Ma “CHI” è il cattolico «medio» ….. ?

2012.12.05 5 don Antonio Romano Antonio Squitieri Luigi BettazziLa mia tesi è la seguente: l’istituzione/Chiesa è in un momento cruciale, che io valuto – comunque vada a finire – positivo. Siete d’accordo?

“Giro”, dunque, agli amici del Gruppo, a quelli della Comunità della piana ed a quanti vorranno confrontarsi con me sull’argomento, le mie considerazioni al riguardo, sperando di innescare qualche riflessione sul nostro comune sforzo di essere “altra” Chiesa, mai al di fuori, ma sempre – ed a volte sofferentemente – dal di “dentro” …!

Per questo INVITO e ringrazio quanti parteciperanno attivamente, evitando uno sterile “mi piace” ….!

Dunque: credo che la mia tesi sia confortata dai recenti e vergognosi “attacchi” portati a Papa Francesco (vedi La Repubblica del 03/01/2015 a firma Marco Ansaldo).

Parto dunque – semplificando molto – dal recente passato, ovvero dai pontificati del duo Giovanni Paolo II & Benedetto XVI responsabili – entrambi – di aver “azzerato” la Teologia della Liberazione (e non solo …!) e – il secondo – di quella sostanziale restaurazione anti-modernista tradita anche dalla riabilitazione del rito tridentino e dei suoi “addobbi” quali la stola ricamata, il camauro, il saturno, la mozzetta di raso e di ermellino, le scarpette rosse , la continua ostentazione della sontuosità …!).

Ricordo, ancora, i papa-boys, gli «intellettuali, politici ed intellettuali/politici» che si sono succeduti in vari «meeting» e i «capi dei sacerdoti» che per decenni – ce lo hanno confermato le ultime cronache giudiziare – hanno sfruttato a piene mani il potere derivante dall’essersi schierati pubblicamente a loro paladini e che a tutt’oggi continuano a rivelarsi molto più adusi a coltivare ben altri, «benedetti», interessi …!

Cosa penso, allora, degli ultimi “attacchi” a Papa Francesco? Credo siano il frutto dell’esasperazione e della disperazione.

L’esasperazione deriva dalla “normalità” di questo Papa che – ovviamente – “spiazza” chiunque – laico o religioso, credente o non credente – abbia impostato la propria vita (=carriera) sulla menzogna, sull’invidia, sul pettegolezzo, sulla capziosità, sull’arrivismo, sul do ut des ovvero, in una parola, sull’«anormalità».

La disperazione, invece, è propria di chi “sente” il terreno mancargli da sotto i piedi, presagendo la propria fine! È la condizione in cui inevitabilmente cade chiunque si renda conto – ma non può ammetterlo se non a se stesso ed a qualche suo sodàle – della “fine” prossima.

Entrambe le condizioni, poi, ne svelano un’altra, rivelatrice del modo di essere e di considerare le persone: quella del «cattolico-medio», estendibile in ogni altro ambito umano.

Questa figura si aggiunge a quella, già nota, del cattolico «adulto» (ri)cercatore di «radici», spesso invocato dall’ ex-papa Ratzinger &C.!

E pur definendomi un cattolico “perplesso” ed avendo molti amici «speranti», mi chiedo comunque (e lo chiedo al lettore …): “Chi” – o “cosa” – rende un cattolico «medio» ovvero migliore di un cattolico «minimo» e peggiore di un cattolico «maximo»?

L’età? una promozione sul campo? la sua rassegnata obbedienza anche davanti all’oggettivo non senso di un veto? la sua capacità di rinnegare la realtà o di auto-ingannarsi? il suo non pensare? conoscere la legge per poterla – capziosamente o meno – eluderla per convenienza o, peggio, usarla per secondi fini? ripetere, senza comprenderle, litanie e preghiere? sedere ogni domenica su una panca in una Chiesa? fare opere di bene in pubblico? ……..

Attendo i vostri contributi….

