La diga sul fiume Iato

Si! si, ci stiamo preparando, già abbiamo in mente il disegno, ad uno ad uno stanno arrivando gli operai, ci sarà acqua e lavoro per tutti…(gp)

C’è chi insegna
guidando gli altri come cavalli
passo per passo:
forse c’è chi si sente soddisfatto
così guidato.
C’è chi insegna lodando
quanto trova di buono e divertendo:
c’è pure chi si sente soddisfatto
essendo incoraggiato.

Profondamente stimavo un amico
quasi invidiando un altro, a cui diceva
stupido, e non a me.

C’è pure chi educa, senza nascondere
l’assurdo ch’è nel mondo, aperto ad ogni
sviluppo ma cercando
d’essere franco all’altro come a sé,
sognando gli altri come ora non sono:
ciascuno cresce solo se sognato.
. . . . . . Danilo DolciC’è chi insegna

Immagine:Nel 1968, Ettore De Conciliis, presso
il Centro Studi di Danilo Dolci a Trappeto (Palermo), esegue
il murale Sistema clientelare mafioso e non violenza (200 mq).

Un pensiero riguardo “La diga sul fiume Iato

  • 12 Luglio 2016 in 15:01
    Permalink

    «Danilo Dolci, con la sua “resistenza disarmata” fece alzare finalmente la
    testa alla Sicilia. E portò a 170 mila abitanti l’utopia: l’acqua. Diceva che la
    Sicilia era assetata di “acqua democratica” (non dell’acqua della mafia che vendevano
    i boss, ndc). Fu la grande battaglia per la diga sullo Jato […]. C’era un
    piccolo fiume che scendeva dalle rocce di San Giuseppe e buttava la sua acqua
    in mare. Dopo marce e digiuni la diga sullo Jato si cominciò a costruire nel
    ’63. È ancora lì, maestosa, incastrata in una gola». Cinquant’anni fa la sfida di
    Danilo Dolci, Attilio Bolzoni, la Repubblica, 29 gennaio 2006, da “Io non tacerò” di Antonino Caponnetto, Melampo Editore.

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