Non citare il Vangelo invano

Non è un comandamento ma dovrebbe esserlo. Troppo spesso si offrono del Vangelo interpretazioni improprie, strumentali, capziose; e la cosa è ancor più grave quando queste operazioni sono compiute proprio dalle persone che, in teoria, sarebbero deputate alla guida del popolo di Dio.
Per commentare l’ennesimo scandalo che ha travolto la curia vaticana Benedetto XVI ha fatto riferimento alla parabola della casa sulla roccia: “Cadde la pioggia, strariparono i fiumi, soffiarono i venti e si abbatterono su quella casa ma essa non cadde perché era fondata sopra la roccia” (Matteo 7, 25).
Ma con questo suo dire il nostro Benedetto papa, in pratica, identifica la sua curia con l’intera Chiesa e questa tesi non mi sembra per niente corretta, anzi, per dirla tutta, ritengo che si tratti di un’autentica idiozia.
È la Chiesa tutta intera, la Chiesa popolo di Dio, la Chiesa assemblea dei credenti che non andrà mai in rovina perché costruita sulla roccia di Cristo; su questo non vi è alcun dubbio. Ma la curia vaticana non è la Chiesa tutta intera; tutt’al più, per alcuni aspetti, la rappresenta. Essa ne è solo una sua componente istituzionale; una componente regolata da leggi umane, che segue logiche umane. E se non va in rovina non è certo per una speciale protezione dall’alto ma solo perché, come tutte le istituzioni governative degli stati sovrani, è difficile da rovesciare. Conseguentemente non c’è niente di strano che anch’essa sia popolata da personaggi ambigui, intenti a tessere segrete trame; tutte le istituzioni hanno i loro corvi, perché non il Vaticano? È normale che sia così e non c’è motivo di gridare allo scandalo né di invocare a sproposito il Vangelo. La vicenda del corvo – o dei corvi, laici o chierici che siano – non minaccia affatto la Chiesa popolo di Dio; minaccia solo il papa e il suo codazzo di ridicoli cicisbei. E che questa Chiesa vada in rovina mi lascia del tutto indifferente, anzi, per certi versi, mi fa anche piacere.
Piuttosto, citazione per citazione, mi viene in mente un passo dell’apostolo Paolo: “Tutto concorre al bene di coloro che amano Dio” (Rm 8, 28). Spero che le vicende di questi giorni inducano noi tutti, popolo di Dio, a riflettere su cosa è veramente “Chiesa” e cosa invece non lo è.

Un pensiero riguardo “Non citare il Vangelo invano

  • 2 Giugno 2012 in 16:55
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    Raccontavo, qualche ora fa, a un amico che in settimana sono andato all’Eremo di Camaldoli ed ho sentito dalla voce del più anziano dei Monaci (93 anni, giunto all’Eremo nel 1931) questo racconto: “Sono venuto qua, da Ravenna, con i miei Genitori, quando avevo 8 anni e, vedendo quei Monaci, dissi: Voglio stare qui. Mi dissero: Ma c’è la foresta, ci sono i lupi. Io risposi: se ci stanno loro, posso starci anch’io. Mi mandarono a studiare e, da quando avevo 12 anni sono qui”.
    Negli anni, c’è da augurarsi che (magari in sogno) abbia raggiunto anche qualche futuro Papa la stessa premurosa attenzione (“Qua ci sono i lupi…..”).
    Per noi mortali, resta un mistero dove siano stati scorti, fra le Mura Leonine, Monaci (se non proprio pecore) che conducevano una vita rassicurante di preghiera.
    Di una cosa, comunque, posso rendere testimonianza: nel lunghissimo segmento ideale ad un cui estremo si potrebbe collocare la prossimità all’Amore ed all’altro lo Stato della Citta del Vaticano, quel Monaco mi pareva felicemente assestato nei pressi del primo vertice.
    Mi sono perfino chiesto se lo stesso concetto che possano esistere “carte segrete” lo abbia mai sfiorato.
    A proposito: l’Eremo di Camaldoli vive dall’anno 1012 (ha quasi 900 anni più dei Patti Lateranensi ed ha vissuto poco meno di 1000 in più rispetto all’8 per mille).
    E lo dimostra, splendidamente.

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