Pacem in Terris. Ad Avellino, il 5 aprile con Rosa Siciliano

Murale della Pace De Conciliis Pacem in terris piccolaL’11 aprile 1963, 50 anni fa, Giovanni XXIII, già minato dal cancro che due mesi più tardi lo avrebbe ucciso, pubblica la sua ultima e più famosa enciclica, la Pacem in Terris (il testo completo nella sezione documenti), per la prima volta indirizzata a “tutti gli uomini di buona volontà”.  Alle spalle c’è fresco  l’eco della più grave crisi del dopoguerra, quella “dei missili a Cuba”, il proliferare di guerre locali di liberazione dal colonialismo e il pregiudizio razziale e sessista ancora ferreamente radicato in vaste aeree del mondo. L’eco della lettera è  enorme: le danno autorità non solo lo  slancio profetico e cordiale del papa (i toni vibranti contro il razzismo cadono 5 mesi prima della marcia su Washington di Martin Luther King) e la generale attesa di parole di speranza nel cielo plumbeo di quei giorni, ma soprattutto una credibilità conquistata  col cuore generoso, l’apertura del Concilio e un rispetto per gli interlocutori, di ogni credo politico e religioso, che fino ad allora la Chiesa del XX secolo non aveva ancora saputo esprimere. Come scrisse il Washington Post in quei giorni “La Pacem in terris non è solo la voce di un anziano prete; né quella di un’antica chiesa, ma la voce della coscienza del mondo”.

L’enciclica, ha scritto mons. Bettazzi “presentava la pace nella sua visuale complessiva (come l’ebraico shalôm) … che poggia su quattro pilastri…  la verità, la giustizia, la libertà, l’amore … In realtà la verità, prima ancora che la verità speculativa per cui si fanno anche le guerre di religione, è la verità dell’uomo, il valore di ogni persona umana in quanto essere umano. Tutte le guerre (come tutte le ingiustizie…) partono dalla svalutazione dell’altro, del nemico, del diverso, che ci si sente autorizzati a trattare come un essere di serie inferiore se non addirittura come se non fosse un essere umano… L’ attenzione alle persone… porta anche alla distinzione fatta tra l’errore e l’errante: quello va delineato e combattuto, questo va inquadrato nel cammino della storia, della cultura, del suo ambiente, per saper cogliere quanto vi è di … aperto a sviluppi positivi.”

Il papa insiste sulla necessità di una lettura dei segni dei tempi: e tra essi un ruolo inedito assume il cammino di emancipazione della donna, cui guarda con particolare simpatia. Importanti sono anche i passi dedicati alla necessità di un impegno dei  credenti nella società e nella politica, nel segno di una passione solidale che sappia coniugare competenze tecniche e capacità di lettura della complessità della storia. E sappia scoprire un terreno di intesa e collaborazione anche con chi, pur materialista ed ateo,  si faccia “interpret(e) delle giuste aspirazioni della persona umana”.  Sulla base di queste pur caute aperture, negli ambienti più retrivi della Chiesa, specie italiana, ci fu chi arrivò a definire astiosamente l’enciclica una “Falcem in terris”.

In occasione del cinquantenario,  rete3 e la Comunità Cristiana della Piana intendono offrire alla città un’occasione di riflessione e di attualizzazione dei temi dell’enciclica, riprendendo il filo rosso che si sta dipanando da dicembre nell’ambito de “Il Concilio ha 50 anni. I Testimoni, la Chiesa e la Società”.  A discutere di “Pacem in terris: tra profezia ed impegno” il 5 aprile, alle 18,45 sarà Rosa Siciliano, direttrice editoriale di Mosaico di Pace, la rivista di Pax Christi, che segue con attenzione e in primissima linea queste tematiche. Si parlerà di passato, si ricorderà l’impegno profetico di don Tonino Bello, con cui Rosa ha collaborato da vicino e di cui ha seguito la recentissima produzione di un docu-film, e si farà il punto sull’impegno per la pace della Chiesa nella stagione degli F35, della crisi nel Mediterraneo meridionale e delle nuove ingiustizie sociali e politiche che minano il cammino verso una effettiva convivialità dei popoli. Teatro dell’incontro non poteva non essere di nuovo la Chiesa di S. Francesco d’Assisi in Borgo Ferrovia, con il suo straordinario murale della Pace del maestro Ettore De Conciliis, icona parlante di quei tempi e di quelle speranze.

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