Un “altro” Natale (considerazioni sparse – ed un po’ eretiche – di un’anima inquieta)

Un altro Natale.

Di quelli che – anno dopo anno – determinano l’impietosa età anagrafica che contraddistingue il “già trascorso” di ogni essere umano.

Anche quest’anno, da “credente sperante” (cattolicamente un po’ ‘scettico’), ho partecipato alla Messa di Natale forte della ventata di Spirito Santo che prima ha donato come Guida della Chiesa di Roma (dopo un triste ventennio …) un Papa come Francesco e, da questa estate, come Pastore della Chiesa della mia città, anche un nuovo Vescovo, Mons. Arturo Aiello.

È bastato poco, però, perché il Divino Soffio si trasformasse, per l’occasione, dapprima in refolo e, poi, in calma piatta davanti all’incalzare di una lenta omelia letta – sì, proprio «letta» per quasi 15′ …! – dai contenuti tristi, con frasi fatte e domande retoriche cui l’unica risposta data dall’officiante – e ripetuta per ognuna di esse – è consistita in un ancora più asfittico “non so rispondere”, “non so il perché” … !

Non un tentativo né una parola rivelatrice sul misterioso contenuto nella nascita e non della nascita di Gesù che, ai più, è rimasto tale!

Eppure Gesù era là – pure fisicamente rappresentato da figuranti-bambini insieme alla Sacra Fami-glia -, nella mangiatoia approntata davanti all’Altare Eucaristico.

Era là. Era appena nato quel Gesù/Dio/Uomo già capace – al primo vagito – di spaccare la Storia in due costringendola a distinguere un avanti e un dopo «Cristo», e già era stato dimenticato.

Poi leggo, condividendolo per gran parte, il link di un amico (accidentalmente cardiologo per quanto dirò …) sulle natalizie considerazioni del filosofo Cacciari (http://www.huffingtonpost.it/2017/12/25/i-cristiani-sono-i-primi-ad-aver-dimenticato-il-natale_a_23316262/), ed allora decido di scrivere e condividere qualche considerazione (spero non eccessivamente eretica) su quello che per me “è” «Natale».

Per me Gesù, il «Cristo», è il natale di Dio con l’Uomo.

Quella nascita sancisce di fatto la fine sia degli innumerevoli Dei, che di quell’unico Dio variamente percepito e percettibile – in genere Solo, Terribile, Nascosto tra le nubi, Lontano -, e dà l’inizio ad un Dio anche Uomo: un Dio con un Cuore di Essere Umano.

Questo, per me, è il vero mistero del natale di Gesù: il momento in cui un Cuore di Uomo – un cuore di carne (cito con piacere il mio Vescovo, che ha reso più istituzionale questa mia convinzione) – ha iniziato a battere dentro Dio.

«Dio», prima, era solo spirito o energia: “In principio era il Verbo, il Verbo era presso Dio e il Verbo era Dio”. Dunque «Dio», prima, era Idea/Parola/Storia/Racconto – «Verbo» – , ma non aveva né Voce né Suono: Dio era muto.

Detto ciò, mi piace pensare che Dio (eresia ?), dopo aver creato le Sue “creature”, capì di averle dotate di una Sua caratteristica divina (a oggi, spesso, ancora misconosciuta ai più…) che Lui però – paradosso dei paradossi – non aveva mai potuto provare in quanto Essere Spirituale: le Sue creature – contrariamente a Lui – possedevano un Cuore.

Solo allora il Creatore si rese conto (!) che, per poter essere tale, doveva essere «pensato» dalle Sue creature mediante la “ragione” di cui le aveva dotate. Ne aveva bisogno e non poteva farne a meno. L’Essere «sapeva» (!) di non poter «essere» senza di esse. Dunque «Era, ma non esisteva»!

Inoltre l’Essere «sapeva» anche che, perché «potesse essere fatta la Sua Volontà», all’Uomo non sarebbe servita necessariamente la ragione,  ma sempre, invece, l’«ascolto» del suo cuore (Mt 6,6). Il «Bene» (= la Sua Volontà) nasce sempre e solo dal Cuore ed è irragionevole. Le «buone opere», al contrario, possono tranquillamente essere compiute senza Amore.

Ecco perché “il Verbo si fece carne e venne ad abitare in mezzo a noi”: perché Dio decise di dotarsi di un Cuore di Carne e si fece Uomo in Gesù.

A me piace pensare che Dio – forse anche perché un po’ geloso, ma certamente perché “tenerissimo” – l’abbia fatto anche per non sentirsi solo.

Credo che a quel Dio – svelatoci, poi, da Suo Figlio come “IL Misericordioso” e non certo come “IL Giustiziere”-, mancasse il rumore della Sua voce: voleva sentire il battito del Suo Cuore.

Quel primitivo ritmico rumore che ogni nascituro conosce nell’oscurità della pancia della propria madre. Quel battito che dapprima ci sintonizza, poi ci tranquillizza ed infine diviene una sorta di ‘codice morse’ – anche dopo la nascita e per i primi mesi di vita – tra il neonato e la propria mamma. Un ‘codice morse’ tra due Anime.

Quel ritmico rumore che ogni Essere Umano – più o meno consapevolmente – può riascoltare semplicemente chiudendo gli occhi (ecco l’oscurità)  e sincronizzandosi con il proprio cuore.

Così io penso a «Dio»: l’Essere che in un giorno senza Tempo decise di aver bisogno anche di una Mamma.

Nulla a questo mondo può essere più simile a «Dio» come il Cuore di una Madre.

E nulla a questo mondo può essere più simile a «Dio» come l’amore di un Padre come Giuseppe (così come io lo avverto anche nella parabola del “padre misericordioso”) che Ama Maria ed il Figlio che porta nel grembo.

Questo è il mio «Natale» che – per inciso – provo a “praticare” (con difficoltà) ogni giorno dell’anno.

 

Massimo De Vinco

2 pensieri riguardo “Un “altro” Natale (considerazioni sparse – ed un po’ eretiche – di un’anima inquieta)

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