Luigi Bettazzi. Il mio Concilio

2012.12.05 Luigi Bettazzi piccolaTrascrizione dell’intervento di mons. Luigi Bettazzi, vescovo emerito di Ivrea in “Il Concilio ha 50 anni.” Prima sessione. I Testimoni.
Avellino, Chiesa di S.Francesco d’Assisi in Borgo Ferrovia, mercoledì 5 dicembre 2012
Video su rete3.net TV: (I parte, II parte, III parte, IV parte, V parte)

“Un saluto a tutti. Un particolare saluto al confratello vescovo. Grazie per l’invito a parlare del Concilio. Vi chiedo scusa: parlo in piedi, nonostante l’operazione all’anca, ma in questo modo ci vediamo meglio. E chiedo scusa anche per non avere un discorso scritto come si dovrebbe avere davanti a un pubblico come il vostro.  In una piccola città del Nord-Est, quando chiesi scusa per non avere un discorso scritto l’organizzatore, forse un po’ emozionato, disse: “No, no, monsignore: può parlare a vanvera!”

Voi sapete tutti cos’è un Concilio: è quando il Papa convoca tutti i vescovi del mondo per affrontare un problema molto importante della Chiesa. Nei primi tre secoli, quando c’erano ancora le persecuzioni, stavano tutti buoni. Ma quando finirono le persecuzioni con l’editto di Costantino nel 313, cominciarono, non dico a litigare, ma a discutere, a voler chiarire i dogmi, le verità.

Per esempio Dio è uno o è tre? Ancora oggi gli amici mussulmani delle volte dicono “Voi non credete in Allah perché ne avete tre: Padre, Figlio e Spirito Santo. Un prete di Alessandria, si chiamava Ario, aveva proposto una soluzione: oggi avrebbe detto che il Padre è un Dio di Serie A, il Figlio un Dio di serie B, e lo spirito un Dio di serie C. Costantino, allora, d’accordo col Papa, dice: “Chiamiamo i vescovi. Che decidano” E allora i vescovi andarono e decisero: Una natura, tre persone”. Rimane ancora un mistero. Mons Tonino Bello – un vescovo che è morto giovane, tanto era bravo! (Guardando il vescovo) Lui è morto giovane. Ci sono anche le eccezioni, eh! – mi diceva: “Vedi don Luigi: se fossero 1+1+1 farebbe 3; ma siccome sono 1 per 1 per uno, fa 1! Son talmente uno per l’altro che sono un Dio solo. Rimane un mistero, ma èimportante per noi che siamo come Dio ci vuole: non se siamo l’un per sé, ma se siamo l’un per l’altro.

Ci si chiese ancora: “E’ Dio o è uomo?”  E’ vero uomo o è Dio? Un bel concilio: “Vero Dio e vero uomo!” E chi non ci sta fuori”. Anche sul rogo, usavano allora

E così uno dopo l’altro si son fatti venti concili. L’ultimo che abbiamo fatto noi Cattolici romani l’abbiamo celebrato nel  1869: Pio IX convocò tutti i vescovi – erano più di 600 allora – sul rapporto fede-ragione. Se non che, quando arrivarono al giugno del 1870 e la Francia venne sconfitta dalla Prussia e i Piemontesi cominciarono ad avviarsi verso Roma, han messo da parte tutto quel di cui avevano discusso fino ad allora e arrivano il 18 luglio al primato e all’infallibilità del Papa. E poi sospendono il Concilio. Che infatti arrivano i Piemontesi  e il 20 settembre c’è Porta Pia. Dopo sembrava che non ci fosse più bisogno di fare un concilio: c’era l’infallibilità del Papa.

