GUATEMALA

“Abbiamo giurato sulla bara di Paolo Borsellino che avremmo fatto tutto e di tutto fintanto che non fossimo entrati nella stanza della Verità. Ora ci siamo (…). Quando la Verità è una verità difficile, quando è una verità contrastata, negata, e quando, addirittura, si arriva al punto di costruire, a tavolino, una verità apparente che fa a pugni con la Verità vera, perché non si vuole la vera Verità, quando è così difficile… per smontare quella verità apparente, non bastano neanche dei bravi magistrati: ci vuole un Paese Onesto”.

Antonio Ingroia, Via D’Amelio – 19 luglio 2012

Un Paese Onesto. Che pretenda luce in quella stanza ancora troppo buia. Per “voltare pagina”, finalmente. Come era scritto, nero su bianco, nella sentenza/ordinanza del Maxiprocesso. Quello istruito da Caponnetto, Falcone, Borsellino, Guarnotta e Di Lello da cui, per tanti versi, tutto è cominciato: la prima radiografia di Cosa Nostra, i boss alla sbarra, la Cassazione che, nel gennaio del ’92, non annulla. Lo Stato che, per una volta, unitariamente, si ricorda di essere tale. “Equilibri” incrinati, le Stragi. La Trattativa. Come dice Caselli un “piatto sporco”. L’ indicibile “fuoriscena”, come un intermittente puzzle, ancora parzialmente indecifrato.

Un popolo onesto. Partecipe, presente. Che passi attraverso muri sostanziali e di parole. Che ricordi un alfabeto non soltanto economico. A testa alta. Se esiste o non esiste dipende da ciascuno.

Un pensiero riguardo “GUATEMALA

  • 26 Luglio 2012 in 16:33
    Permalink

    In molti, quando (al mattino) suona la sveglia, fino a che non prendono un caffè, sono inavvicinabili, non reattivi.
    Nella migliore delle ipotesi, chi ce la fa, attrezzi (almeno) 4.000 caffè.
    Per quando le sentinelle vedranno spuntare l’attesa aurora.
    Collettiva.

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