COMPAGNI (cum panis)

paneQualche domenica fa, in chiesa me ne stavo seduto, senza partecipare a quella specialissima “processione” che si snoda, ordinatamente tra le fila di panche verso l’altare, e mi ponevo alcune domande:
– quante erano le persone che conoscevo, fra quelle che con me stavano partecipando alla Messa?
– quanto mi pesava lo starmene seduto?
La risposta alla prima domanda, che mi ero offerto dopo qualche momento di osservazione, era scontata: quasi nessuna. Ricorboli non è la mia Parrocchia; certamente in via Reims ne avrei conosciuta qualcuna di più, se non altro per averla incontrata per strada, o nei negozi del vicinato.
Eppure, mi riecheggiavano le parole dell’omelia: “Non c’è vera gioia, se non ci si saluta nei Condomini, …”.
La risposta alla seconda domanda è più complessa, anche se ce l’ho abbastanza chiara e anche se mi trascina in altri quesiti che assumo come interrogativi che lascio davanti ad altri, se vorranno farsi carico di una risposta.
Da qualche anno, mi sono imposto di “prendere sul serio” ciò che credo dica il Diritto Canonico a proposito del divieto ai Divorziati di accostarsi ai Sacramenti.
La crisi del mio primo Matrimonio risale a 15 anni prima della sentenza di divorzio, che è solo del 2000.
Devo dire che nemmeno il tempo per maturare la decisione di starmene seduto, nel momento del “via vai” che coincide con la Comunione, l’ho maturata velocemente.
Mia Figlia, che ora segue il Catechismo, ogni tanto mi (e si) interroga sul perché, ora, me ne stia seduto; lei ricorda benissimo di avermi chiesto, più volte, cosa fosse quella “cosina bianca” che vedeva, alzando gli occhi, quando andavo a comunicarmi, tenendola per mano, o, ancor prima, tenendola in braccio.
Ora, come allora, non ho mai perso la convinzione di avvertire che Dio mi ama e dei mille modi che sceglie per farmi giungere l’eco del suo amore.
Aggiungo anche che non ho mai dato spiegazioni a Gioia, che forse ha inteso il mio silenzio come dissuasivo a ripetermi la domanda, che certamente avverto pronta a riaffacciarsi quando si avvicinerà il momento della sua prima Comunione.
Tornando a quella seconda domanda di stamani, devo ammettere che non mi pesa perché non arriva a scalfire minimamente la mia sensazione piena di essere, nonostante tutto, amato. Anzi, con la non sopita, negli anni, indole del contestatore, vivo il mio starmene seduto, quale muto atto di accusa a chi con un precetto (che, francamente, a me appare stupido) riesce solo ad impormi di non potermi unire ad un “corteo”. E’ quel corteo che, durante ogni Messa, aggrega coloro che vivendo assieme anche il momento della Comunione, manifestano il loro essere “compagni”.
Assumo, qui, il termine nella bellissima accezione che mi ha insegnato Ignazio Silone: “cum panem”, coloro che mangiano assieme il pane.
Credo che coloro che scrivono il Diritto Canonico, e quelli che (quando vogliono) ne aggiornano i precetti, siano uomini, come me.
A loro, quindi, dedico il mio sincero augurio: che Dio vi ravveda!

P.S.
Così potrò evitare di parlare a mia Figlia della “sospensione a vita della patente”, che mi sarei beccato, nel 2000. Eppure, lei (nata nel 2004) ricorda di avermi visto “guidare” e di essersi fidata!
Insomma: non ho proprio voglia di dirle né che mi meritavo la “sospensione”, né che ho guidato, con lei in collo rischiando incidenti (per me) pronosticati mortali.

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