Paolo Ricca. Quattro perle del Vaticano II.

2012.12.14 Paolo RiccaTrascrizione dell’intervento di Paolo Ricca sul Concilio Vaticano II il 14 dicembre 2012 all’Università di Salerno, per il XII seminario di dialogo interreligioso, poche ore prima dell’incontro di Avellino per il ciclo “Il Concilio ha 50 anni.” All’incontro ha partecipato una delegazione di rete3.net. La relazione integra bene la successiva conversazione avellinese .

Video su rete3.net TV: (I parte, II parte, III parte)

Il Concilio Vaticano II ha adottato il Movimento Ecumenico: quello stesso che Pio XI, con l’enciclica Mortalium Animos del 1928 aveva dichiarato insensato e fuori luogo. Per il Papa gli attori del movimento si erano impegnati in una ricerca assurda, in un cercare quello che c’era già e andava solo riconosciuto: l’unità cristiana già incarnata dalla Chiesa Cattolica e dal Papa. Meno di 40 anni dopo il Concilio Vaticano II ha dichiarato tutto il contrario, e cioè che il Movimento Ecumenico è suscitato dallo Spirito Santo – che certo non suscita cose assurde nella vita della Chiesa. E se il titolo dello schema preparatorio sull’ecumenismo dell’apposita commissione conciliare era “Principi dell’ecumenismo cattolico” divenne poi “Principi cattolici sull’ecumenismo”.  La differenza è non da poco: se dici “dell’ecumenismo cattolico” vuol dire che c’è un ecumenismo cattolico, un ecumenismo protestante, un ecumenismo pentecostale, e cioè che anche l’ecumenismo è confessionalizzato, il che è il contrario del principio ecumenico, che mira al superamento delle diverse confessioni. C’è l’Ecumenismo. Poi, naturalmente, le diverse confessioni lo leggono, lo interpretano, lo vivono in maniera diversa. Ma l’Ecumenismo è un movimento globale che riguarda tutti quanti. Il capovolgimento del titolo rivela dunque il capovolgimento del punto di vista.

Una seconda grande novità del Concilio in chiave ecumenica è stata la partecipazione in qualità di “osservatori delegati” dei rappresentanti di tutte le grandi confessioni cristiane. C’era persino un pentecostale, pur non in rappresentanza dell’intero movimento. Questi osservatori delegati non avevano diritto di parola nelle assemblee, ma erano presenti, ricevevano tutta la documentazione dei Padri Conciliari. Sono stati una presenza significativa ed importante. Il Concilio non sarebbe stato quello che è stato senza di loro: a livello personale e attraverso pubbliche conferenze – furono numerose – potevano far conoscere il loro pensiero e stimolare. Lo ricordo personalmente: grandi teologi protestanti come Oscar Cullmann.

Nel Concilio possiamo alcune vere e proprie “perle”. (video 4) Affermazioni che ovviamente si trovano nel documento specificamente dedicato all’Ecumenismo, l’ Unitatis redintegratio.

Peima perla. Sentite questa descrizione dei cristiani delle altre chiese:
“Giustificati nel Battesimo (capite quanto sia importante il riferimento alla giustificazione) dalla fede sono incorporati a Cristo (e quindi non alla loro Chiesa, qualunque essa sia) e perciò sono a ragione insigniti del nome di Cristiani e dai figli della Chiesa cattolica sono giustamente riconosciuti quali fratelli nel Signore”.

Direte: “E ci mancherebbe altro!”
No! Questa è una rivoluzione! Noi evangelici, tutti, eravamo “eretici”, altro che “fratelli nel Signore”! “Nemici del Signore” questo eravamo noi! Noi in realtà siamo sempre gli stessi. E’ cambiato il loro sguardo. Quando vedi un protestante, un pentecostale, cosa vedi, l’eretico? “No, vedo un fratello nel Signore”. Capite, è una cosa enorme, una rivoluzione culturale e spirituale!

La categoria fratello/sorella è una categoria di reciprocità: se tu dici che io sono fratello tuo, anche tu lo sei mio. Dunque sono esattamente come un altro membro della Chiesa cattolica. Almeno dal punto di vista del Concilio.

