“La furia del coronavirus mostra la follia della guerra.”

commento alla V di quaresima di don Gerardo Capaldo

Don Gerardo con Mons. Bettazzi

Riceviamo con grande piacere
questo intervento di don Gerardo
per decenni colonna portante
della comunicazione della diocesi
di Avellino

Momento triste per il mondo, di severo impegno per circoscrivere i danni di questa pandemia. Ma anche opportunità di un comune coinvolgimento nel coglierne la lezione. Lo stesso segretario dell’Onu ha ammonito: “La furia del coronavirus mostra la follia della guerra. Ecco perché chiedo un cessate il fuoco globale e immediato in tutti gli angoli del mondo”.
E tuttavia il recente decreto governativo, dichiarando sospese le attività produttive ad eccezione di quelle più urgenti, ha incluso tra queste la produzione degli armamenti. C’è poco da illudersi, la paura di eventuali conflitti è maggiore di quella diffusa in tutto il mondo per il covid-19. C’ è una cultura della violenza che non ammette alcuna speranza di pace.
Eppure, per i credenti, la fede nella risurrezione di Cristo, prefigurata dalla evidente risurrezione di Lazzaro (nonostante l’incredulità da cui era circondata), non dovrebbe permettere alcun dubbio sulla possibilità di un trionfo del bene sul male. Una speranza che, ovviamente, è condizionata dalla collaborazione degli uomini. Non tutti, ma almeno di una buona parte.
I credenti e gli uomini di buona volontà sono certamente oltre un miliardo. Dovrebbero forse fare i miracoli? A Dio tutto sarebbe possibile se solo il mondo riuscisse a sottrarsi a una visione fatalistica e disumana della storia, teorizzata dal calvinismo e fondata sulla predestinazione. Una teologia tipica degli antichi culti pagani e ormai superata.
Se mentre si destinano immense risorse alla cultura delle guerra si destinasse una non inferiore quantità di risorse alla cultura della fraternità, della libertà, dell’eguaglianza, della giustizia e della pace i risultati potrebbero essere di gran lunga maggiori. Sono molte le confessioni cristiane che enfatizzano il vangelo. Molte belle parole, molta retorica, ma poche azioni concrete.

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