Lo spazio del dissenso

28 MarzoMemoria di Saverio Festa.

Pubblichiamo un estratto dell’articolo di Saverio su Rocca del 15/11/2008 – Vittorio Foa, padre eretico della Repubblica

Il Ragioniere

Ma è possibile erigere una democrazia compiuta e partecipata senza un’autentica vita democratica che garantisca innanzitutto lo «spazio del dissenso» all’interno dei partiti che si autodefiniscono «democratici»? È stata la sua vera e profonda critica al Pci, come ha riconosciuto lo stesso Ingrao, ossia nell’esser stato il Pci come partito un «capolavoro» di doppiezza, avendo sì proclamato lotta instancabile al nazifascismo per la democrazia ed avendo altresì lottato sino in fondo per ottenere notevoli conquiste sociali nel campo del lavoro, ma nello stesso tempo strutturandosi, sia pure all’origine per ragioni «rivoluzionarie», in una rigida piramide gerarchica, ove sovente era netta la frattura tra la base ed un ristretto gruppo dirigente, ove solo il principio di «cooptazione» dall’alto garantiva un possibile ricambio del vertice. Tutto questo modo di «far politica», per Foa, andava scompaginato, era infatti, da auspicare una sorta di straordinaria «mossa del cavallo», che a sorpresa recasse sulla scena la politica come responsabilità, la «politica dell’esempio» distinta e contrapposta alla «politica di mestiere». Ne La Gerusalemme rimandata, dopo aver finemente ironizzato sulle contraddittorie pratiche di governo degli esponenti della sinistra, scrive che compito della politica di sinistra non è tanto governare meglio la gente, ma aiutare il popolo a governarsi da sé. «Quando un ragazzo mi chiede cosa vuol dire far politica, la sola povera risposta che sento di dargli è di pensare agli altri: solo l’altro dà senso alla nostra identità»

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