Corso di formazione ecumenica

Sandali copiaDa molto tempo, ormai, mi presento come un cristiano – cattolico – “perplesso” (dalla mia Chiesa-istituzione, non certo dalla mia fede in Cristo). Dallo scorso settembre, mio malgrado, sono costretto a professarmi anche “sperante” (con chi non mi conosce) non perchè prima non lo fossi, ma perchè non c’è più Pasquale, l’amico che amava presentare agli altri la Comunità della piana – di cui faccio parte – e rendeva inutili altre precisazioni sui singoli.

Alla fine di questo Corso di Formazione Ecumenica, escono rinforzate – con gioia – tutte le mie perplessità, alla pari delle mie certezze.

Le mie “certezze” sono – da tempo – riposte in Gesù – l’Unico Maestro -, nel Suo Evangelo – la Buona Novella -, e nello Spirito Santo.

Le mie “perplessità”, invece, sono state tutte confermate dalle rispettive “certezze” – teologiche e storiche – dei diversi relatori del Corso.

La mia “gioia”, infine, viene dalle parole del Salmo 62,12Una parola ha detto Dio, due ne ho udite” che – ne sono convinto – costituiscono il comune sentire di quanti hanno partecipato al Corso.

Ciò che resta, infatti, siamo noi. Ognuno con la propria (legittima) “verità”, ma anche con la voglia/capacità di relazionarsi con gli “altri” – con chiunque “altro” – in forza del mandato di Cristo, dello Spirito promessoci e donatoci da Dio (At 1,5) e della convinzione che è nella diversità che si incontra l’Altro.

Anche dopo questo Corso rimango sempre più convinto che ogni “cristiano” debba lavorare – qui e ora – sospinto e sorretto dallo Spirito, ma senza “guardare [troppo] il cielo” (At 1,11).

Dopo questo Corso, mi sembra ancora più chiaro che le religioni non riusciranno mai ad essere “una” (ed io ne sono contento …!), ma sono “speranzoso” che (prima o poi) tutte le loro “guide” – e tutti coloro che a vario titolo rivestono compiti di educatori, formatori, pastori, ecc. -, arriveranno a comprendere quanto decisivo – fattibile – sia il loro ruolo per giungere ad una pace ecumenica tra le religioni.

Questo inarrestabile processo, in effetti, è già iniziato da tempo e coinvolge (a vari livelli di consapevolezza e di attuazione/percezione dello stesso) la “base” di tutti i credenti, in forza della sua ineluttabilità.

Spero che i partecipanti, come me, siano sempre più convinti che non potrà mai esserci pace tra le nazioni senza la pace religiosa. E, quindi, che non potrà mai esserci pace religiosa senza dialogo tra le religioni.

Infine, permettetemi di condividere con voi la visione di speranza di Hans Küng (uno dei tanti teologi “oscurati” dal ventennio Ratzinger/Benedetto XVI & G.P. II) che faccio mia per la nettezza del pensiero e dell’esposizione, per me altrimenti difficilmente raggiungibili:

Non spero in una Chiesa unificata; […] Io spero in una unità ecumenica fra le Chiese cristiane in cui le diversità si riconcilino. […] Così non rinuncio alla mia speranza: una ecumene tra le confessioni cristiane è possibile, anzi, necessaria. Deve partire dal basso ed essere strappata alle alte gerarchie ecclesiastiche. Questa è la mia visione:

– I dogmi, creati dagli uomini, che dividono le Chiese, passeranno in seconda linea di fronte alla verità di Dio e al messaggio di Gesù. Strutture premoderne e medioevali, in cui le persone, soprattutto le donne, godono di minori diritti, si dissolveranno. Le arroganti autorità ecclesiastiche, che nel corso dei secoli si sono attribuite sempre maggiore potere, saranno riportate a dimensioni umane;

– saranno superati una buona volta tutti i privilegi e le pretese, medioevali e premoderne, della Chiesa cattolica nei confronti delle altre Chiese cristiane, i loro uffici e funzioni religiose. L’infallibilità papale e l’idolatria pseudocristiana della persona del pontefice faranno posto a un ufficio petrino, che sarà al servizio dell’intera cristianità e funzionerà nell’ambito di strutture sinodali e conciliari;

– anche il fondamentalismo biblicistico, le tendenze separatiste e il provincialismo regionale di matrice protestante verranno respinti a favore di una Chiesa responsabile di fronte al mondo e di una illuminata «libertà del cristiano», che non mostra né presunzione moraleggiante né intolleranza dogmatica;

– anche il tradizionalismo ortodosso-orientale e la sua liturgia verranno superati. Saranno trasformati in un cristianesimo con un maggiore riferimento alle origini e al tempo stesso contemporaneo, che può agire da lievito nella nuova organizzazione della politica e della società, anche nei Paesi dell’Europa dell’Est.

Nell’insieme, non spero in un sistema di Chiese che sia santo, ma in Chiese che siano di nuovo più orientate al Vangelo e aperte ai bisogni dell’uomo e della donna del nostro tempo.

Ogni religione può attenersi alla propria pretesa di verità – fin tanto che rispetta la verità delle altre, è tollerante nella pratica della propria ed è pronta a ridestare e mobilitare insieme alle altre le energie morali dell’umanità. 

Auguro ai “corsisti” di continuare a coltivare nel loro cuore e nella loro vita quanto affermava Hélder Câmara, uno dei più importanti vescovi del concilio Vaticano II:

Se uno sogna da solo, il suo sogno rimane solo un sogno, ma se sogniamo tutti insieme, allora diventerà realtà.

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