere la vita che conduco,
se ci sono i poveri
la mia vita non può essere la vita che conduco.
Primo Mazzolari
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Ci sono tre strade che non conducono nella direzione evangelica.

Dal discorso di papa Francesco per la visita alla tomba di don Primo Mazzolari.

– La strada del “lasciar fare”. E’ quella di chi sta alla finestra a guardare senza sporcarsi le mani – quel “balconear” la vita -. Ci si accontenta di criticare, di «descrivere con compiacimento amaro e altezzoso gli errori» del mondo intorno. Questo atteggiamento mette la coscienza a posto, ma non ha nulla di cristiano perché porta a tirarsi fuori, con spirito di giudizio, talvolta aspro. Manca una capacità propositiva, un approccio costruttivo alla soluzione dei problemi.
– Il secondo metodo sbagliato è quello dell’“attivismo separatista”. Ci si impegna a creare istituzioni cattoliche (banche, cooperative, circoli, sindacati, scuole…). Così la fede si fa più operosa, ma – avvertiva Mazzolari – può generare una comunità cristiana elitaria. Si favoriscono interessi e clientele con un’etichetta cattolica. E, senza volerlo, si costruiscono barriere che rischiano di diventare insormontabili all’emergere della domanda di fede. Si tende ad affermare ciò che divide rispetto a quello che unisce. E’ un metodo che non facilita l’evangelizzazione, chiude porte e genera diffidenza.
– Il terzo errore è il “soprannaturalismo disumanizzante”. Ci si rifugia nel religioso per aggirare le difficoltà e le delusioni che si incontrano. Ci si estranea dal mondo, vero campo dell’apostolato, per preferire devozioni. E’ la tentazione dello spiritualismo. Ne deriva un apostolato fiacco, senza amore. «I lontani non si possono interessare con una preghiera che non diviene carità, con una processione che non aiuta a portare le croci dell’ora». Il dramma si consuma in questa distanza tra la fede e la vita, tra la contemplazione e l’azione.

Andiamo fino a Betlem, come i pastori.

Incontro del 9 dicembre

Andiamo fino a Betlem, come i pastori. L’importante è muoversi. Per Gesù Cristo vale la pena lasciare tutto: ve lo assicuro. E se, invece di un Dio glorioso, ci imbattiamo nella fragilità di un bambino, con tutte le connotazioni della miseria, non ci venga il dubbio di aver sbagliato percorso.
Perché, da quella notte, le fasce della debolezza e la mangiatoia della povertà sono divenuti i simboli nuovi dell’onnipotenza di Dio. Anzi, da quel Natale, il volto spaurito degli oppressi, le membra dei sofferenti, la solitudine degli infelici, l’amarezza di tutti gli ultimi della terra, sono divenuti il luogo dove egli continua a vivere in clandestinità. A noi il compito di cercarlo. E saremo beati se sapremo riconoscere il tempo della sua visita.
Mettiamoci in cammino, senza paura. Il Natale di quest’anno ci farà trovare Gesù e, con lui, il bandolo della nostra esistenza redenta, la festa di vivere, il gusto dell’essenziale, il sapore delle cose semplici, la fontana della pace, la gioia del dialogo, il piacere della collaborazione, la voglia dell’impegno storico, lo stupore della vera libertà, la tenerezza della preghiera.
Allora, finalmente, non solo il cielo dei nostri presepi, ma anche quello della nostra anima sarà libero di smog, privo di segni di morte, e illuminato di stelle.
E dal nostro cuore, non più pietrificato dalle delusioni, strariperà la speranza.
Tonino Bello
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Allargare il nostro orizzonte

Incontro del 2 dicembre

Dio nostro, tu sei diventato essere umano per vivere
tra di noi, come uno di noi, per liberarci dalla paura
che abbiamo per la nostra vita e il nostro futuro e per
allargare il nostro orizzonte al di là di noi stessi.
Ti benediciamo per la tua pace, così diversa dalla
nostra, che è la pace del compromesso e non della riconciliazione.
Ti benediciamo per la tua giustizia, così diversa dalla
nostra, che rischia sempre di essere parziale.
Ti ringraziamo per il tuo amore generoso, così diverso
dal nostro, che si rivolge solo a chi ci è amico.
Il tuo amore dona speranza agli indifferenti, scalda i
cuori, apre i nostri occhi, ci fa intravvedere il bagliore
della gioia che illumina la nostra vita.
Grazie, Signore. Amen.
dalla liturgia valdese di Avvento
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Tu vai incontro a quelli che praticano con gioia la giustizia…

