ABRAMO E I TRE MIGRANTI.

Faceva caldo sotto le querce di Mamrè all’ora più assolata e Abramo teneva il capo chino. Quando lo sollevò, vide tre uomini in piedi, non lontano da lui.

Passò forse un attimo, ma un attimo è sufficiente per capire, per ricordare di sè straniero e fuggiasco. Un attimo per capire al volo chi aveva innanzi.

Chi può apparirti innanzi non invitato? Chi entra nel tuo privato nell’ora della fame e della sete, nell’ora ove si pranza e ci si ristora con la propria famiglia, nell’intimità della propria sicurezza?

Chi ha fame, chi ha sete. Inopportuno e scomodo. Fastidioso.

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Abramo, scrive il cronista, si inchinò fino a terra e si rivolse loro al singolare e al plurale:«Mio signore, se ho trovato grazia ai tuoi occhi, non passar oltre senza fermarti dal tuo servo. Si vada a prendere un po’ di acqua, lavatevi i piedi e accomodatevi sotto l’albero. Permettete che vada a prendere un boccone di pane e rinfrancatevi il cuore; dopo, potrete proseguire, perché è ben per questo che voi siete passati dal vostro servo».

Abramo fece una cosa ancor più straordinaria: si dimenticò la legge o meglio gli insegnamenti rabbinici. E che se la dimenticasse lui, è cosa di poco conto, ma se la dimenticò secoli dopo persino il pio cronista della sua storia, il che è sublime.

È vietato, per un ebreo, mescolare in un pasto latte e carne..

Prese latte acido e latte fresco insieme con il vitello, che aveva preparato, e li porse a loro .

Abramo sta per insegnare ai suoi figli la tolleranza: rispettare la legge e non rispettare l’umanità dell’accoglienza? Non riconoscere Dio in quei viandanti e sottoporre alla legge ciò che non è soggetto alla legge?

Conta più la legge e le precauzioni per rispettarla o quella fame e quella sete sulla strada assolata di Mamrè?

Abramo lo sa. E sa anche di più. Alla rivelazione della imminente distruzione di Sodoma che gli fanno i tre, si lancia in una contrattazione che sembra insegnare a Dio che il mondo è plurimo, che non esiste il male assoluto.

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Immagine della strage di Garissa

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«Non si adiri il mio Signore, se parlo ancora una volta sola; forse là se ne troveranno dieci (giusti)».

E Dio, che non trova i dieci giusti, non è l’uomo che decide di uccidere in suo nome: a Dio, a lui solo spetta il giudizio, lui è Dio; e Abramo solo un uomo.

Sì, solo un uomo cui compete però l’umanità in tutta la sua grandezza. 

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