Che ora è: “Chi è questo Mattarella?”

Mattarella-PertiniMattarella, quindi. Si tira un sospiro di sollievo e si fanno voti fiduciosi.  E’ persona colta, ha un percorso politico rispettabile, ciò che ha straziato la sua storia familiare, la radice giusta di quel dolore esige di esistere, deve esistere, non è cancellabile, resta. Questo, alcuni.  Altri, nell’immediatezza, si domandano chi sia mai questo signore dai tratti distinti, improvvisamente sulla bocca di tutti: unico designato, che saprà dire anche dei no, di indiscusso profilo, causa di “strappi”, veri o presunti che siano. Non lo conoscono: “Ma è stato da Vespa?”/ “Non lo vedo su Facebook”. Nebbia fitta. Che diventa buio assoluto quando si evocano le vicende siciliane e Piersanti, il fratello: morto a quarantacinque anni, ammazzato dalla mafia, e forse non solo. Una bellissima e dolorosa fotografia di Letizia Battaglia che, di quegli anni di tragedia e coraggio, è stato occhio attento anche per chi voltava la testa da un’altra parte, fa il giro di internet, delle prime pagine dei giornali. La televisione allude e finalmente, a sprazzi, “racconta”. Più che altro enumera: sinistra Dc, si dimette da Ministro contro la “Legge Mammì” che regala a Berlusconi il monopolio dell’informazione, ha “la schiena dritta”, un padre “con qualche ombra”, è giudice costituzionale, vive in una foresteria, gira in panda. Gli piacciono i gatti. Suo fratello è stato  ammazzato, appunto,  non è morto di influenza. Una cosa nell’altra, sull’altra, appresso all’altra: nessun contesto. Particolarmente per l’ultima, gravissima e violenta, nessuna necessità etica, giornalistica, di approfondire.

Ora, dato che l’assassinio di quell’uomo dallo sguardo ironico e sorridente, Piersanti Mattarella, Presidente della Regione Sicilia,  è accaduto non su Marte e in qualche passata era geologica, ma il giorno dell’Epifania nel 1980, in una strada di Palermo, in decenni insanguinati che, per la loro valenza, una qualche indelebile traccia, nella memoria collettiva, dovrebbero avere lasciato, è lecito chiedersi perché tanti non ricordino.  Né lui, né gli altri. Terranova, Boris Giuliano, Gaetano Costa, Ciaccio Montalto, per fare qualche nome. Prima e dopo, sindacalisti, giornalisti, altri magistrati, poliziotti, carabinieri, uomini politici non corruttibili, cittadini: ombre tra le tante.

E, non sanno nulla i ragazzi. Né le singole storie né il senso di quello che è stato, irrinunciabile chiave di ogni decifrazione del presente. Chi è “questo” Mattarella? Chi era l’”altro”?  E chi glielo doveva dire, a coloro che allora non c’erano? Gli adulti immemori che ignorano il prima, il poi, il perché di intere stagioni ed eventi, che – impigriti e rincitrulliti dalla televisione – sanno tutto di cronaca nera, in famiglia non parlano di niente che stia fuori dalla “porta”, galleggiano in superficie unicamente tra i dettagli? La scuola? Nella catena della dimenticanza, ognuno fa la sua parte.

 

Eppure la prima Circolare per introdurre l’”educazione alla legalità” tra i banchi è del ’93, “Libera” è nata nel ’95 e il Giudice Caponnetto, per “restituire il volto” e la Memoria, ha consumato, per dieci anni, il respiro e le sue scarpe.

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