Vi lascio con questo passo evangelico di Marco (Mc 11, 15-19), segnalandovi il v. 18 …
15 Vennero a Gerusalemme e Gesù, entrato nel tempio, si mise a scacciare coloro che vendevano e compravano nel tempio; rovesciò le tavole dei cambiavalute e le sedie dei venditori di colombi; 16 e non permetteva a nessuno di portare oggetti attraverso il tempio. 17 E insegnava, dicendo loro: «Non è scritto: “La mia casa sarà chiamata casa di preghiera per tutte le genti”? Ma voi ne avete fatto un covo di ladroni».
18 I capi dei sacerdoti e gli scribi udirono queste cose e cercavano il modo di farlo morire. Infatti avevano paura di lui, perché tutta la folla era piena d’ammirazione per il suo insegnamento. 19 Quando fu sera, uscirono dalla città.

… a buon intenditor …

 

Massimo De Vinco

Un pensiero riguardo “Ma “CHI” è il cattolico «medio» ….. ?

  • 30 Gennaio 2015 in 17:41
    Permalink

    Carissimi, sono Pierluigi e vi scrivo da Salerno, confratello del pastore Antonio…
    Desidero condividero con voi un pensiero su quanto proposto da Massimo De Vinco.
    Mi rendo conto, rispetto la qualità dei vostri scritti che ho ben poche capacità nello scrivere, ma colpito dalla domanda “Chi o Cosa” rende un cattolico “medio, migliore, peggiore o maximo?” vorrei esprimere non il mio, ma il pensiero di D. Bonhoffer che spesso mi ha ispirato.
    Premetto, che se pur Massimo riferisce le qualità o meno al “cattolico”… …è mia convinzione che lo stesso discorso vale per tutta la cristianità… …e non solo per il “cattolico”…
    Dal testo “Sequela”:
    1) E’ spietata la grazia a buon prezzo lo è stata pure verso la maggior parte di noi personalmente. Non ci ha aperto la via verso Cristo, ma anzi l’ha bloccata. Non ci ha invitati a seguirlo, ma ci ha induriti nella disobbedienza.

    2) Grazia a buon prezzo è annunzio del perdono senza pentimento, è battesimo senza disciplina di comunità, è Santa Cena senza confessione dei peccati, è assoluzione senza confessione personale. Grazia a buon prezzo è grazia senza che si segua Cristo, grazia senza croce, grazia senza il Cristo vivente, incarnato.

    3) Grazia a caro prezzo è il tesoro nascosto nel campo, per amore del quale l’uomo va e vende tutto ciò che ha, con gioia; la perla preziosa, per il cui acquisto il commerciante dà tutti i suoi beni; la Signoria di Cristo, per la quale l’uomo si cava l’occhio che lo scandalizza, la chiamata di Gesù Cristo che spinge il discepolo a lasciare le sue reti e a seguirlo.

    4) Grazia a caro prezzo è “l’Evangelo che si deve sempre di nuovo cercare, il dono che si deve sempre di nuovo chiedere, la porta alla quale si deve sempre di nuovo picchiare.

    5) È a caro prezzo perché ci chiama a seguire.
    è’ grazia, perché chiama a seguire Gesù Cristo;
    E’ a caro prezzo, perché l’uomo l’acquista al prezzo
    della propria vita,
    è grazia, perché proprio in questo modo gli dona la vita;
    E’ cara, perché condanna il peccato,
    è grazia, perché giustifica il peccatore.

    6) La grazia è a caro prezzo soprattutto perché è costata molto a Dio; a Dio è costata la vita del suo Figliolo – «siete stati comperati a caro prezzo» – e perché per noi non può valere poco ciò che a Dio è costato caro.
    È soprattutto grazia, perché Dio non ha ritenuto troppo caro il suo Figlio per riscattare la nostra vita, ma lo ha dato per noi. Grazia cara è l’incarnazione di Dio.

    E quì azzardo un mio pensiero.
    Da cosa dipende la differenza??? Dalla nostra fragilità umana…

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