Meno male che in cielo ci sono le nuvole …

Goleto

S. Angelo dei Lombardi. Luogo del cuore.

Settembre

Guardare un cielo azzurro – e solo azzurro – dopo un po’ mi stanca. Il cielo azzurro è bello, riposante, ma riesco a guardarlo – e goderne – per poco, pochissimo tempo. Dopo poco, la sua monocromaticità mi induce alla distrazione.

È, come sempre, un mio limite.

Ma non c’è niente da fare: le cose monotone – in ogni senso – mi distraggono.

E quando mi capita – pur provando a farmene una ragione ricordando a me stesso che l’abitudinarietà (il risultato della monotonia) è connaturata tentazione di ogni Essere Umano (per varie cause) -, cerco sempre di fare/trovare qualcosa per interromperla.

Nel caso del cielo-azzurro-solo-azzurro di cui sopra, quel qualcosa, per me, sono le “nuvole”.

Ovviamente, non parlo dei nuvoloni dei cieli cupi (scrivo mentre arrivano tristissime notizie atmosferiche dal pianeta …), ma delle altre, quelle più lievi, eteree e biancheggianti.

E dunque, appena posso, alzando gli occhi al cielo, cerco sempre una nuvola.

A me piacciono le nuvole perché interrompono, appunto, la monotonia di un cielo azzurro, riempiendone la monocromia. Mi rendono più cielo il cielo che guardo, perché più vario.

Le nuvole, poi, mi “fanno compagnia” e sono arrivato a pensare che siano pure vanitose: vogliono essere guardate. Non stanno mai ferme. Non sanno essere sfondo.

Le nuvole sono protagoniste nate.

Ogni nuvola, inoltre, sa come esaltare la luce – diretta o riflessa che sia – in una miriade di giochi di ombre, trasparenze ed esclusioni. Chiedetelo a chi pratica pittura, fotografia o architettura oppure … guardatele …!

Una nuvola pretende attenzione da chi la guarda: bisogna impegnarsi attivamente per focalizzare lo sguardo su di essa, seguendola. Guardare una nuvola non ammette distrazioni di sorta. In tal caso, la nuvola è persa, si è resa irriconoscibile e, mutate le sue forme, è divenuta altra.

A questo punto, consapevole della pazienza o curiosità di quanti sono arrivati sin qui per scoprire dove volevo arrivare con questo mio strano e personalissimo “Elogio delle nuvolette”, vi spiego gli ultimi due motivi – che sono poi quelli a cui tengo di più – per i quali preferirò sempre una nuvoletta ad un cielo-solo-azzurro.

Innanzitutto, le nuvole mi hanno sempre stupito. E lo stupore, per me, è un’emozione irrinunciabile – perché più bella e duratura (da coltivare appena si può!) -, rispetto a quella suscitata dalla semplice vista che sostituisce rapidamente i vari soggetti.

E infine, per me, le nuvole hanno un’ultima, ma non ultima, essenziale caratteristica: essendo mutevoli nelle loro linee, sfidano chiunque le guardi con occhi attenti nel farsi attribuire forme e sembianze.

E a me questa sfida è sempre piaciuta, sin da bambino (credo come tutti i bambini). Ho sempre cercato, infatti, di riconoscere nelle loro forme – a volte sfrangiate, a volte tondeggianti -, le più diverse fattezze di oggetti e animali.

Con l’età, oramai, limito questa sfida a riempirle con i volti di persone a me care, e lo faccio soprattutto mentre viaggio – quasi sempre da solo con i miei pensieri – oppure quando mi trovo a frequentare i luoghi che mi è capitato, in passato, di condividere con loro.

Volti di persone che sono parte della mia vita e che, in questo modo, sento ancora più vicine.

Goleto. S. Angelo dei Lombardi. Fine della Celebrazione Eucaristica.

Guardo il cielo e cerco tra le nuvole ….. !

… e nell’inevitabile stupore, sento la mia anima.

E sentire la propria anima, per noi esseri umani, equivale – nella gioia e nel dolore – a piangere.

Meno male che in cielo ci sono ancora le nuvole …!

 

Massimo De Vinco

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