Pio XII aveva riaccarezzato l’idea di un Concilio. Poi ne fu dissuaso. Qualcuno dice che a Roma non ci tengono a fare i Concili. E’ che anche nella vita politica i Governi non amano i Parlamenti: perché nei Parlamenti c’è un’opposizione, bisogna discutere, scendere a compromessi… E mica solo in Italia… Vedete in America, con Obama…  Poi venne Roncalli, diventato papa col nome di Giovanni XXIII, che è stato un po’ uno scherzo dello Spirito Santo… perché allora tutti sapevano che chi doveva diventar papa era Montini, ma Pio XII l’aveva mandato a Milano senza farlo cardinale… E allora, dice: “Facciamo un papa vecchiotto, che fa cardinale Montini, poi muore, così Montini diventa papa. Facciamo un papa di transizione”. E fanno papa Roncalli, allora patriarca a Venezia, il quale, appena diventato papa, chiama il suo segretario , Loris Capovilla, e gli dice: “Sai, voglio fare un Concilio” “Ma scherzerà, Santità, alla sua età!” Lo dice al suo Segretario di Stato, Tardini, tre giorni prima, sotto segreto di confessione, così non poteva dirlo a nessuno, e il 25 gennaio lo annuncia. Io credo che i cardinali sono svenuti a sentir parlare di un Concilio Ecumenico. Ma ormai che c’era hanno dovuto prepararlo: dieci commissioni ed hanno preparato una settantina di documenti. E lì ne so qualche cosa anch’io, perché un giorno papa Giovanni vede il cardinal Lercaro, allora arcivescovo di Bologna e chiede: “Coma va la prepazione al Concilio?” Lercaro risponde: “Come faccio a saperlo? Non ho nessuno dei miei preti in una commissione preparatoria…” “Allora mi dia dei nomi!” E fu così che il direttore dell’Ufficio Catechistico di Bologna entrò nella Commissione per la Fede ed io, che ero insegnante di Seminario, entrai nella Commissione per i Seminari e vidi le ultime due riunioni, perché avevano fatto quasi tutto, con dei nomi importanti – padre Congar, ad esempio.  Avevano fatto una settantina di documenti su san Tommaso, su questo e quell’altro… Quando il Papa vide questi settanta documenti… Oggi avrebbero detto: era un po’ come nel Gattopardo, quando arrivò Garibaldi: “Cambiare quanto basta perché tutto rimanga come prima.” Solo che quando poi presentarono questi documenti ai 2500 vescovi di tutto il mondo e i vescovi han detto: “Non c’era mica bisogno di un Concilio! Questo è un riassunto del passato, dobbiamo guardare al futuro!” papa Giovanni e poi Paolo VI hanno fatto vedere che tutto era nelle loro mani: il papa controllava, ma…

3) I sedici documenti conciliari son di tre categorie: 3 son Dichiarazioni (le dichiarazioni son su punti particolari, importanti, per esempio la Libertà religiosa: Dio si fa veramente soltanto se si è liberi, non si può obbligarlo. Quando (gli Spagnoli) andarono in America Latina, 500 anni fa, dicevano: “Se vi lasciate battezzare, bene; se no, vi facciamo fuori!” E quelli, poverini, si lasciavano battezzare per forza. Non erano liberi. “Se vi lasciate battezzare andrete in Paradiso!” E quelli chiedevano: “Ma in Paradiso ci sono anche gli Spagnoli?” “Sì, sì: ci sono!” “Allora, no. No, non vogliamo andare in Paradiso!”

Poi ci sono 9 Decreti. I Decreti sono di carattere pratico: cosa devono fare i Vescovi; cosa devono fare i preti; cosa devono fare i seminaristi; cosa devono fare i missionari… Sono importanti, ma sentono più il logorio del tempo.
Invidio voi giovani: a voi basta premere il bottone giusto per  trovare una notizia. A noi ce li facevano imparare a memoria i 20 Concili: NiCoEfCà CoCoNiCò LaLaLaLà LiLiVieCò; FiLaTreVà: Nicea Costantinopoli Efeso Calcedonia; Costantinopoli I e II Nicea Costantinopoli III;  Laterano I, II, III e IV; Lione, Lione, Vienna e Costanza; Firenze, Laterano V, Trento e Vaticano I. In tutti questi concili, i documenti fondamentali sono stati le Costituzioni: il Concilio Vaticano secondo ha prodotto 4 Costituzioni. Le chiamano con le prime parole latine. La prima è sulla Liturgia. E siccome era la prima, era la più generale: Sacrosantum concilium. La seconda sulla Parola di Dio: Dei Verbum. La terza sulla Chiesa in sé, con Gesù Cristo che è luce di tutti i popoli: Lumen Gentium. E La quarta Gaudium et Spes: Gioia e speranza, la Chiesa nel mondo.

