“Le vostre solennità mi sono di peso, sono stanco di sopportarle”

Davide Maria Turoldo 1967
«Uomini, non invocatemi più ». È il primo dei tuoi comandamenti: « Non nominate il nome di Dio invano ».
Cosa abbiamo fatto del tuo nome, Signore! Cosa dice ormai questo nome agli uomini? A che serve?
È ancora la sua voce: «Non nominatemi invano, non disturbatemi con le vostre ciance ». Infatti ci sono preghiere che possono essere bestemmie (le mie forse). Come possono esserci bestemmie di disperati (secondo il nostro giudizio), le quali invece sono preghiere. « lo non so cosa farmene dei vostri incensi. Non continuate più a recare offerte inutili. Il novilunio, il sabato e le altre feste comandate non le posso soffrire. Le vostre solennità mi sono di peso, sono stanco di sopportarle: finché regna l’iniquità nelle vostre riunioni. Lavatevi, mondatevi, togliete via dagli occhi miei la malizia delle vostre intenzioni ». Leggi tutto ““Le vostre solennità mi sono di peso, sono stanco di sopportarle””

Natale, e la pace…

Incontro del 21 dicembre

di Carlo Maria Martini – Repubblica 2003
Mi sono sempre sentito a disagio con la facilità con cui a Natale e poi a Capodanno si fanno gli auguri di beni grandiosi e risolutivi, auspicando che le feste che celebriamo portino pace, salute, giustizia, concordia. Quando diciamo queste parole sappiamo bene che per lo più non si avvereranno e passata l’ euforia delle feste ci troveremo più o meno con gli stessi problemi.
Non è questa l’intenzione della Chiesa nel celebrare la festa di Natale. Essa intende ricordare con gratitudine il piccolo evento di Betlemme che, per chi crede, ha cambiato la storia del mondo e ci permette di guardare con fiducia anche ai momenti difficili della vita, in quanto illuminati e riscattati dal senso nuovo dato alle vicende umane dalla presenza del figlio di Dio. Ma non ci si limita al ricordo commemorativo. Si proclama la fiducia nella venuta di Colui che “tergerà ogni lacrima dai loro occhi”, per cui “non ci sarà più la morte, né lutto, né lamento, né affanno” (Apocalisse 21,4) e si rinnova la speranza con la quale “noi aspettiamo nuovi cieli e una nuova terra, nei quali avrà stabile dimora la giustizia” (2 Pietro 3,13).
Leggi tutto “Natale, e la pace…”

Il Natale si avvicina, rallegriamoci!

Incontro del 14 dicembre

Riboldidi Antonio Riboldi
In un mondo che non crea posto alla speranza, non crede che ci sia Qualcuno che sa e può donarla, e quindi la considera solo un’utopia che non ha radici nella realtà, e così ne cerca solo i ‘surrogati’, la Chiesa, oggi, terza domenica di Avvento, ci invita alla Gioia:
“Rallegratevi sempre nel Signore, ve lo ripeto, rallegratevi.
Il Signore è vicino”. (Fil. 4,4)
Del resto quale valore può essere dato alla vita se si esclude o ignora il grande dono che Dio ci dà con Gesù? Si può fare a meno di Gesù, considerato non solo come un concetto astratto che non ha posto nel cuore, ma come Uno, il Figlio di Dio, che si rende partecipe delle nostre gioie e speranze, sofferenze ed ansie? Leggi tutto “Il Natale si avvicina, rallegriamoci!”

… e la notte era a metà del suo corso

Incontro del 7 dicembre

Turoldo
Mentre il silenzio fasciava la terra
e la notte era a metà del suo corso,
tu sei disceso, o Verbo di Dio,
in solitudine e più alto silenzio.
La creazione ti grida in silenzio,
la profezia da sempre ti annuncia,
ma il mistero ha ora una voce,
al tuo vagito il silenzio è più fondo.
E pure noi facciamo silenzio,
più che parole il silenzio lo canti,
il cuore ascolti quest’unico Verbo
che ora parla con voce di uomo.
A te, Gesù, meraviglia del mondo,
Dio che vivi nel cuore dell’uomo,
Dio nascosto in carne mortale,
a te l’amore che canta in silenzio.

David Maria Turoldo
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Avvento

Incontro del 29 novembre

C’è buio in me
in te invece c’è luce;
sono solo, ma tu non m’abbandoni;
non ho coraggio, ma tu mi sei d’aiuto;
sono inquieto, ma in te c’è la pace;
c’è amarezza in me, in te pazienza;
non capisco le tue vie, ma
tu sai qual è la mia strada.
Tu conosci tutta l’infelicità degli uomini;
tu rimani accanto a me,
quando nessun uomo mi rimane accanto,
tu non mi dimentichi e mi cerchi,
tu vuoi che io ti riconosca e mi volga a te.
Signore, odo il tuo richiamo e lo seguo,
aiutami!
Signore, qualunque cosa rechi questo giorno,
il tuo nome sia lodato! Amen.
(PREGHIERA PER I COMPAGNI DI PRIGIONIA (Dietrich Bonhoeffer, Natale 1943))
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Parresia

