Giuda: l’anti-ipocrita

Non potendo sperare di essere ‘ospitato’ nelle pagine di Repubblica, scrivo su questo blog inserendomi, presuntuosamente, nel Dibattito sulla figura di Giuda iniziato con l’articolo di Gustavo Zagrebelsky ” Quel Giuda politico sarebbe più eversivo  ” (29/08/2012) e proseguito con l’odierno articolo di Eugenio Scalfari ” Giuda e l’autonomia della politica “, per evidenziare quanto siano diventati ‘abusati’ e, purtroppo, ‘svuotati’ i termini di «carità» e «bene comune» citati dall’illustre articolista e cari anche all’altro opinionista.

Scalfari afferma che “Giuda non ha amore per gli altri” e, dunque, “non c’è carità nel suo animo politico”. Continua, quindi, affermando che “Giuda […] è uno «zelota» che ha una visione precisa di quello che, per la sua parte, è il bene comune del popolo di Israele…”.

Ed eccoci al punto: l’abusato concetto di «carità/bene comune» equamente condiviso (… forse per convenienza ?…) da credenti e non credenti, laici, religiosi o intellettuali che siano.

Concetti che, nel tempo, sono stati sempre più svuotati della loro fondamentale e, direi, peculiare caratteristica: la gratuità.

Credo che tanto la «carità» — per essere tale — che il «bene» — per essere comune — debbano obbedire alla stessa necessità: l’assoluta assenza di calcolo o ricompensa. In ogni campo di applicazione.

Entrambe non possono privilegiare una parte a discapito di un’altra: la «carità/bene comune» si «fa» senza ‘se’ e senza ‘ma’. Altrimenti, bisogna identificare le nostre azioni con altri attributi.

La conclusione di Scalfari sulla Chiesa/Istituzione, paragonata ad una Scatola (l’Istituzione) spesso molto più grande del Contenuto (la Pastoralità), è assolutamente condivisibile nella sua oggettiva realtà ed è anche la causa prima della sofferenza dei molti credenti che ne fanno parte a vario titolo (cani sciolti, dissidenti, eretici o quant’altro …. l’etichetta non cambia la sostanza …).

Il “Giuda/traditore che è in ognuno noi”, il nostro «doppio», appunto, è da sempre parte integrante della condizione umana — quindi non è una condizione di questo tempo — ed è superabile solo in virtù di quanto è stato sempre insegnato da tutti i Grandi Spiriti o Anime o Profeti che sono comparsi lungo l’intera Storia dell’Uomo: Amore=Gratuità.

Anche il Maestro cui dovremmo riferirci noi cattolici, Gesù, parlava di “farsi piccoli”, intendendo un modo di vita inversamente proporzionale al nostro essere/sentirsi “grandi”. Altri, sempre tra noi cattolici, hanno pensato bene di travisare (sessualmente) tale invito. Cito anche il caso recente di un tal “celeste” che, in piena deriva politica ‘visionaria’, è stato capace di citare Gesù come “Quello incapace di scegliersi gli apostoli …!”.

E se lo dice lui …..!

 

Massimo De Vinco

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