“… è appena un fatto di calendario”

imageA gennaio, normalmente, fa freddo. Il primo mese dell’anno è anche un tempo ammaccato e aperto di bilanci e di propositi, riflessioni soprattutto silenziose, messe in una tasca, mentre si cammina in qualche direzione.  La difficoltà di alcuni che – segnatamente dal 19 gennaio 2014 – hanno avvertito e avvertono, ancora di più e profondamente, come fragile, precaria ogni singola cosa e tutta l’”indecifrata tela”, è proprio il “camminare”.
Non eravamo inconsapevoli e leggeri come fili d’erba in un campo che non conosce vento e tempesta, essendo stata l’esistenza di ognuno, come è regolare che sia, intreccio di dolore, gioia e desideri. Fragile e precario – lo sapevamo – è l’orologio che batte le ore. Indifferente, inchiodato a qualche muro, il “calendario”: inaspettato è tanto che precipita nelle nostre vite. Ciò che ha scosso e scuote è l’”assoluto” inaspettato, nota dominante di questo ultimo anno con Pasquale. Tempo, composto e ricomposto nella memoria, stretto e dilatato.  Nella particolare geometria di affetti, ragionamenti, prospettive di cui è perno e che ha saputo costruire, tutto sembrava contemplato e possibile: ogni domanda senza risposta, ogni cedimento di senso, ogni “catastrofe” o sfida culturale e politica, ogni ferita familiare e nodo… ma non un tempo “senza”.

Un tempo “senza”: la sua mancanza, intorno alla quale, tutti stiamo.

Cercando di lavorarci, perché sia sostenibile. Guardandola in faccia e attraverso. Nutrendoci di “prima” e di “dopo”. Per sentieri diversi, ognuno i suoi. Anche scrivendo. Cercando di ritrovarlo in ogni singolo istante, addirittura nel tempo che verrà – da qualche parte ad aspettarci con confidenza – e, negli occhi, interrogazione e allegria ironica. Attesa esigente. Come è sempre stato.

“Da quel giorno
non ho mosso i pezzi
sulla scacchiera”.

J.L. Borges

“Convalescenza:
stancarsi gli occhi
contemplando le rose”

Masaoka Shiki

Bisogna che non ci sia polvere sulla scacchiera. Che nitida e dritta stia, davanti. E accanto, anche nel freddo, immaginare le rose.

“… è appena un fatto di calendario”
da La sentenza che ora tu sai,
David Maria Turoldo, Canti ultimi, Garzanti, 1991

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