IL NOSTRO AMATO RAGIONIERE SAVERIO DELLA OMONIMA DITTA FESTA

Ora che il dolore cede il passo, faticosamente, alla dolcezza amara del ricordo, il ragioniere mi sorride dal 1972; quando lo conobbi avevo dodici anni e si aggirava con il suo passo strano nei meandri di san Ciro, a suo modo un don Michele’s Boy anche lui, di quella generazione dimenticata e bellissima del ’68 Avellinese. Mi raccomando: dici sempre ragioniere, mai professore. Ragioniere, che resta l’unica categoria intellettuale degna di nota. Cercava sempre di convincermi a tifare Milan, di cui era più che tifoso. E diceva che un punto di dubbio che gli ponevo sulla mia sanità mentale era che non amassi il calcio. Crescendo io, gli incontri con lui divenivano “incontro”, le battute divenivano discussioni, dialoghi, spesso rimproveri, sempre ironiche e appassionate lezioni. Un intellettuale vero, ritroso, ma tuttavia conscio di un ruolo che non gli si concedeva, perchè l’ironia di un umile non viene premiata; un uomo consapevole di una militanza di sinistra necessaria in quanto estensione dell’umano. Una sinistra alta, chiara, dialogante, inclusiva, didattica, quasi religiosa d’un suo cristianesimo personale e tuttavia profondo, che indagava con acutezza e rispetto anche le ragioni dell’avversario. Esprimeva con la sua persona un sarcastico contemptus mundi e una solitudine d’animo, dissimulata con un gioviale modo di relazionare e di stare con gli amici. Gliela rimproveravamo tutti talvolta come trasandatezza eccessiva e pericolosa per la sua persona. Appunto. Saverio poteva essere altrove che qui un intellettuale organico, di fama e di successo ? Sì poteva. No, non gli sarebbe riuscito affatto, si ritraeva da ogni “chiesa” e potere, del resto diceva che l’organico, poi, è comunque un rifiuto e inorganico sarebbe stata troppa grazia. Disorganico poteva andare. Non lo incontrerò più che sul pullman dei ricordi quando condividevamo il viaggio per Salerno e mi invidiava sincero la donna che ho sposato, o nelle passeggiate della memoria lungo il corso parlando con desolazione della città che muore e che non sa di morire, persa senza un progetto. O di quanto altro la sua intelligenza intendeva condividere con me, persino il dolore per la malattia della sua cara madre. Ci sono cose che ti formano soprattutto umanamente, ci sono persone da ringraziare per questo, e io so che devo dirgli grazie.

Lascia un commento

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.