Buon “nuovo” avvento …!

img_avvento-okDomenica 27 novembre è iniziato il mio 56° tempo di avvento ordinario che – religiosamente parlando – ed al netto dei primi 16 anni di spensierata e felice “età dell’adolescenza/incoscienza”, si è via via tramutato in un periodo di circa 40 anni (il mio personale esodo …!) che mi piace pensare, se non di età della “consapevolezza”, quantomeno di “età della ragione”, tuttora in corso.

Per noi cristiani l’«Avvento» è il tempo liturgico che precede il Natale e lo prepara. E checché ne pensi qualcuno, è un tempo di attesa (=adventus). «Attesa» (ovvero «memoria») della prima venuta di Gesù (il natale, appunto), ma è anche attesa della venuta finale e definitiva, quella misconosciuta a tutti e per questo, dal mio punto di vista, inutile per la nostra salvezza, in quanto il “giudizio” sarà sul pregresso. Infine, nei riti cristiani occidentali, l’Avvento segna anche l’inizio del nuovo anno liturgico.

Il concetto cristiano di attesa, sin dalla mia “età della ragione” di cui sopra, mi ha sempre su-scitato qualche perplessità, soprattutto per il modo in cui veniva proposto nelle sue due varianti: edulcorato/buonista (il natale) e masochistico/punitivo (l’apocalissi finale), soprattutto alla luce dei chiarissimi «inviti» di Gesù (Mt 5,1-12), per nulla attendistici a mio parere.

I passi evangelici delle ultime domeniche ne sono una chiara testimonianza. Cos’altro può signi-ficare per un cristiano la parola «perseveranza» (21,5-19) e «giustizia» (23,35-43) citata in Luca ed il «vegliate» (24,37-44) di Matteo, se non un invito a vivere la quotidiana realtà dell’«oggi» – senza atteggiamenti da supereroi e/o da farisaiche sentinelle della fede – conside-rato che, di tutto il resto, non è dato – a nessuno – sapere nulla? E allora, cosa c’è ancora da «attendere» …?

Gesù è già nato ed è già «adulto» da più di duemila anni. E la Buona Novella è sempre lì, valida per gli Uomini di ogni tempo e sempre pronta a farli confrontare con le loro «sovrastrutture», qualora volessero provare ad attuarla.

Siamo noi cristiani, però, che pur di non diventare «adulti», continuiamo a relegare Gesù nella dimensione di «bambino» e la Buona Novella in quella dell’«utopia» ..!

Siamo noi cristiani a tradire ogni giorno Lui ed il Suo messaggio con quel “buonismo” di cui non vi è traccia nei Vangeli – perchè totalmente sconosciuto a Gesù -, ma che si è rivelato molto utile, invece, nel contribuire a distoglierci dal costante invito – «perseverate» e «vegliate» – alla quo-tidiana pratica della «compassione» (ovvero quella misericordia a cui ci ha richiamato costan-temente Papa Francesco sin dall’inizio del suo pontificato …).

Siamo sempre noi cristiani ad aver «organizzato» la nostra fede in Lui in termini meteoropatici – ovvero ciclici, a “cadenza” e a “scadenza” (dei vari riti e tempi liturgici) ed a volte anche nei ritagli di tempo -, modalità che ha reso «meteoropatica» anche la nostra empatia verso il pros-simo.

Questa comoda e soporifera “fede circadiana“, ci fa decidere (!) «quando e quanto» essere buo-ni, tolleranti, pii, giusti, penitenti ecc., sia in base al “tempo” liturgico che al nostro umore. Così organizzati nella nostra «tranquilla» meteo-Fede, ci sentiamo «bene»!

Spudoratamente, riusciamo anche a decidere noi «l’ora e il giorno» in cui incontrarLo. Spesso, decidiamo anche il «posto» dell’appuntamento (il Tempio) perchè è lì – e solo lì – la sua «casa». E magari, a volte, restiamo pure delusi se non Lo troviamo dove «noi» pensiamo debba «abita-re»!

Ci siamo disabituati a Lui. Ci dimentichiamo spesso che Cristo è già risorto. Che è già tra noi. Che il Suo Regno è già qui e, soprattutto, che il Suo Regno «siamo» noi.

Noi siamo gli operai che «fanno Regno», in rapporto alla nostra capacità di interiorizzare il Suo Messaggio fino al punto da praticarlo naturalmente, senza calcolo alcuno.

Allora, pur se esteriormente uguali a quelli che «non si accorgevano di nulla» (Mt 24,38-39), saremo intimamente diversi in quanto consapevoli, e non avremo quindi bisogno di chiederGli – in un altro tempo e in un altro Regno -: «Quando, Signore, abbiamo fatto questo?» (Mt 25,37-46), perchè avremo naturalmente lavorato, nella nostra vita terrena, perchè le nostre azioni ri-spondessero ai Suoi dettàmi!

Dunque, “Buona NUOVA vita” a quanti continueranno ad impegnarsi a ri-orientare costan-temente la propria coscienza e la propria fede al cuore del messaggio del Cristo e, così facendo, testimoniandoLo. Senza ansia.

Massimo De Vinco

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