4)  Quando sono arrivato al Concilio, la prima impressione è stata quella di capire la Chiesa: noi qui in Italia pensavamo che la Chiesa fosse un po’ il Vaticano, le missioni… Al Vaticano I erano tutti europei; i vescovi africani erano europei missionari in Africa. Quelli dell’America Latina erano Spagnoli e Portoghesi… Invece al Vaticano II c’erano Africani africani, i Latino-americani erano latino-americani; Asiatici asiatici, che portavano avanti la sensibilità, la mentalità delle loro genti, le loro attese… Noi abbiamo l’idea che la Tradizione significhi “bloccare tutto”. E invece tràdere, in latino, vuol dire “trasmettere”: la Tradizione è restare se stessi sviluppandosi. Papa Giovanni aveva detto: “i Concili sono dogmatici, son fatti per precisare i dogmi; questo deve essere un concilio pastorale”. Qualcuno dei nostri amici lefebvriani ha detto dunque: “Allora non siam mica obbligati ad accettarlo, perchè è un concilio pastorale. Sembra che sia meno. E invece, secondo me,” pastorale”  è un di più, perché un concilio dogmatico dice quali sono le verità, poi, se a te non ti interessano… Lo dice e poi basta… Anche un musulmano può leggere il catechismo. Io ho letto il Corano. Son diventato mussulmano? L’ho letto per cultura. Se quello che leggo lo faccio diventar mio, perchè diventi vita della mia vita, allora sì che diventa importante… Capito allora che “pastorale” vuol dire che coinvolge la vita e l’impegno di ogni persona.
Quando arrivai alla seconda sessione, trovai che i vescovi stavano riflettendo: “Ma come c’è un Concilio e il Papa fa un enciclica così importante senza dirci niente?” Proprio allora  papa Giovanni aveva scritto la Pacem in terris. C’era stata la crisi a Cuba, sembrava che l’America e la Russia per i missili stessero per entrare in guerra. Non volevano fare la guerra, ma non potevano più tirarsi indietro. Kennedy toccò il Papa. Il Papa toccò persino Krusciov e nell’autunno del ’62 fece il famoso appello. “Politici del mondo, fermatevi! Il mondo non vuol la guerra, vuol la pace!” E fu facile per Kennedy dire “Per la Russiano, per il Papa mi fermo.” E anche Kruscev disse: “Per l’America mai, ma per questa volta mi fermo”. Non dissero proprio cosìm ma le cose andarono più o meno in questo modo. E fu così colpito il Papa di essere stato strumento di pace, che fece questa lettera, questa enciclica così importante. Importante non solo perché parlava di pace ma anche perché per la prima volta un papa – i papi di solito scrivono su cose religiose – scriveva su un valore umano, la pace, e si rivolgeva “a tutti gli uomini di buona volontà”. “Ma guardi che non sono cattolici!” “Non importa, io delle verità, così come le ho ricevute e le dico perché possano e debbano servire a tutti.” “E noi vescovi… Ma che figura ci facciamo?” Allora raccogliemmo un po’ di documenti che avevamo e abbiamo preparato questa Costituzione. Non sapevamo neppure come intitolarla. C’erano sedici documenti: per un anno l’abbiam detto “lo schema 17”. Poi i documenti furono ridotti a 12 e fino alla fine è stato lo schema 13. E le prime parole furono: “Gaudium et spes”, “la gioia e la speranza”… “Le gioie e le speranze, le tristezze e le angosce degli uomini d’oggi, dei poveri soprattutto e di tutti coloro che soffrono, sono pure le gioie e le speranze, le tristezze e le angosce dei discepoli di Cristo”. Non c’è più la Chiesa di qua e il mondo di là…

Qui mi verrebbe da dire col permesso del vescovo una barzelletta che raccontavamo… Ha detto che fino a tre le posso dire.

E’ morto un rabbino ebreo e san Pietro gli dice “Vieni in Paradiso!”

“Ma guarda che è un rabbino ebreo!” gli dicono.

“Abbiamo fatto un Concilio: li prendiamo tutti.”

 “Vieni a vedere.” – dice al rabbino. Entra dentro e gli dice: “Guarda, questi sono gli amici protestanti. Questi sono gli Ortodossi. Ma sono sempre dei nostri.”

“Ma anche quei gialli?”

“Tutti buddisti”

“E quei neri laggiù?”

“Quasi tutti animisti”

“Ma guarda!”

Vanno avanti e arrivano accanto a un gran muro. “Parla piano” dice S. Pietro.

