Bettazzi: «L’essere umano è il bene comune da salvare»

di Sonia Acerra, da “Il Mattino”, edizione di Avellino, del 6 dicembre 2012, pagine 29 e 32.

«Il Concilio Vaticano II è stato un Concilio pastorale e non dogmatico e a mio parere questo lo ha reso più importante. I dogma dicono delle verità a cui ciascuno può fare o meno riferimento, l’ottica pastorale invece ha inteso aprirsi al mondo non solo dei credenti, ma a tutti gli uomini di buona volontà. Quello di cui si è discusso e scritto coinvolge ancora la vita di tutte le persone e le impegna, senza trascurare quell’ in più per chi crede». Queste le parole di monsignor Luigi Bettazzi, padre conciliare e vescovo emerito di Ivrea, ospite ieri sera nella Chiesa di San Francesco d’Assisi al Borgo Ferrovia.

L’incontro con Bettazzi è il primo appuntamento di una serie che arriverà fino a maggio e sarà articolata in tre sessioni. Il tema di questo ciclo è «Il Concilio ha 50 anni. I testimoni, la Chiesa e la società». Ad organizzare l’incontro l’associazione «rete3.net» e la Comunità cristiana della Piana. Accanto al vescovo di origine trevigiana anche il maestro Ettore De Conciliis, avellinese, artista di fama internazionale e autore del Murale della Pace che si trova proprio nella Chiesa di San Francesco d’Assisi.

«In quegli anni ci si è adoperati – prosegue Bettazzi – a superare l’idea di una Chiesa di qua e un mondo di là. Non c’è separazione perché tutto quello che c’è nel mondo è opera di Cristo, prima creatura dell’umanità secondo San Paolo. Per questo si pensò di parlare a tutti gli esseri umani e dei loro diritti. Si precisò il valore dell’essere umano in sé, della famiglia, della pace, della cultura, della politica e dell’economia.

Tutti valori comuni che non hanno una precipua religione, ma che non evitano di impegnare in maniera forte anche ciascun credente e cristiano». In un discorso colloquiale e intercalato anche da battute, monsignor Bettazzi, sottolinea la coerenza per chi ha fede.

«Per un credente è necessario imparare a fare delle rinunce – aggiunge il vescovo emerito di Ivrea – Questo comporta fatica, ma è quanto richiede in alcuni momenti la nostra fede. In ogni argomento affrontato nel Concilio c’è un riferimento al credente. È stato,infatti, ricordato ai cristiani che è ancora più importante essere uomini se Dio stesso si è fatto uomo.

Sull’economia, che oggi versa in condizioni critiche, è stato detto che il cristiano deve lavorare per un’economia al servizio degli altri e non del proprio profitto e per la politica, se rubi perché lo fanno tutti, non dire che sei cristiano. Se credi, devi essere coerente con quanto professi ed essere di buon esempio,cominciando con l’essere dei buoni cittadini».

Bertazzi racconta anche aneddoti personali sulle fasi conciliari, mentre fa un resoconto di quegli anni e del lavoro prodotto, e sottolinea come il Concilio fin dalla liturgia rinnovata abbia aperto la stessa Eucarestia a un momento più conviviale, come un pranzo di famiglia, e la lettura della Parola di Dio più alla portata di tutti, invitando a prenderne familiarità. «Dio è quello che è per te – continua Bettazzi – e ricordiamo che ha creato il mondo per ciascuno di noi, pensando a noi perché ci sta amando da sempre. L’unica cosa che vuole per noi è che viviamo la nostra vita amando». Figlio del Concilio Vaticano secondo è anche il Murale della pace, realizzato da Ettore De Concilis con Rocco Falciano e voluto dall’allora parroco don Ferdinando Renzulli, più volte ricordato nella serata. «In quell’epoca pensai a rappresentare da una parte la guerra – spiega De Conciliis – tentazione umana sempre attuale e dall’altra la pace raffigurata da San Francesco, uomo di pace, da gente comune e da volti noti che crearono scompiglio in quel periodo.

L’idea, però, era quella che non si può fare la pace se non si dialoga con tutti».

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