AL VOTO! AL VOTO!

Fra qualche settimana, un mese e poco più, si vota qui in città e la mia riflessione, mi si scusi, comincia lontano dalla politica, ma dalla merda di cane. Pochi tra i miei colleghi possessori di tali bellissimi, nobilissimi animali usano il gesto umile e rispettoso di raccoglierne le deiezioni, alcuni raggiungendo vette raffinate di civismo le chiudono nei sacchetti di plastica e le lasciano in terra, in aiuole o sotto i marciapiedi. Troppa fatica trovare un cestino, anche se è a pochi passi. C’entra con la politica? No. Non c’entra nemmeno il vezzo di ridurre le cunette e le strade un unico immondezzaio. Si tratta di senso civico e tralasciamo per un attimo che, se l’ufficio pubblico deputato affida sfalcio e pulizia, allora il suo funzionario deve pretendere che debbano essere fatti sfalcio e… pulizia. Intanto la verde Irpinia ha il biglietto da visita che l’Umbria non ha: la munnezza. Sono nato nel 1960 e ricordo quando le periferie reagivano all’isolamento con la politica, la chiesa, le associazioni, e diventavano centri, fulcro di proposte, fonte di richieste. Persino il vescovado, pensando alla città distesa su una liena di chilometri pensò di porre due preti di frontiera, don Ferdinando Renzulli e don Michele Grella alle due estremità della vecchia via Campanina perchè non fossero limiti dell’urbano ma aggregazione, centro. Ovvero, la prima opera pubblica che un uomo, sebbene non politico, deve pensare è il senso di appartenenza, il rispetto del luogo, la sacralità dello spazio pubblico, la difesa degli spazi comuni, la consapevolezza della propria storia, il senso del decoro collettivo. E il primo progetto che la politica deve porsi è questo sentire, perchè in assenza anche il centro diviene periferia e ogni spazio può divenire discarica fisica e morale. La periferia è anche una condizione psicologica. Ma questa premessa non è la mia riflessione. Dopo che nel 1861 si è inventata l’Irpinia, smembrando la pluricentenaria provincia di Principato Ultra, qualcuno si è inventato l’alta Irpinia. Io sono nato a Tufo, e ho vissuto felicissme giornate a S.Angelo dei Lombardi, dove abitavano dei miei zii. Non ho mai compreso quale competizione ci possa essere, quale vera divisione con S.Angelo, se da sindaco di Tufo propongo lo sviluppo della filiera enogastronomica. E viceversa: siamo un solo territorio, interconnesso da secoli, anzi millenni, alla faccia delle province 1861, quel che conta è lo sviluppo da perseguire insieme, il sistema da raggiungere come accade normalmente altrove non sia Campania, altra bella invenzione post unitaria. E dividere le idee progettuali per aree in competizione procurata e non reale fa il risultato del deserto che vediamo: nessun sistema, nessun sviluppo. Nel passato i partiti preparavano ed esprimevano una classe dirigente formandola e proponendola poi alla scelta dei cittadini. La vita amministrativa, infatti, è complessa, difficile e la buona volontà – e anche una buona preparazione scolastica-universitaria – non è sufficiente ad affrontare un mondo fatto di relazioni, equilibri delicati, norme e capacità progettuali. I partiti poi preparavano al progetto, appunto, ovvero ad una visione strategica concreta non fatta di vuote proposizioni, pure se di buona volontà. Gli slogan in politica avevano un progetto alle spalle fatto di cose vere, di fatti, di idee a realizzarsi. Ma i partiti non ci sono più o hanno abdicato a questa necessità formativa e gli slogan son diventati réclame. Ed è la politica che poi deve chiedere il conto al funzionario che procedeva allo sfalcio e non alla pulizia, ad esempio; tocca alla politica indicare ai cittadini che la cosa comune non è cosa di nessuno. E qui veniamo alle votazioni in Avellino. Si ricorda Avellino che non è un mondo solipsistico tra il Recupo e il Fenestrelle? Che è un capoluogo? Che ha vincoli di progettualità sui servizi da offrire ad un vasto territorio? Faremo una campagna elettorale come la precedente, perdendoci tra chi offende di più gli avellinesi? Ci divertireno allo spettacolo di chi è pupo e chi è più puparo o, finalmente, ad esempio, avremo un progetto sul sociale che si ricordi la solidarietà con l’intero piano di zona e non solo la primazia della città più grande? Avremo chi ci dirà come affrontare le diverse crisi dei servizi cittadini ed extra-cittadini, delle produzioni? Avremo chi ci parla del territorio della DOCG di Avellino, delle sue potenzialità in uno al resto delle eccellenze dalla provincia? Avremo un idea su come usare le risorse europee, per quale fine? Avellino tornerà ad essere un idea di sé e della sua provincia o solo un campo di battaglia per partiti esausti di idee, pieni di equini rampanti sedicenti purosangue e farciti di slogan vuoti? E il rischio anche per il migliore tra gli avellinesi domani felicemente eletto di non uscire da questo pantano senza idee, sommerso da merda di cane, spero si scampi.

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