“Mi alzerò e andrò da mio padre” (Lc 15,18)

Maialini
Incontro del 7 settembre

Dalla lettera pastorale per l’anno 1998-99
di Carlo Maria Martini: leggi il testo completo

Le ragioni del prodigo per andare via di casa sono le stesse per le quali è stata coniata l’espressione “uccisione del padre”. Essa denota l’impulso che c’è in noi di chiedere conto e ragione, a chi pensiamo che in qualche modo stia sopra di noi, di ciò che ci spetta, per essere finalmente padroni di noi stessi e del nostro destino, per fare di noi “ciò che ci piace”. Ma per questo occorre cancellare in qualche modo la figura del padre, fare come se non ci fosse mai stato, in qualche modo sopprimerlo. Una voce fra tante testimonia tale rifiuto: “La sensazione di nullità che spesso mi domina – scrive FRANZ KAFKA nella sua Lettera al Padre nel novembre 1919 – ha origine in gran parte dalla tua influenza… Io potevo gustare quanto tu ci davi solo a prezzo di vergogna, fatica, debolezza e senso di colpa. Insomma potevo esserti riconoscente come lo è un mendicante, non con i fatti. Il primo risultato visibile di questa educazione fu quello di farmi rifuggire tutto quanto, sia pur alla lontana, mi ricordasse di te” (Milano 1996, pp. 14 e 32-33).

Il rifiuto del padre di non pochi nostri contemporanei ci deve rendere guardinghi riguardo a un uso troppo facile dell’immagine paterna (e in certa misura anche di quella materna) per parlare di Dio. Quando parliamo di un “ritorno al Padre” non vogliamo intendere una sorta di regressione alla dipendenza infantile, né tanto meno rievocare conflittualità profonde che hanno segnato alcune personalità. Il Padre-Madre di cui parliamo qui è metafora dell’Altro misterioso e ultimo, a cui affidarci senza paura, nella certezza di essere accolti, purificati e perdonati. Questo riflesso del volto di un Padre-Madre capace di amarci senza riserve è stato vissuto da molti di noi in esperienze felici di relazioni paterne e materne. E pure chi ha avuto solo in parte queste esperienze, chi ha avuto addirittura esperienze negative, ha nel cuore, forse ancora più forte, la nostalgia del totalmente Altro a cui abbandonarsi.

Questo Altro che si offre a tutti come Padre-Madre nell’amore, come “Tu” di misericordia e di fedeltà, è quello che ci è stato rivelato in Gesù Cristo. Non è una pura aspirazione, un auspicio, un vano sospiro interiore: è una realtà che ci è stata manifestata, a cui possiamo appoggiarci come a roccia che non crolla, come a braccia che tengono stretti, come a cuore che palpita per noi. Ne parleremo nella seconda parte della lettera.

Rimane certamente legittimo (e di qui siamo partiti) portare all’incontro con la Parola rivelante di Dio le nostre angosce, debolezze e paure, con il carico di speranza umana e di attesa di un Altro che comportano. La rivelazione di Dio Padre incrocia le nostre ansie e le nostre attese; però non deriva da esse, è prima di esse, ha una sua verità storica incontrovertibile. Provvidenzialmente ci viene incontro e dà senso a quel ritorno, a quella riscoperta del Padre che è il cammino di ogni uomo e donna sulla terra.
Il foglietto: Parte A Parte B

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