Sulla Legge ed il Peccato —-

fabioPartecipo alla discussione proposta da Fabio e proseguita dal pastore Squitieri (https://lnx.rete3.net/blog/?p=8061), con questa riflessione riguardante la mia “fede”, ovvero la mia attuale condizione di “cristiano perplesso” verso l’Istituzione/Chiesa, rispetto alle due realtà di cui si parla: la Legge ed il Peccato.

Credo che entrambe, per la loro essenza e complementarietà, siano “tappe” obbligate del Cammino di qualsiasi essere umano, credente o meno che sia. Legge e Peccato, infatti, devono essere continuamente vagliati sia alla luce della Fede – il credente -, che alla luce della Ragione – il non credente – per il semplice fatto di costituire il quotidiano vissuto (la Realtà) di entrambi.

Da “perplesso” cristiano quale sono, credo non sia più il tempo di farci prospettarci Fede e Ragione “l’un contro l’altro armati” se non, addirittura, in antitesi. Credo che la Fede non possa – e non debba – eludere la ragione e, viceversa, che la Ragione non debba – e non possa – escludere la fede. Da tempo mi impegno a mettere in discussione quella che ho scoperto essere una comoda “fede” fatta di dottrinarie, catechistiche, “certezze” – demolite dalla Storia, dalla Scienza e dalla Vita – semplicemente confrontandola in Cristo (Fede & Ragione della mia vita) e riuscendo, dunque, sia a non distruggerla, sia a non permettere ad altri di farlo.

Oggi, dunque, sono presuntuosamente convinto che chiunque voglia “intendere” in questo modo il suo essere cristiano (= essere seguace di Gesù, il Cristo) non può che vivere la propria scelta con sofferenza, alla luce delle tante imposizioni dottrinarie etiche o ascetiche abusive, tratte infondatamente dai libri “sacri”.

Concordo, allora, su quanto scrive Fabio quando afferma che “Dio non è un codice legale, la vita non è un codice legale”, perchè Gesù relativizza la Legge (ovvero l’intero sistema religioso-politico-economico) che, da quel momento, non è più nè inizio nè fine delle strade di Dio. La Legge diviene ininfluente per la salvezza. Gesù, finalmente, svela a “cosa” serve la Legge e “cosa voleva” – e vuole – Dio, ispirandola agli uomini: come il sabato, Essa rimane “utile” (quindi, non abrogata …) SOLO se al servizio dell’uomo, ma non con le sue “categorie”. Gesù ci dice che la causa di Dio non è la Legge, ma l’uomo.

Dissento totalmente, invece, dall’altra affermazione (per me rilevatrice …) che “noi abbiamo smesso di lapidare gli adulteri” ovvero il nostro prossimo. E lo faccio sottoponendovi questa mia riflessione/provocazione: l’Uomo è “naturalmente” violento ed è rimasto tale nonostante le fedi/religioni. Queste ultime, oltre ad averne assecondato la natura violenta – “benedicendola” spesso proprio nel nome di Dio -, lo hanno anche “educato” (più subdolamente) alla violenza psichica. Il risultato, ad oggi, è sempre lo stesso: “violenza” che genera violenza e che lascia solo vittime e sofferenza.

Ed ogni “cristiano”, come ogni Essere umano, rischia di esserne – di volta in volta ed a seconda dei casi – tanto vittima che carnefice. Io sono certo di “crocifiggere” Gesù ogni giorno, perchè ogni giorno incontro il mio “prossimo” e, di sicuro (che me ne accorga o meno), con costoro “non mi comporto come vorrei che gli altri si comportassero con me”.

Per quanto riguarda il “peccato” prendo spunto, sottoscrivendolo in pieno, da quanto afferma il pastore Squitieri: “… la religione e le persone religiose saranno sempre contrarie a Gesù; la religione è riuscita a scavare un abisso insuperabile tra Dio e gli uomini”.

Per me il “peccato” è l’abisso indicato da Squitieri. Ci è stato insegnato (Catechismo della Chiesa Cattolica ai nn. 388 e segg.) che il peccato “origina” da Adamo ed Eva, la mitica coppia biblica. Così il peccato è servito anche alla religione “cattolica” – ma, ribadisco, è mito comune ad ogni religione – per spiegare il “perchè” del male nel mondo, dovendo scegliere tra “salvare” Dio (Sommo Bene) o l’Uomo da questa “colpa”.

Sappiamo come è finita: gli uomini sono divenuti “peccatori per genetica”. E Fabio ce lo ricorda dicendo che siamo noi “esseri umani” con i “nostri comportamenti malvagi” ad originare “le disgrazie e le sofferenze che […]causiamo gli uni agli altri”, e – aggiungo io – siamo sempre noi che da millenni ci impegnamo quotidianamente a peccare ed a chiamare il “peccato”, a seconda dei casi e della convenienza, “colpa”, “mancanza”, “offesa”, “trasgressione”, “caduta” o,  più in generale, “Male”.

Anche qui, fortunatamente, ho trovato la chiave di lettura in Gesù, l’Unico Maestro, e non in altro.

Come per la Legge – che Egli non ha abrogato, ma di cui ci ha rivelato lo “spirito” interpretativo – Gesù ribalta anche i (pre)giudizi umani emessi in funzione delle legalistiche – punitive – categorie. Per farlo, si mette a frequentare – letteralmente e corporeamente – i “peccatori” ovvero quelli che ignoravano o trasgredivano la Legge. Proprio quelli evitati dalle persone perbene – i giusti e i pii – quelle sofferenti proprio per Legge come, ad esempio, la prostituta e l’adultera. Ma Gesù non le giudica, nè le condanna. Invece Gesù si oppone, sempre, all’emarginazione sociale dei cosiddetti “impuri” (donne, malati, pubblicani, ecc.) e, andando oltre, “parla” ai (presunti) giusti e pii che li evitano e/o condannano, “rivelando” senza giudicare, quanto sia violento e, dunque, generatore di sofferenza il loro intendere la Legge come “criterio” di purezza e “mezzo” di punizione e/o esclusione!

Gesù “rivela” a tutti che Dio ama l’Uomo. OGNI (!) uomo. E lo perdona settanta volte sette, ovvero all’infinito. Gesù ci dice che Dio offre sempre ad ognuno una possibilità, indipendentemente da frontiere sociali, etniche, politiche e religiose. Anzi, ognuno è già accolto prima ancora di convertirsi. La grazia di Dio precede la prestazione dell’uomo. La grazia prevale sul diritto.

Concludo dicendo che, contrariamente al brano citato da Fabio come “momento” del suo incontro con Cristo, io non ne ho uno in “particolare”. Però di Gesù mi hanno sempre affascinato le parabole. E, leggendole, Lo scopro sempre nuovo e sempre rassicurante.

In ogni parabola, indistintamente, percepisco la Generosità di Dio: il re che dispensa la sua misericordia, il creditore largo di manica, il padre che va incontro al figlio, il giudice che ascolta il pubblicano, il pastore che va a cercare la pecorella smarrita.

E questo, scusate la presunzione, nutre molto oltre che la mia Fede, e “rassicura” la mia “cattiveria” di Uomo, il mio stato di quotidiano “peccatore”.

In fondo, pur essendo vero che “non ci sono più le greggi di una volta” (e non mi sbilancio in stime sull’aumento delle pecore rispetto alle capre o viceversa …), devo ammettere che, per me, è più che rassicurante poter contare su Gesù, quale mio “Unico Pastore”. Sempre.

Massimo

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