Seconda perla:

“Dagli elementi e i beni dal complesso dei quali la stessa Chiesa (cattolica) è edificata e vivificata alcuni, anzi parecchi e segnalati possono trovarsi fuori dai confini visibili della Chiesa Cattolica, come la Parola di Dio scritta, la Vita della Grazia, la Fede, la Speranza, la Carità ed altri doni interiori dello Spirito Santo.”
Allora: se c’è la Fede, se c’è la Speranza, se c’è la Carità, , se c’è la Vita della Grazia, se c’è la Parola di Dio scritta che cosa manca a questa Chiesa per essere la Chiesa di Cristo? Niente!
Dire “fuori dai confini visibili” è un punto decisivo: allora, ci sono dei confini invisibili. Quindi: la Chiesa di Cristo è più grande della Chiesa cattolica. I confini della Chiesa cattolica non sono i confini della Chiesa di Cristo. Un’affermazione assolutamente inedita.

Terza perla:

“Le Chiese e comunità separate” (non da Cristo, ma dalla sede romana) “quantunque crediamo che hanno delle carenze, nel mistero della salvezza non sono affatto prive di significato e di peso, poiché lo Spirito di Cristo non rifiuta di servirsi di esse come strumenti di salvezza, il cui valore deriva dalla stessa pienezza della Grazia e della Verità che è stata ffidata alla Chiesa cattolica”

In cauda venenum, certo. Ma la definizione delle Chiese evangeliche come strumenti di salvezza è assolutamente rivoluzionaria. Basta pensare al precedente Extra ecclesia, nulla salus, cioè fuori dalla Chiesa (cattolica) non c’è salvezza. Nella definizione conciliare, invece, c’è salvezza fuori dalla Chiesa cattolica. C’è salvezza attraverso Chiese separate dalla sede romana, ma che lo Spirito di Cristo non rifiuta di usare per compiere la sua opera di salvezza.

Quarta perla:

“La Chiesa peregrinante nella storia è chiamata da Cristo a una continua riforma, di cui, in quanto istituzione umana e terrena ha continuo bisogno”

La parola “riforma” era parola assolutamente proibita. La Chiesa cattolica sentiva di non aver bisogno di nessuna riforma.  Viene qui riprodotto uno slogan delle Chiese riformate: Ecclesia reformata semper reformanda. E’ una consapevolezza veramente nuova.

(video 5) L’ultima perla è questa:

“Esiste un ordine o gerarchia nelle verità della dottrina cattolica, essendo diverso il loro nesso col fondamento della fede cristiana”.

Io ricordo che il professore Cullmann, col quale durante il Concilio avevo dei rapporti piuttosto stretti, mi disse che, secondo lu,i questa affermazione era l’affermazione ecumenica più importante di tutto il Vaticano II. L’esatto contrario di quello che diceva Pio XI che riteneva sullo stesso piano tutti i dogmi della Chiesa Cattolica, quello dell’Immacolata Concezione, come quello della Trinità. L’affermazione conciliare dischiude un orizzonte per il dialogo ecumenico ed interreligioso straordinario. Secondo Pio XI non si può discutere: ogni affermazione è non negoziabile. Quello che vale per i Cattolici vale anche, ovviamente, per le altre confessioni cristiane:  ci sono delle affermazioni centrali e delle affermazioni periferiche. Per fare un esempio in ambito pentecostale la fede in Gesù cristo Salvatore non è la stessa cosa del parlare le lingue. In ambito cattolico l’immacolata Concezione sarà importante per la fede, per la pietà ma non è altrettanto centrale della Trinità. Ci intenderemo allora sul centro e sulla periferia potremo anche non essere d’accordo. E’ il cosiddetto “consenso differenziato”: ci sono delle dottrine che ciascuna tradizione può coltivare, ma che non riguardano ciò che ci costituisce come cristiani confessanti e militanti.

Oggi, purtroppo, queste cinque perle non vengono valorizzate e riproposte. Io non ho più sentito nessuno parlare di una gerarchia delle verità cattoliche o riconoscere che la mia chiesa è una chiesa di cui lo Spirito si può servire per salvare le persone… e così via.
E’ rimasto, ed è un fatto non da poco, l’impegno ecumenico della Chiesa cattolica, che c’è, ma c’è come disponibilità al dialogo, all’incontro, alla preghiera comune, ma senza toccare le questioni di fondo, né all’interno della Chiesa cattolica, né all’interno del dialogo ecumenico.

In conclusione, dobbiamo, come evangelici, credere a queste affermazioni del Concilio, ecumeniche sia come ispirazione, sia nella loro formulazione. Nostro compito è sia esserne consapevoli noi, sia, nelle occasioni che ci son date di incontro e di dialogo ecumenico, ricordare che queste affermazioni esistono  e sono una base più che sufficiente sia per scrivere una pagina nuova nei rapporti tra le chiese cristiane anche nel nostro Paese, oltre che, in prospettiva,  per impostare correttamente il dialogo interreligioso.”
Video su rete3.net TV: (I parte, II parte, III parte)

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