“Perché?”

“ Di là ci sono i Cattolici… Credono di essere soli!…”

Vi ricordate che per non mandare all’Inferno i bambini che non erano battezzati li mandavamo al Limbo? E sapete chi ha detto che il Limbo no? E’ stato papa Benedetto. Dicono che è un conservatore, ma quando le cose le deve dire… Lui quand’era cardinale aveva detto ai teologi: “Studiate un po’ questa questione del Limbo. Ci hanno messo dieci anni… Intanto lui è diventato papa. Avevamo pensato all’importanza del Battesimo… Ma non c’è mica nella Bibbia (il Limbo). Lui ha firmato. “E allora dove vanno?” Ma vanno in Paradiso. Perché il mondo, noi diciamo, è il mondo di Adamo. Ma sapete chi è il primogenito di ogni creatura? Adamo sarà il primo nella storia… Ma leggete la Lettera ai Colossesi di S. Paolo. (E qui è facile ricordare le Lettere. Basta sapere: RoCoCo; GalEFi ; ColTeTe;  TiTiTi Fi-E: Romani, Corizi I e II (RoCoCo); Galati Efesini e Filippesi(GalEFi); Colossesi, Tessalonicesi I e II (ColTeTe); TitoTitoTimoteo, Filemone ed Ebrei  (TiTiTi Fi-E). Nella Lettera ai Colossesi S.Paolo dice: “Gesù Cristo è il primogenito di ogni creatura. Tutto è stato fatto per Lui e in vista di Lui.” Ma se il mondo è il mondo di Gesù Cristo, è un mondo soprannaturale. E tutto quello che c’è nel mondo è tutto opera dello Spirito Santo. E’ lo Spirito che si librava sulle acque. Certamente il Signore vuole che tutto quello che è fatto in nome suo sia anche conquista nostra. A un certo punto, quando siamo in grado, vuole che gli diciamo di sì. Ma gli diciamo anche di no. Dio è amore e spirito di Dio, mentre noi abbiamo lo spirito di Adamo.

Ecco: dico subito la terza, se no non ce la facciamo più.

Dicono che uno, quando è arrivato lì, abbia detto a San Pietro:

“Vorrei vedere Adamo”

“Ma non si può!”

“E’tutta la vita che sogno di vedere Adamo”

“Mah… Si dice che tu ti sei comportato bene… Beh, vado a chiedere il permesso.” Torna dopo un po’: “E’ un permesso eccezionale,eh … Ma solo per tre minuti!”

“Ho solo una domanda da fargli.”

 E lo porta da Adamo, un vecchione. “Adamo!”

 “Eh?” “

Parlan tanto del tuo peccato.Chi dice che è stato un peccato di gola, chi dice che è stato un peccato di orgoglio, chi dice che è stato un peccato sessuale. Dimmi, Adamo, come è stato il tuo peccato?”

“Ah!… E’  stato un peccato “originale.”

La cosa è seria. Noi lo chiamiamo originale perché è all’origine. Io dico che è originale anche perché l’origine è dentro: “Io sono così importante che faccio di testa mia!” “Ma guarda che Dio ha detto..” “Ah, io dico quel che voglio. Io faccio quel che mi pare!” “E gli altri?” “Se mi serve, è bene, se no, peggio per loro”.

Il peccato, dunque, è chiudersi, mentre Dio è aperto. Ci mettiamo noi, dentro, nel chiuso. Ma tutto quello che c’è di bello nel mondo è opera dello Spirito Santo. Anche fatto da chi non lo sa. Uno va aprire degli ospedali in luoghi di guerra. Un rischio: che ti ammazzano e ti sequestrano. Non è opera dello Spirito Santo? Dice: “Ma lui non lo sa”. Questa è un’altra faccenda, ma l’azione… Fate il caso che dicano a un magistrato: “Se fai il tuo dovere ti facciamo fuori…” “Io faccio il mio dovere” Non è opera dello Spirito Santo?

