Lettera aperta ai “votanti”, “non votanti” e “diversamente votanti” …

Sono stato candidato nella lista di “Si può” delle ultime ammini-strative di Avellino. Una delle tre (!) liste di cen-trosinistra, quella cd “al-ternativa”, che aveva in Amalio Santoro il suo candidato a sindaco del-la Città.

Avendo direttamente partecipato alla “competizione elettorale”, as-sistito alle “dispute” pre-elettorali e, infine, agli ultimi “testa-a-testa” televisivi, vorrei condividere queste mie riflessioni in vista del bal-lottaggio del prossimo 9 giugno, con la certezza di non poter essere minimamente tacciato di alcun genere di “interesse” – personale o di lista – né di altro.

Vivo del mio lavoro. Sono un cattolico perplesso, ma sono anche un cristiano fermamente convinto che il nòcciolo del messaggio di Gesù, il Cristo, sia l’ecumenismo – inteso nella sua accezione più totale – come “unica modalità di vita” (e di sopravvivenza?) per l’Umanità.

Lo hanno – finalmente – capito ed esternato anche i Vescovi di Irpinia e Sannio, da quanto si legge nella loro ultima lettera-documento “La mez-zanotte del Mezzogiorno” del 13/05/2019 [… In definitiva, non c’è troppo da illudersi: restando invischiati in una visione politica di corto raggio, tesa alla salvaguardia d’interessi particolari, non potremo sperare in un’inversione di rotta; è necessario invece un progetto strategico di lun-ga gittata che miri a privilegiare l’interesse comune, il quale solo può consentire il benessere di tutti, singole persone come enti locali. []Fare rete, quindi, gioco di squadra []; in caso contrario, tutti saremo desti-nati a perdere.]

Avellino è una piccola città e l’Irpinia è una terra bellissima. Avellino potrebbe essere una piccola perla, adagiata tra due fiumi ed immersa nel verde, ma versa in uno stato di “irritante” degrado. L’Irpinia tutta – con Avellino capoluogo – potrebbe essere ciò che ammiriamo e vedia-mo già realizzato – quindi “possibile” – in molte realtà simili alla nostra, ‘laggiù’ al Centro e al Nord.

Noi cittadini ci siamo colpevolmente adeguati a questo stato di cose. Anche dopo il terremoto, ci siamo “affidati” ad improbabili santi no-strani e non, che si sono poi comportati come piccoli ‘ras’ locali, per-petuando la nostra condizione di “terremotati”. E al terremoto delle “cose”, abbiamo permesso a costoro di terre-motare anche la nostra dignità e, con essa, la nostra anima.

Oggi, dopo 39 anni, tutto ciò non è più né ammissibile, né giustificabile, né sopportabile. Non è giusto. E gli Avellinesi e gli Irpini devono scuotersi.

Possono e devono farlo votando.

Poi però sarà necessario che chiunque farà politica attiva, ovvero sarà responsabile del Governo della Città, abbia ben chiaro l’imperativo ca-tegorico del Bene Comune, non più sventolato o sbraitato ad ogni piè sospinto, ma praticato con nettezza e trasparenza.

Sarà valutato su questo.

Sono stato contattato, durante e dopo la prima fase politica, da persone che, conoscendo (poco) la mia estrazione religiosa, mi hanno ripetuto a mo’ di invito la frase evangelica “Date a Cesare quel che è di Cesare e a Dio quel che è di Dio”. Questo mi ha fatto riflettere su quanto sia facile (ab)usare anche di Dio.

Si (ab)usa di questa frase per giustificare sia la separazione dei due àmbiti che – più subdolamente – quel (basso) livello di compromesso che si è soliti praticare per interesse di pochi. Rivestito ed interpretato con questa ambiguità ed illiceità, il detto evangelico risulta divisivo (!) e, dunque, tale interpretazione è errata perché Gesù, il Cristo, è sempre inclusivo e co-stantemente teso a testimoniare un’ecumenicità prati-cata.

Per dare a ‘Cesare’ e a ‘Dio’ quanto loro giustamente dovuto, è necessa-rio praticare il Bene Comune senza illeciti interessi – se parliamo di ‘Cesare’ – ed essere orientati nel nostro cuore allo stesso Bene Co-mune – se parliamo di/con ‘Dio’ -, senza gridare ipocritamente “Signore, Signore” o sventolare crocifissi o pro-grammi politici di apparente so-cialità e reciprocità.

Concludo augurando Buon Voto ai miei concittadini e Buon Lavoro a quanti saranno chiamati a lavorare per un dignitoso riscatto della Città e di noi Avellinesi.

dr. Massimo De Vinco

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