Incontro del 25 novembre

Se tu squarciassi i cieli e scendessi!
Davanti a te sussulterebbero i monti.
Quando tu compivi cose terribili che non attendevamo,
tu scendesti e davanti a te sussultarono i monti.
Mai si udì parlare da tempi lontani,
orecchio non ha sentito,
occhio non ha visto che un Dio, fuori di te,
abbia fatto tanto per chi confida in lui.
Tu vai incontro a quelli che praticano con gioia la
giustizia e si ricordano delle tue vie.
Is 64,2-7
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Il vangelo del reduce

Incontro dell’18 novembre

Dal Vangelo del Reduce di Primo Mazzolari
Che abbiamo di nostro? Chi è dalla nostra parte?
Facciamo un bilancio di ciò che ci è rimasto: delle certezze sopravvissute alla catastrofe, dei sentimenti e degli affetti ancora vivi, delle luci sulla nostra strada… e ditemi se non ci convenga interrogare ancora una volta Cristo, stargli vicino un attimo. Vicino a un povero, a un reietto, a un condannato, a un crocifisso… non vi potete trovare a disagio. Cristo è dei vostri, non v’è ragione che vi mostriate diffidenti.
E s’Egli è venuto, è venuto soprattutto per voi: se ha parlato, è soprattutto per voi che ha parlato. Ed è morto, perché voi non foste soli quando incomincia l’agonia.
Può darsi, se l’accostate così, che le impalcature di ogni genere che Gli avete visto d’intorno, non le vediate più; che parecchie cose che continuano a circolare sotto il suo nome, non siano sue: che lo vediate, finalmente, com’è e come vuole essere visto: fratello, guida, salvatore…, in un momento in cui non abbiamo né fratelli, né guide, né salvatori.
– Permettete che vi stia da presso mentre leggete il Vangelo? Che vi segni, col dito, la pagina, la parola?
– Non ce ne sarebbe bisogno se non aveste l’occhio sospettoso e la mente ingombra di pregiudizi.
Primo Mazzolari
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Che io non abbia paura…

Incontro dell’11 novembre

O Signore, che io non abbia paura
dei peccati degli uomini,
ma che ami l’uomo, anche con il suo peccato.
Che nessuno dica: “Il male è grande
e noi siamo deboli e soli.
Il mondo è cattivo
e ci impedirà ogni opera di bene”,
perché tu ci insegni ad amare
non casualmente e per brevi istanti,
ma per sempre e fino alla fine
la tua creazione, nel suo insieme,
e in ogni granello di sabbia.
Non permetterci di scaricare
addosso agli altri la nostra debolezza
e la nostra pigrizia.
Fëdor Dostoevskij
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Il nostro grande destino

Incontro del 4 novembre

O Signore, nostro Padre celeste e misericordioso,
ti ringraziamo per l’ispirazione di Gesù Cristo che venne in questo mondo a mostrarci la strada.
Concedici di vedere in quella vita il fatto che noi siamo creati per ciò che è alto, nobile e buono.
Aiutaci a vivere in linea con quell’alta vocazione,
con quel grande destino.
Martin Luther King
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L’esercizio di pazienza della mente, il percorso spinoso dell’intelligenza

Incontro del 21 ottobre

Donaci, Signore,
una vera, nuova e più approfondita
conoscenza di te.
Anche attraverso le parole
che non comprendiamo,
fa’ che possiamo intuire con l’affetto del cuore
il mistero tuo che è al di là di ogni comprendere.
Fa’ che l’esercizio di pazienza della mente,
il percorso spinoso dell’intelligenza
sia il segno di una verità
che non è raggiunta semplicemente
coi canoni della ragione umana,
ma è al di là di tutto
e, proprio per questo, è la luce senza confini,
mistero inaccessibile e insieme nutritivo
per l’esistenza dell’uomo,
per i suoi drammi e le sue apparenti assurdità.
Donaci di conoscere te, di conoscere noi stessi,
di conoscere le sofferenze dell’umanità,
di conoscere le difficoltà
nelle quali si dibattono molti cuori
e di ritornare a una sempre nuova
e più vera esperienza di te. Amen.
Carlo Maria Martini
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