La Shoàh e Noi, irpini e non.

La giornata della memoria in Irpinia fa i conti con due Giovanni: Palatucci che salva gli ebrei, e Giovanni Preziosi, di Torella dei Lombardi, ex prete cattolico, giornalista poi direttore del Roma, definito da Renzo De Felice, l’unico vero antisemita italiano che credeva nelle congiure sioniste e nei protocolli dei Savi di Sion, (storia che sembra ripetersi con inquietante dimenticanza e maggior incultura nei giorni nostri tramite social network). Mi si perdoni la riduzione assai semplicistica di un personaggio ben più complesso.

Più che sapere dei campi di concentramento irpini, a Solofra, ad Ariano e Monteforte, però, è  meglio porre attenzione al fatto che noi non conosciamo la nostra storia, di irpini. Non sappiamo molto, infatti, dell’origine dei nostri cognomi, dei nostri usi e costumi, della vera genesi persino di alcune ricette.

Abbiamo dimenticato la comunità ebraica numerosa che qui viveva e resistette, per secoli.La giornata della memoria ci potrebbe portare al vecchio ghetto di Avellino, delimitato da un lato dalla chiesa di san Bartolomeo, perduta ma ancora viva nella toponomastica; il ghetto risale addirittura alla volontà di un vescovo, Pandulfo, che nel 1165 fece costruire il quartiere ebraico a sue spese.

Magari, comune per comune, potremmo scoprire, con stupore che Israele c’era, e con noi viveva, essendo parte di noi, e ancora oggi esso residua fra noi per sangue e per inconsce tradizioni. Gli ebrei che non divennero cattolici, capitolarono all’Inquisizione Spagnola, pur non amatissima e ben ostacolata qui nel regno di Sicilia Citra.

Oggi la giornata della memoria ci fa riflettere sullo sterminio della Shoàh; l’errore che possiamo commettere è insito nella decisione che sia il ricordo dello sterminio ebraico, e non quello più ampio delle vittime dei campi, che non erano solo ebrei.

Shoàh significa tempesta devastante, non è la parola sacrificio o olocausto che useremmo per Gesù durante il Preconio Pasquale ed è la parola chiave per capire cosa commemorare.

Non è che la Shoàh sia l’unico orrore: altri campi esistono, altri camini di forno crematorio fumano nella storia prima, durante e dopo il periodo nazista.

Il termine Shoàh ricorre nel libro di Giobbe e in Isaia come un eccesso del male e dunque non è integrabile nell’esperienza, non è immaginabile. Ecco: è esattamente la dimensione allucinata ed assurda di un deicidio.

Questo rimanda, per un cristiano, alla figura del Cristo come vittima di una Shoàh, e per questo vittima offerta in sacrificio; ma che vuol dire per noi che non sappiamo più i significati delle parole della fede? Il sacrificio del Cristo, significa una volta per tutte e per tutti , è bastevole, è sufficiente, anzi sovrabbondante e dunque mai più.

Per favore, basta!

E se ci interroghiamo su cosa importa a noi ,dopo oltre 60 anni della sorte di ebrei, la verità è che non sappiamo benissimo da dove veniamo, non ricordiamo, nella concomitante settimana di riconciliazione tra cristiani, che Gesù stesso era ebreo , e Pietro, e Paolo, e tutti gli altri; facciamo finta di non sapere che noi siamo una riforma dell’ebraismo. Magari ebrei erano i nostri avi e/o i nostri vicini di casa nei secoli addietro.

il Sefer Josefon , scritto a Montefusco, in una riproduzione moderna.

L’esistenza, se non rimossa dalla coscienza, degli orrori degli stermini, pone alla nostra anima smarrita due domande: cos’è l’uomo? Esiste Dio?

Non è in nome della purezza dell’uomo, ritenendo di avere Dio dalla propria parte che spesso, anche oggi, si commettono questi orrori?

Dio c’è? L’uomo chi è?

Nessuna delle due domande è semplice e si può solo rispondere con il silenzio di Elie Wiesel durante un esecuzione di un bambino al campo di concentramento: «Dietro di me sentii il solito uomo domandare: Dov’è Dio. E io sentivo in me una voce che gli rispondeva: Dov’è? Eccolo: è appeso lì, a quella forca».

Noi lo dovremmo sapere sin dagli antichi tempi e per bocca dei profeti: a quei chiodi era e resta inchiodato il sacrificio, colpevole di blasfemia e cospirazione, travolto dalla assurdità della Shoàh… Invece non lo sappiamo ed  è questa ignoranza che ricordiamo e dobbiamo ricordare, noi tanto immemori di sangue e croci.

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