Rodotà: “Voglio fare il “guardiano” del Giardino del Diritto”

Stefano_RodotàCredo che ci sia bisogno di ripartire dalla Costituzione Italiana, la più bella del mondo, per ricostruire diritti. E per questo motivo, personalmente sono convinto che ci sia la grande occasione, oggi, di portare al Colle una persona che crede, rispetta e difende la Costituzione come Stefano Rodotà. Lo conosco, e so che con lui i diritti fondamentali sanciti dalla Costituzione potrebbero tornare ad essere il centro della vita pubblica di questo Paese. Il lavoro, la sanità gratuita per tutti, la scuola pubblica, l’uguaglianza e il rispetto dei diritti umani, il ripudio della guerra tornerebbero ad essere i mattoni su cui si costruisce una società sana e bella da vivere.

Gino Strada

Nelle condizioni date, il profilo del nuovo Presidente della Repubblica segnerà il chiarore e la nitidezza di una rinascita o l’ambiguo indistinto di un suicidio. Suicidio, prima di tutto di senso. Suicidio di una classe politica autoreferenziale, eticamente inesistente , avulsa e indifferente da  qualsiasi processo che sia di conoscenza. Conoscenza di se medesima, del suo “dover” e “poter” essere. E del contesto. Conoscenza delle radici, delle connessioni, di uno straccio di Prospettiva.

Fioriscono diffusamente “riti propiziatori” per un sussulto di Orgoglio e Dignità e, nel frattempo, come da trent’anni a questa parte, si ascoltano parole tendenziose. Parole malate. Parole al guinzaglio del “padrone” di sempre. E di chi gli è sodale e complice.

Esempio: “La candidatura di Stefano Rodotà, sostenuta da Grillo, è un “pericolo ”per il Partito Democratico”. La frase, ripetuta come un mantra da giornalisti/camerieri senza il fantasma di un dubbio nello sguardo, crea una “realtà” , che nella sua definizione chiusa e forzata, come tale deve essere percepita, ingoiata e sostanziata.

Molto giustamente, Gino Strada parla di “occasione”. Che è parola aperta. Da sperimentare. Richiedente Pensiero e onestà intellettuale. Questi sconosciuti. Non sarebbe, invece un “pericolo”, ma apoteosi della “condivisione”, termine benigno e risolutore, Franco Marini. O, sottotraccia, il detestabile Amato.

Assunto “reale” se le biografie delle persone e quelli che una volta erano “sistemi di riferimento” ideali, fossero carta straccia. Unico perseverante intendimento in atto.

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