Ettore De Conciliis. Il Concilio e il Murale della Pace.

2012.12.05 Ettore De Conciliis piccolaTrascrizione dell’intervento di Ettore De Conciliis in “Il Concilio ha 50 anni.”  Prima sessione. I Testimoni.
Avellino, Chiesa di S.Francesco d’Assisi in Borgo Ferrovia, mercoledì 5 dicembre 2012

Su rete3.net TV: il video dell’intervento

Sono emozionato e compiaciuto di essere qui, ancora una volta nella Parrocchia di San Francesco.

Ci sono delle mancanze. Delle mancanze a cui devo molto. Una di queste è quella di mons. Ferdinando Renzulli. Mons. Renzulli è assente da qualche anno, ma il suo spirito  è ancora qui tra noi. Non saremmo qui se non ci fosse stato lui. E insieme a lui il mio carissimo collaboratore, Rocco Falciano, il pittore che ha seguito tutte le vicende della mia attività artistica.
Ho sentito delle cose che mi hanno dato grande piacere: il Concilio Vaticano II non è solo commemorato da noi; è quello che questa sera proviamo a fare, alla presenza significativa, importante di un padre conciliare. Don Luigi Bettazzi è stato un riferimento importante per me ed anche per don Ferdinando Renzulli quando ideammo quest’opera che è alle mie spalle (“Il Murale della pace (Bomba atomica e coesistenza pacifica”, 1964-65, n.d.r.) e che ora io guardo come se non fosse la mia, perché sono passati quasi 50 anni. La guardo con la distanza con cui si guardano le cose che sono state fatte tanti anni fa. Io avevo capito qualche cosa del Concilio Vaticano II, credevo di averla capita. Ero giovane allora e avevo concepito tutto il disegno, il progetto, con l’aiuto di don Renzulli, proprio perché quel che avevo capito era dentro il mio animo. La lezione di papa Giovanni era con me… In questo miscuglio di idee che mi venivano dalle mie letture, dalla mia ricerca, dal mio contatto con gli amici e i compagni di strada, riuscì a capire che in una  chiesa della mia città, della città dove sono nato, era possibile dipingere  qualcosa che non fosse una vecchia figurazione pietistica, la solita immagine di volti sofferenti, lacrime e cuori trafitti, con santi e madonne di tipo pagano, di cartapesta come quelle che si vedono nelle nostre chiese,  non solo del Sud Italia. Avevo capito che bisognava fare qualcosa che avesse a che fare con la storia  delle sofferenze degli esseri umani, delle persone che vivevano la mia stessa avventura sul territorio. Ecco perché ci sono queste immagini alle mie spalle. Sono i temi classici della guerra, sul lato destro e della pace, sul lato sinistro. Al centro c’è una immagine terribile: l’esplosione delle prime bombe atomiche  nel ’45 ad Hiroshima e a Nakasaghi.. Io avevo vent’anni, e non potevo non capireche quell’evento minacciava in modo terribilmente forte il sistema della pace nel mondo… E poiché questa chiesa è legata ad un grande nome, al pacifista dei pacifisti, vale a dire a S.Francesco d’Assisi, io sentii che era proprio necessario fare qualcosa che evidenziasse attraverso le immagini questo grande tema della minaccia nucleare alla pace nel mondo. A destra c’è l’immagine delle fosse comuni, segno dell’omicidio che purtroppo è nella storia comune degli uomini. Ancora oggi abbiamo più di 25 conflitti attivi nel mondo. La pace è minacciata dappertutto.

Ma c’è anche nel mondo una volontà di opporsi e di contrastare la violenza. Ecco perché qui a sinistra c’ è una grande metafora  figurativa di uomini e di donne che sono raccolti simbolicamente attorno all’immagine, tratta da quella del Cimabue ad Assisi, di S. Francesco.

Cosa sono queste facce oggi? Molte sono immagini di contadini meridionali. La storia del Mezzogiorno è fatta di contadini, di cavalieri di asini e muli, di occupazione delle terre,  dalla facce anonime dei nostri padri. Insieme a loro ci sono facce riconoscibili. La stampa e lo scandalismo degli anni ’60 vide in questo lavoro anche personaggi che in realtà nel murale non ci sono. Ci sono senz’altro i leader del mondo, della cultura e della politica. C’è un volto soprattutto che voglio indicarvi. Vicino a un grande vescovo di Avellino come mons. Pedicini e all’allora vescovo di Ariano, mons. Pasquale Venezia, c’è il volto di Fidel Castro, dittatore a Cuba. Ebbene quel dittatore, responsabile della fuga di tanti boat people, era il capo di un paese profondamente cattolico. E’ lo stesso dittatore accolto a Roma da papa Woityla, lo stesso che ha accolto con rispetto il Papa a l’Havana, a Cuba. Perchè c’è il volto di quel dittatore? La Pace non si fa da soli. Non si fa se ci si ascrive a un solo mondo, a una sola parte di società, ad un solo partito. Si fa, se si dialoga con gli altri. Ecco perché nel murale c’è perfino un ateo, Bertrand Russel, lì vicino a quelle donne del popolo, vicino alla Ibarruri, una delle protagoniste della resistenza anti-franchista in Spagna. E c’è Cesare Pavese, il lucano Rocco Scotellaro, c’è il nostro concittadino Guido Dorso, troppo spesso dimenticato o di cui si conosce il nome senza conoscerne le opere. C’è il nostro Francesco De Sanctis, accanto a Papa Giovanni e a persone come Pier Paolo Pasolini e Moravia, le cui opere allora erano all’indice.

Ecco tutte queste cose sono alle mie spalle, ma sono davanti a me come una presenza  costante cui ancora oggi faccio riferimento.

 

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