I vescovi dunque hanno dunque fatto questo documento (la Gaudium e Spes). Un documento che mi verrebbe da definire un po’ laico. Nel senso che dice delle cose che devono servire a tutti gli uomini di buona volontà:il valore dell’essere umano, di ogni essere umano. Che tra l’altro corrisponde alla Dichiarazione Universale dei diritti dell’uomo, pubblicata dall’ONU il 10 dicembre del 1948: il valore di ogni persona umana, il suo diritto alla vita, alla salute, alla cultura, alla partecipazione alla vita democratica,all’immigrazione… Alcuni hanno detto: “Ma quello è il Vangelo!” Ma se avessero detto questo è il Vangelo, gli altri che avrebbero detto? “Noi abbiamo il Corano!” “Noi siam di Buddha”. L’han detto in modo umano. La carica è stata il Vangelo (Cattolici, Protestanti, Ortodossi) ma l’han detto in modo umano, perché tutti l’abbiano potuto accogliere.

(Dunque, nella Gaudium et Spes, c’è la sottolineatura de)l valore di ogni persona umana, di ogni famiglia, di ogni cultura, di ogni economia, il valore della pace… Per tutti! Ricordo che allora alcuni vescovi dissero: “Ma, allora, dove va a finire Gesù Cristo? Questo è troppo ottimista!” E noi ad ogni argomento abbiamo aggiunto il motivo di fede. Che non è per dire “Loro no e noi sì”, ma per dire “Loro sì e noi ancora di più! Il valore di ogni persona umana, tanto più per te che sei cristiano e sai che Dio si è fatto uomo. Il valore di ogni famiglia, tanto più per te che sei cristiano e sai come Dio ha preso la famiglia come esempio. L’economia? Se siamo nella crisi è per il fallimento dell’economia laica: “Io faccio i miei interessi e gli altri  vadano pure a ramengo!” Ma tu, cristiano, sai cosa ha detto e come ha vissuto Gesù Cristo. Tu hai un motivo di più per vivere un’economia che non sia ripiegata su di te ma che sia al servizio della società. “La pace? .” Ma il Signore è venuto per portare la pace in terra e mica solo agli “uomini di buona volontà”, come dicevamo una volta! Ma agli uomini che sono oggetto della buona volontà di Dio, agli uomini, che Dio ama. Essere cristiani è un motivo di più per essere degli uomini buoni, dei buoni cittadini, degli uomini e delle donne che vivano bene la loro vita e che siano di esempio e di incoraggiamento alla vita buona.

Vedete allora che un concilio “pastorale” non è da meno di uno “dogmatico”. E’ un concilio che impegna i Cristiani ad essere di buon esempio, ad essere coerenti!

Qualcuno ricorderà che ho scritto una lettera a Berlinguer, il segretario del PCI. Ma prima l’avevo scritta a Zaccagnini, il segretario della Democrazia Cristiana, perché prima c’erano stati degli scandali, delle tangenti e il Presidente aveva detto: “Vi meravigliate? In politica fan tutti così!” “No, allora non dire che sei cristiano!” Perché se lo dici, devi dare l’esempio, devi essere coerente.Mons. Tonino diceva: Bisogna saper annunciare: dire le cose come sono; bisogna saper de-nunciare: cioè dire “Guardate, non va bene!” Bisogna anche saper ri-nunciare: e questo costa anche fatica, ma per coerenza col tuo essere cristiano. Guardate allora la Costituzione sulla Chiesa nel mondo contemporaneo come impegna ogni cristiano ad essere coerente con la sua fede.