Incontro del 23 novembre

Di Tonino Bello:
Oggi dovremmo chiedere al Signore la grazia della parresia. Anzitutto per le nostre Chiese. Perché riscoprano la loro missione profetica e non tacciano di fronte alle violenze perpetrate sui poveri. Perché sappiano intervenire con coraggio ogni volta che vengano violati i diritti umani. Perché non tremino di fronte alle minacce e parlino con franchezza senza operare tagli sull’interezza della Parola e senza praticare sconti sul prezzo della copertina, quando i diritti di Dio vengono subordinati agli innumerevoli idoli che pretendono il suo posto.
(—)
Coraggio, Chiesa! Vai alla ricerca degli ultimi del tuo territorio (…). Chiesa samaritana, lenisci le piaghe con l’olio della tua tenerezza. Mèdicale con l’aceto della tua profezia. Urla. Rivendica i diritti dei poveri. Mettiti al loro fianco con gratuità. Presta ad essi la tua voce. Non aver paura a scomodare i benpensanti, le autorità costituite, l’establishment cittadino. Saranno costoro i primi a ringraziarti per questa coscienza critica che promuoverai. (…)
Non limitarti a sperare. Ma organizza la speranza!
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Credo che la vita ha senso

Incontro del 15 novembre

Credo che la vita ha senso,
che potenzialmente può essere colma di ogni gioia e di ogni bene e che nelle nostre mani c’è una magnifica e tremenda responsabilità.
Credo che il senso della nostra vita non consista nell’avere sempre di più: avere oggetti, potere, denaro, nell’essere arrivati, invidiati, trattati con i guanti.
Credo che questo nostro mondo è profondamente ingiusto. L’ingiustizia, il male, le cose che non vanno sono così radicate, così collegate tra loro in scala planetaria, che tutti gli sforzi per cambiarlo radicalmente sembrano inutili: una formica contro una fortezza. Eppure io credo che nessuno sforzo per costruire un mondo veramente umano andrà sprecato, che il senso dell’esistenza è in quella formica e non in coloro che abitano la fortezza, che lei ha ragione e trionferà.
Credo che i tanti che sono morti per costruire un mondo di giustizia e di amore non sono morti invano. Credo che i molti che sono vissuti in modo inumano, torturati dalla fame e dalle malattie, non sono vissuti invano. Credo che viviamo immersi nel mistero e che è ingenuo e banale chiedere certezze alla scienza e alla religione. Credo che non c’è alcuna salvezza se non ci si converte all’amore.
Signore, io credo in te. E’ l’esperienza del tuo amore, l’incontro con Gesù Cristo, la testimonianza e l’annuncio della comunità dei tuoi seguaci che reggono il mio credo.
Ogni ingiustizia, ogni male, ogni cosa che non va è un peccato contro di te; ogni sforzo per costruire un mondo più umano è un culto in tuo onore; ogni rassegnazione e lasciar perdere è un rinnegarti e tradirti.
Signore, rafforza la mia fede. Amen.
(Credo della Comunità di via Caldieri -NA)
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Il vino

Incontro dell’8 novembre

Se tu bevi quel vino che Dio stesso ti offre,
sei nella gioia.
Non è detto che tale gioia sia sempre facile,
libera dal dolore e dalle lacrime,
ma è gioia.
Ti può capitare di bere
quel vino della volontà di Dio
nelle contraddizioni e nelle amarezze della vita,
ma senti la gioia.
Dio è gioia anche se sei crocifisso.
Dio è gioia sempre.
Dio è gioia perché sa trasformare
l’acqua della nostra povertà
nel vino della Risurrezione.
E la gioia è la nostra riconoscente risposta.
Sì, il discepolo di Gesù
deve vivere nella gioia,
deve diffondere la gioia,
deve “ubriacarsi” di gioia.
E questo sarà sempre il suo vero apostolato. -fratel Carlo-
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Servizio: nome nuovo, nome segreto della civiltà.

Incontro del 3 novembre

Ermes Ronchi su Matteo 23, 1-12
Il Vangelo evidenzia due questioni di fondo, che chiunque desideri una vita autentica deve affrontare. La prima: essere o apparire. La seconda: l’amore per il potere.
Praticate ciò che vi dicono, ma non fate secondo le loro opere, perché essi dicono e non fanno.
La severità di Gesù non va contro la debolezza di chi vorrebbe ma non ce la fa, bensì contro l’ipocrisia di chi fa finta. Verso la nostra debolezza Gesù si è sempre mostrato premuroso, come il vasaio che, se il vaso non è riuscito bene, non butta via l’argilla, ma la rimette sul tornio e la plasma di nuovo, fino a che realizza il suo progetto. Gesù non sopporta gli ipocriti. Ipocrita (termine greco che significa “attore di teatro”) è il moralista che invoca leggi sempre più dure, ma per gli altri (legano pesi enormi sulle spalle delle persone, ma loro non li toccano con un dito); ipocrita è l’uomo di Chiesa che più si mostra severo e duro con gli altri, più si sente giusto, vicino a Dio (mentre è vicino solo alla propria aggressività o invidia verso i fratelli). Leggi tutto “Servizio: nome nuovo, nome segreto della civiltà.”

Non molesterai il forestiero né lo opprimerai

Incontro del 25 ottobre

…dal libro dell’Esodo 22,20-26
Non molesterai il forestiero né lo opprimerai,
perché voi siete stati forestieri in terra d’Egitto.
Non maltratterai la vedova o l’orfano.
Se tu lo maltratti, quando invocherà da me l’aiuto,
io darò ascolto al suo grido,
la mia ira si accenderà e vi farò morire di spada:
le vostre mogli saranno vedove e i vostri figli orfani.
Se tu presti denaro a qualcuno del mio popolo,
all’indigente che sta con te, non ti comporterai con lui da usuraio:
voi non dovete imporgli alcun interesse.
Se prendi in pegno il mantello del tuo prossimo,
glielo renderai prima del tramonto del sole,
perché è la sua sola coperta, è il mantello per la sua pelle;
come potrebbe coprirsi dormendo?
Altrimenti, quando griderà verso di me,
io l’ascolterò, perché io sono pietoso.

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