Pasquale Pirone. Introduzione a “Il Concilio ha 50 anni”

2012.12.05 23 De Conciliis Pasquale PironeTrascrizione dell’intervento introduttivo di Pasquale Pirone a “Il Concilio ha 50 anni.”
Prima sessione. I Testimoni.
Avellino, Chiesa di S.Francesco d’Assisi in Borgo Ferrovia, mercoledì 5 dicembre 2012

Su rete3.net TV: il video dell’intervento

“Rinnovo a tutti il nostro benvenuto, in questa “Chiesa tra le case degli uomini”, come recita lo striscione davanti quella porta. E’ in questo spirito che l’Associazione “rete3”, un’associazione di laici credenti e non, e la Comunità Cristiana della Piana, una comunità di preghiera e di condivisione ecumenica, si sono posti il problema di come ricordare il Concilio senza che questo ricordo diventi una commemorazione. Il Concilio è vivo, noi crediamo, ha ancora tanto da esprimere e tanto da dire. E’ per questo che abbiamo scritto nel titolo “Il Concilio ha 50 anni” e non “A 50 anni dal Concilio”. Vogliamo appunto proporvi un ciclo di incontri, che oggi è alla sua prima puntata. Sarà articolato in tre “sessioni”. Tra nove giorni avremo con noi il pastore Paolo Ricca, che è stato all’epoca giornalista accreditato per le Chiese riformate: era dalla sua penna che partivano i report che informavano quel mondo su quanto avveniva tra le mura vaticane. E continueremo ancora fino a primavera inoltrata con altre due sessioni di due incontri ciascuna: la seconda sulla Chiesa, sul recepimento del Concilio in questi 50 anni; e successivamente, invece, una riflessione sul rapporto tra Chiese e fede, politica società e cultura. Dei dettagli vi informeremo man mano.

La mia generazione è quella di chi oggi ha 50 anni. La sera fatidica del Discorso della Luna mancavano 18 giorni alla mia nascita. Io ho avuto la fortuna – e così quelli che hanno i miei anni – di nascere in quel clima, di vivere in quella Chiesa, di respirare quell’aria fresca, di crescere da adolescente e poi da giovane in una Chiesa che si sforzava di farsi realmente compagna all’umanità. Ed è questo che chiediamo alla nostra Chiesa. Di imparare ogni giorno la lettura dei segni dei tempi, la compagnia, la vicinanza ai deboli di questa terra, a tutti gli uomini, in ciascuna condizione.

Volevamo in un primo momento fare questi incontri in un contesto laico, perché ci sembrava opportuno non parlare al pubblico solo delle parrocchie, ma all’intera nostra città, “a tutti gli uomini di buona volontà”, per usare una definizione “conciliare”. Poi ci siamo detti che nessun posto era più “laico” e significativo di questo: anche se è una chiesa è un luogo che non è scostante per chi non crede.
E’ una chiesa che nasce in quegli anni, che conserva questo straordinario Murale alle mie spalle, che mi emoziona ogni volta che entro. Ma è anche un luogo simbolo – questa chiesa, questo territorio –  delle contraddizioni che il mondo globalizzato ed anche la crisi particolare che attanaglia la nostra città ci fa sperimentare: nel raggio di poche decine o centinaia di metri c’è la stazione che sta chiudendo, c’è l’Isochimica con i suoi veleni, c’è la FIAT con il suo momento difficile, c’è il lavoro che manca, ci sono le famiglie di questa città che arrancano.

E’ in questo momento particolare dunque che si situano i 50 anni del Concilio e questo ciclo di incontri.
Il concilio sarà vivo se camminerà sulle nostre gambe, se riusciremo come Chiesa – non solo come gerarchia ma come laicato – a vivere pienamente la fedeltà a quei giorni e la fedeltà, per chi crede, a Nostro Signore.

Sono cresciuto insieme a voi leggendo gli scritti di mons. Bettazzi, seguendolo spesso con la preghiera. Ricordo che nei giorni di Sarajevo, quando lui, mons. Tonino Bello e tanti altri erano lì a sperimentare per la prima volta l’interposizione di pace attiva, in piena guerra, noi delle parrocchie eravamo in giro col furgone della Caritas a mettere insieme gli aiuti materiali da mandare in Bosnia, facendo i furieri nelle retrovie. Oggi avremo  il piacere di ascoltarlo.”

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