5) Ma come si fa, concretamente, se tutti i mezzi di comunicazione, la stampa, la televisione, sono informati dallo “Spirito di Adamo”? “Cerca di diventar più ricco! Cerca di avere più potere! Cerca di fare i tuoi interessi”
E’ Dio che dice “Vi insegno io come si fa” Noi abbiamo fatto una guerra. Lui no. Lui Ci ha trattato da esseri umani: ha preso un popolo. Ha cominciato a dire: “Dio non fartelo a tua immagine e somiglianza, come Giove, che era il capo, che metteva a posto gli altri e di notte andava a donne. O Mercurio, dio del commercio, ma anche dei ladri. “No – dice Dio – sono io che ti ho fatto a mia immagine e somiglianza.” E per sapere com’è Dio non descriverlo (se entrate nelle sinagoghe e nelle moschee, non trovate immagini di Dio) ma guarda quello che ha fatto per te. “Io sono quello che sono per te. Ti ho cavato dall’Egitto, ti ho fatto attraversare il Mar Rosso, ti do il pane e l’acqua nel deserto..” Ecco, Dio è quello che è per te. “E tu comincia ad amare anche quelli che non contano niente!” Se leggete l’Antico testamento si parla sempre degli orfani, delle vedove: la fatica dei profeti, perchè sempre, nel popolo, rivien fuori Adamo. Poi viene Gesù a dire: Dio è amore eavete udito che fu detto: “Ama il prossimo e odia il nemico.” Ma io vi dico “Ama il prossimo, ma ama anche il nemico!” Il Signore parla all’umanità tramite Israele. Certamente bisogna saperlo leggere. Il Signore si adatta alla mentalità del tempo. Io dico sempre che ho studiato la storia romana quattro volte: alle elementari, alle medie, al liceo e all’università. E ogni volte in modo adatto a me. Se leggete l’Antico Testamento dovete rendervi conto di ciò. A un certo punto avevano l’idea che per tenere buono Dio bisognava offrire i figli: a Gerico quando hanno fatto il muro nuovo sotto ci hanno messo il figlio minore e sopra il maggiore. Il povero Abramo crede di dover offrire Isacco, ma il Signore dice no. Leggere e saper leggere la Bibbia è una grande novita del Concilio. Gli amici protestanti leggono molto la Bibbia: se si va ad un funerale valdese ci si rende ben conto di quanto rappresenti la Bibbia per loro. Per noi (cattolici) non è ancora così. Ma la Chiesa dice: “Leggete la Bibbia!”. Ce ne fa leggere tanta!. Una volta era ogni anno la stessa cosa. Invece adesso una volta Matteo, una volta Marco, una volta Luca… Magari non capite tutto subito. E’come quando leggete l’Inglese: all’inizio non capite tutte le parole, avete bisogno del dizionario, ma pian piano arrivate a capire cosa dice quel testo. La familiarità con la parola di Dio! Diventarne amici! Quelli più stagionati ricorderanno che una volta, se si arrivava tardi alla messa, si diceva: “Basta arrivare prima che si scopra il calice, perché la messa sia buona.” Come se tutto ciò che c’era prima fosse un di più. Ma la seconda parte è buona perché c’è la prima: è li che il Signore esprime come vede il mondo, vede la nostra vita… Bisogna ascoltarla bene la Parola. E noi (preti) dobbiamo imparare a spiegarla bene. Questa la Dei Verbum, è un’altra costituzione. Sul piano dogmatico non c’è niente di nuovo, ma sul piano pastorale… Gesù è la Parola di Dio, principio eterno. Ma il Verbo si è fatto carne e viene in mezzo a noi. Una volta, quando si andava a messa, mentre il prete parlava noi dicevamo il Rosario. Vuol dire che non era per noi una preghiera, se dovevamo dirne un’altra.

Dicono che c’era un vescovo molto distratto, che una volta tornò dal Concilio e disse:

“Dominus vosbiscum, porca miseria!”

 “Ma, come?”

“Han detto che bisogna dire la messa in volgare!”

 Volgare non in quel senso lì, ovviamente, volgare nel senso della lingua del volgo, della gente. Quando moriremo, entreremo nell’eternità; ma l’eternità, per noi, è un tempo che non finisce mai. Quando ci immaginamo Dio, ce lo immaginiamo con una barba lunga, per la noia di un’eternità che non finisce mai. E invece l’eternità è fuori del tempo, non riusciamo neanche ad immaginarla. Gesù vi è entrato dicendo: “perché non sanno quello che fanno. Padre, nelle tue mani consegnola mia vita. Padre perdona loro: la pienezza dell’amore al Padre e la pienezza della dedizione agli altri. Così è anche quando si rende presente. Vi ricordate: dicevano che bisognava assistere alla Messa. Ma voi assistete se andate a teatro: gli attori agiscono e voi assistete. No, si va a Messa per partecipare, per unirsi al Signore Gesù. Perché anche la nostra vita diventi un “Padre, nelle tue mani…. Padre, perdona”.
“Inchinato il capo trasmise il suo spirito” così recita la nuova e più accurata traduzione dal greco del racconto della morte di Gesù nel vangelo di Giovanni. Con l’ultimo respiro Gesù ha cominciato a donare lo Spirito Santo. Quando poi gli aprirono il costato – è sempre Giovanni a notarlo – “uscirono sangue e acqua”. I Padri dicono: “Come dal costato di Adamo dormiente esce la sposa, Eva, così dal costato di Gesù, dormiente sulla croce, esce la sposa, la Chiesa. Sangue e acqua: battesimo ed eucarestia. Quando andiamo alla Messa, al Culto, andiamo a immergerci nello Spirito che Gesù, rimorto e risorto, continua a darci.

