Monarchie assolute

Mi è recentemente capitato di dover aiutare mio figlio (classe quinta elementare) in una ricerca scolastica: oggetto del compito era il significato di monarchia assoluta.
Mi sono subito diretto su Wikipedia, un sito molto utile per chi, avendo poco tempo a disposizione, sia alla ricerca di informazioni sintetiche, schematiche e dotate anche di una discreta attendibilità.
Non mi era ignoto il significato generale di assolutismo monarchico – un tipo di ordinamento istituzionale in base al quale tutto il potere è concentrato nelle mani di una sola persona, il sovrano – né che si trattasse di una forma di governo ormai quasi in disuso, limitata a pochi stati nazionali: non sapevo, però, quali fossero.
Ho così appreso che questi Stati sono sette: il Brunei, l’Oman, il Quatar, l’Arabia Saudita, lo Swaziland, gli Emirati Arabi Uniti e … la Città del Vaticano.
Il Brunei è un sultanato; il sultano è Hassanal Bolkiah, quello che ha la collezione di Ferrari, Bentley e Rolls-Royce; quelle vere, ovviamente, non i modellini. