articolo 2

La fotografia di La Pira nel post di Maria Grimaldi e l’attualità del dibattito sulla Costituzione mi ricordano una serie di articoli e iniziative organizzate qualche anno fa…
(Da “Il Ponte” 2009)

Art. 2 -La Repubblica riconosce e garantisce i diritti inviolabili dell’uomo, sia come singolo sia nelle formazioni sociali ove si svolge la sua personalità, e richiede l’adempimento dei doveri inderogabili di solidarietà politica, economica e sociale.

La Pira e l’articolo 2 della Costituzione.
 Dossetti La PiraNel 1946 Giorgio La Pira è eletto all’Assemblea Costituente. Sono gli anni in cui con Giuseppe Dossetti fonda l’associazione Civitas Humana, ed è membro attivo della “comunità del porcellino”, con lo stesso Dossetti, Amintore Fanfani, Giuseppe Lazzati, da cui prende vita la rivista “Cronache Sociali”.
Nella I sottocommissione della Costituente La Pira ha un ruolo essenziale con la sua relazione sui “Principi relativi ai rapporti civili”; l’attuale Art. 2 della Costituzione ha come fondamento proprio la sua proposta.
Nella sua relazione confronta la centralità della Persona del Cristianesimo alla religione di Stato di stampo Hegeliano realizzata dal Fascismo e dal Nazismo, egli si chiede: “Deve essere premessa nella Costituzione una dichiarazione dei diritti dell’uomo?” e così risponde: «Il problema sorge dal fatto che alcune Costituzioni recenti (Austria 1920, Lettonia 1932, Polonia 1935) mancano di tale premessa: e ne mancano per la ragione che gli essenziali tradizionali diritti dell’uomo sono in esse considerati come il presupposto tacito ed ineliminabile di ogni costituzione. Diverso è il caso per la nuova Costituzione italiana: essa è necessariamente legata alla dura esperienza dello stato “totalitario”, il quale non si limitò a violare questo o quel diritto fondamentale dell’uomo: negò in radice l’esistenza di diritti originari dell’uomo, anteriori allo stato: esso anzi, accogliendo la teoria dei “diritti riflessi” fu propugnatore ed esecutore di questa tesi: — non vi sono, per l’uomo, diritti naturali ed originali; vi sono soltanto concessioni, diritti riflessi: queste «concessioni » e questi “diritti riflessi” possono essere in qualunque momento totalmente o parzialmente ritirati, secondo il beneplacito di colui dal quale soltanto tali diritti derivano, lo Stato…non lo Stato per l’uomo, ma l’uomo per lo Stato: la dottrina Hegeliana otteneva una integrale trascrizione nell’esperienza costi­tuzionale e politica dello Stato fascista e nazista.
Veniva così in radice annullata la fonda­mentale conquista giuridica e politica della civiltà cristiana.

Quale compito viene dunque affidato alla nuova Costituzione italiana perché sia almeno costituzionalmente superata questa crisi ?
La risposta è evidente: riaffermare solennemente i diritti naturali — imprescrittibili sacri, originari — della persona umana e costruire la struttura dello Stato in funzione di essi. Lo Stato per la persona e non la persona per lo Stato: ecco la premessa ineliminabile di uno Stato essenzialmente democratico.»
Ma tutto è fondato sul riconoscimento della natura spirituale e quindi trascendente dell’uomo, La Pira sostiene che “questa radice spirituale e religiosa dell’uomo è la base sulla quale soltanto è possibile solidamente costruire l’edificio dei diritti naturali, sacri ed imprescrittibili. Se questa base manca o crolla (crisi metafisica della persona) anche l’edificio che vi poggia viene a rovina (crisi giuridica e politica della persona)”. Quando queste due crisi si verificano prevale il totalitarismo. E’ ciò che è accaduto nel ‘900 ed accade oggi non solo nelle dittature tuttora esistenti ma anche nel democratico occidente con la supremazia soffocante delle oligarchie economico-finanziarie.
A questo punto La Pira si pone il problema di individuare i diritti essenziali della persona su cui fondare la costituzione e quindi la politica dello stato. E’ sufficiente riferirsi ai soli diritti di eguaglianza e di libertà (civili e politiche) o bisogna considerare anche i “diritti sociali” non sono essi “per la persona altrettanto essenziali quanto i primi?…Senza la tutela dei diritti sociali- diritto al lavoro, al riposo, all’assistenza, ecc.- la libertà e l’indipendenza della persona non sono effettivamente garantite”.
Da queste considerazioni scaturisce, infine, un ulteriore necessità: considerare solo i diritti delle singole persone in una “atomistica contrapposizione dei singoli allo stato” o tener conto delle comunità naturali attraverso cui si svolge la vita di relazione tra le persone e con lo stato?
E’ necessario affermare anche i diritti delle comunità:”i diritti essenziali della persona umana non sono rispettati- e lo stato, perciò, non attua i fini per i quali è costruito- se non sono rispettati i diritti della comunità familiare, della comunità religiosa, della comunità di lavoro, della comunità locale, della comunità nazionale: perché la persona è necessariamente membro di ognuna di queste comunità, e ne possiede lo status: la violazione dei diritti essenziali di queste comunità costituisce una violazione dei diritti essenziali della persona umana ed indebolisce o addirittura rende illusorie quelle affermazioni di libertà, di autonomia e consistenza sociale che sono contenute nelle dichiarazioni dei diritti”. (All’epoca in Francia si parlava del cosiddetto progetto Mounier –che La Pira cita- il cui scopo era proprio quello di integrare i diritti del singolo con quelli della comunità)
Quindi diritti individuali, diritti sociali, diritti delle comunità: solo così si rispettano in modo armonico tutti i diritti fondamentali della persona.
Ora si capisce meglio perché le lobbies economico-politiche che puntano allo smantellamento dello stato sociale si sovrappongono quasi perfettamente a coloro che chiedono la modifica della costituzione… Giuseppe Pastena

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