Non c’è dunque niente di dogmaticamente diverso, ma su un piano pastorale,  personale… Si capisce perché il Concilio dice: quello (l’Eucarestia) è il momento più alto, è la forza della vita cristiana.

E Così siamo arrivati alla quarta costituzione: dopo la Chiesa nel mondo (Gaudium et Spes), la Parola di Dio (Dei Verbum), la liturgia (Sacrosantum Concilium) ecco la Chiesa, dono dello Spirito, come comunione (la Lumen Gentium)

Se fate un pranzo di famiglia è importante quello che mangiate, ma è più importante che lo mangiate insieme. L’Eucarestia costituisce la comunità cristiana, la Chiesa. Un tempo era netta la dicotomia gerarchia / laici. Dopo il Concilio si parla di Chiesa come Popolo di Dio. Il popolo di Dio è l’insieme di quelli che sono uniti e inseriti in Gesù Cristo nel battesimo. In tutte le confessioni cristiane si battezza nel nome del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo. Ogni battezzato è chiamato a continuare la vita di Gesù Cristo. Se Lui è il sommo ed eterno sacerdote, ogni cristiano, inserito in Lui diventa sacerdote, nel senso che santifica il mondo, offre a Dio quel pezzo di mondo in cui vive. In Lui ogni cristiano diventa profeta: fa vedere come Dio vuole che si viva la vita. E ogni cristiano è chiamato ad essere re pastore, portatore di pace. Certo ci vuole qualcuno (i pastori) che ti aiuti ad accogliere la Parola di Dio, a rendere presente Gesù Cristo, a fare l’esperienza della comunità. Ma l’importante per noi (pastori) è d’aiutare veramente i cristiani ad essere sacerdoti, profeti, portatori di pace. E per tutti i cristiani l’importante è capire che essere nella Chiesa è continuare la vita e l’azione di Gesù.Ecco, per me, il Concilio è stato un richiamo pastorale alla responsabilità e alla coerenza di ogni cristiano. Anche nei confronti dei cristiani che fanno parte di altre confessioni.

Una volta ci dicevano che entrare in una chiesa protestante era peccato mortale. Poi papa Giovanni ci esortò a guardare alla cose che ci uniscono, prima che alle cose che ci dividono. Non abbiamo lo stesso battesimo? Non abbiamo la stessa Parola di Dio’ E anche la Cena… Intanto cominciamo a lavorare tutti insieme per la pace, la giustizia e la salvaguardia del creato. Lì possiamo e dobbiamo essere veramente uniti.

Son rimasto emozionato anch’io a vedere questo murale: è la Gaudium et Spes! E’ un richiamo al cristiano, che viene qui ad ascoltare la Parola di Dio, che si unisce a Gesù Cristo, che fa comunità per poter essere un portatore di comunione e di pace nel mondo. Vi ricordate: una volta si diceva “Ite, missa est” e noi interpretavamo: “C’è stato un po’ di scompiglio, ma adesso la messa è finita, andate in pace!” L’ha sottolineato persino papa Benedetto: “Missa est”: è la missione! Siam venuti ad ascoltare la parola del Signore, a unirci al Signore presente che ci dà il suo Spirito, a fare comunione fra di noi non per dire come intonava il vecchio inno papale “Al tuo cenno, alla tua voce, un esercito al tuo altar!”,  ma per una missione nel mondo, dopo aver fatto l’esperienza della comunione in Cristo portata dallo Spirito Santo.
il Concilio, in tal senso, è stato davvero una cosa grande. Poi le cose sono andate come sono andate, con tanti pro e tanti contro. Forse anche il ‘68-‘69 ha creato qualche problema perché qualcuno ha esagerato. E allora ci si è chiusi… Anche il Papa nella sua autobiografia dice che è rimasto  sconvolto dal ’68… Diceva padre Congar, questo grande domenicano: “Un vero Concilio per essere ben capito ed essere bene attuato ha bisogno di 50 anni.

Oggi son proprio 50 anni: è il momento giusto perché noi possiamo capire e vivere sempre di più il Concilio Vaticano II.”

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