Grazie, Wilma, di questi datteri!

Con Wilma, ho parlato tante volte di Pasquale.

Negli anni scorsi (lui l’aveva conosciuta per un articolo che avevo pubblicato sul Blog), una volta, lo avevamo chiamato anche a telefono, mentre ero da lei; successe nel troppo breve periodo in cui si avvertiva, più di sempre, la preziosità del tempo ed in cui Pasquale (come, anni prima, aveva fatto mio Padre) iniziava, senza dirlo, a gustare quelli che apparivano “giorni regalati”.

Poi, quando sono andato ancora a trovarla, non le ho più proposto di parlare di lui quasi a non voler scalfire la sua incrollabile fiducia che Pasquale non avrebbe potuto non farcela. Sarebbe stata capace di un urlo che avrebbe richiamato alla mia memoria quello di Paolo VI, quando rimproverò Dio di non aver ascoltato la “supplica” e di non aver risparmiato la vita di Aldo Moro.

Queste libertà appaiono concesse solo chi sa di potersele permettere.

E Wilma, al pari di Papa Montini, avrebbe potuto certamente far valere lo spessore della sua percezione di essere amata da Dio e di ricambiare, con forza, questa fortuna.

Ora, da qualche mese, Wilma sembra aver cambiato il suo modo di apparire: la voce è più debole, il suo parlare meno chiaro, la sua memoria riposa (a momenti) anche quando Wilma vorrebbe fare affidamento su di lei. Ma il suo sorriso è quello di sempre e quando chi le parla le ricorda che anche lei è stata fortunata a vivere anni belli, pieni di ideali, assieme a persone ugualmente fortunate, gli occhi le si illuminano, annuisce convinta e le parole (pur flebili) sono del tutto adeguate.

Mi piacerebbe, nei prossimi giorni, leggere (seduto accanto a lei, prima donna in Italia, a laurearsi in Teologia e già amica del cardinal Martini), con calma, qualche passaggio di ciò che ha detto il Papa sulle Donne.

A lei, che ha sempre asserito la specificità femminile e sognato tempi in cui fosse, nuovamente, riconosciuta anche nella Chiesa di Roma.

Viviamo un passaggio emblematico dei tempi che scorrono, della maturazione (e macerazione) di culture, che – inevitabilmente – germogliano dopo decenni, se non secoli, da quando i loro semi vengono messi “a dimora”.

Mio Padre, a Natale (quando comparivano sulla tavola) diceva sempre: “Chi pianta datteri, non mangia datteri”, alludendo al lungo tempo di crescita delle piante che offrivano quei frutti esotici (gli unici allora nei nostri mercati) che segnavano il “rialto” del pranzo di Natale, e del Primo giorno di ogni nuovo anno.

Non so se ce la farò a realizzare questo piccolo progetto, né se mi sarà dato di percepire la soddisfazione di Wilma nell’udire il “cambio di passo”, ma so che se è vero che certe idee hanno bisogno di tempo per crescere e dare frutti, c’è sempre stato bisogno di chi, arrivando alla sua sera stanco, ha dedicato intelligenza ed energie per seminarle.

Per questo, con la gioia di leggere ciò che Papa Francesco ha detto delle Donne (ed anche dei Laici), dico con il cuore: grazie Wilma; i datteri arriveranno anche se chi li assaporerà non conoscerà il nome di chi quelle piante, negli anni, ha coltivato, frenando la rabbia che i Profeti possono provare, quando i ritmi delle stagioni sembrano non scorrere in sincrono con i propri.

Ma scorrono, e i datteri arriveranno sulle tavole, dei nostri Figli e Nipoti, magari con le sembianze di altri frutti, ma arriveranno ed avranno il sapore delle cose buone, anche se (allora) appariranno del tutto comuni.

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