Inettitudine

Claudio Fava“ I soldi destinati al deputato Giovanni Fava (Lega Nord) finiscono nel conto del collega Claudio Giovanni Fava (pezzo grosso di Sel)” recita l’occhiello di un articolo de “Il fatto quotidiano” del 3 luglio scorso a firma Sara Nicoli.

La vicenda, oggetto dell’articolo, è singolare. E interamente chiarita. (un qui-pro-quo dell’amministrazione della Camera che ha dirottato 5 mensilità del leghista Giovanni Fava sul conto di Claudio (Giovanni) Fava, più noto come Claudio Fava). Ma ciò che è indicativo della voragine di senso e memoria nella quale ci troviamo sono le parole scelte per raccontarla.

Definire sciattamente, superficialmente, Claudio Fava un “pezzo grosso di Sel” può venire in mente solo a chi ignora, nella maniera più assoluta, la sua storia, quella di suo padre, e gli eventi medesimi degli ultimi trent’anni. A Palermo, Roma, al Parlamento europeo.   In Sicilia e a Roma, ancora.
Pagine, tante pagine. Libri, giornali. Bellezza e Dolore. Film (I Cento Passi, ad es.), teatro. Interpellanze, studi. Inchieste. Politica (come leader e fondatore prima de La RETE, poi di Sinistra Democratica, poi ancora di SEL). Mutevoli forme di un ostinato coraggio. Ora, come può accadere che chi scrive ignori e che il tutto si sia verificato su un giornale che è stato concepito – con fiducia – da tanti, come una finestra preziosa, “indagatrice”, esigente, in un sistema informativo servile, opaco e impantanato?
Può accadere se la “malattia” è in atto. Lo “stato dell’arte”, allargando il quadro, è che si è perso eticamente un intero paese. Il suo immaginario, le sue regole, la bussola che lo muove. Sentenze o non sentenze, nella condizione presente, “Berlusconi” ha realizzato il suo intento: la grossolanità, l’indistinzione, l’incapacità di approfondimento, l’azzeramento semantico. Nella quotidianità aggressiva, la volgarità diffusa, l’attenzione inesistente, le semplificazioni.
Avessi di fronte l’autrice dell’articolo e chi, prima della pubblicazione, magari distrattamente lo ha letto, chiederei ragione. Dell’ignoranza e della superficialità. Alla fine, facce sconsolanti, entrambe, di uno stesso vuoto e intellettuale disastro.

Non c’è cosa più triste dell’inettitudine, perché tale deve essere, di chi assume su di sé la responsabilità grande delle “parole”. Troppo spesso, solo nebbia. Distante anni luce dalla gioia e la sfida di raccontare.

Un pensiero riguardo “Inettitudine

  • 21 Luglio 2013 in 13:49
    Permalink

    … purtroppo … sono FATTI QUOTIDIANI.
    Ma si fa sempre bene ad indignarsi!
    Dobbiamo farlo.

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