Dominique, Francesco e la nostra speranza

papa Francesco baciabambinoDa un paio d’anni, quasi, non vedo un carissimo amico, che abita a diverse centinaia di chilometri dalla mia città.
Ricordo che, quando gli dissi che mio Figlio si era “stabilizzato”, con la famiglia, a Clermont Ferrrand, mi disse che ne era felice perché conosceva quella regione della Francia ed, anzi, mi promise anche che –da lì a qualche mese- mi avrebbe accompagnato volentieri.
Sarebbe stata / sarà l’occasione per passare qualche giornata assieme e (per lui) anche per rivedere la regione del Puy de Dome.
Da allora, sono già stato alcune volte a trovare mio Figlio, sempre accompagnato da quella che mi piace chiamare “la Zia dei miei Nipoti”: la mia secondogenita.
Ancora il mio amico non ha fatto il viaggio che ci siamo ripromessi di fare, così che (quando avremo la possibilità di realizzarlo) avrò ricordi più recenti dei suoi e, forse, riuscirò perfino ad assumere l’iniziativa di proporgli qualche buona tavola, già sperimentata.
Questa premessa, serve solo per introdurre poche righe (idealmente rivolte anche al mio carissimo amico) in cui mi piace riportare l’eco di una chiacchierata fatta, appena una cinquantina di ore fa, con un taxista di Clermont Ferrand, mentre ci conduceva alla Stazione, al termine del piacevole turno annuale di Nonno e Zia – sitteraggio.
Si è iniziato parlando del maltempo che aveva colpito la Puglia e lui mi ha detto che conosce bene tutta la costa adriatica perché, prima di cambiare lavoro, faceva l’autotrasportatore.
Aveva un ricordo molto vivo dei “prezzi” che gli facevano capire di dover pagare se voleva anche solo sostare in aree adiacenti Trattorie per camionisti, così come ricordava che non era assolutamente prudente fermarsi a dormire nella cabine del camion.
Se lasciava delle forme di formaggio (di produzione francese), tutti lo ringraziavano, gli chiedevano il numero di telefono e gli assicuravano che lo avrebbero contattato per “ordinazioni”; mai nessuno, però, lo ha richiamato.
Ho solo interloquito per dire che, davvero lo Stato non solo è, spesso, assente, ma anche che talvolta è facile pensare che proprio nei suoi vertici abbia scelto, deliberatamente, di non impegnarsi per contrastare la illegalità e la mafia.
Dominique (mi avrebbe detto il nome, quando –arrivati alla Stazione- ci siamo dati la mano, presentandoci brevemente), con tono diverso da quello usato nella “mesta” conversazione fino a quel momento intessuta, ad un tratto mi ha detto: “Credo che il Papa possa darvi un buon aiuto, E’ molto deciso contro la criminalità organizzata”.
E’ come se mi avesse detto: “Non mi pare che dai politici che avete possiate aspettarvi molto ….”.
Come dargli torto?
Prometto al mio amico che ricercheremo Dominique. Varrà la pena passare qualche ora a chiacchiera anche con lui: conosce non solo Clermont, ma anche l’Italia.

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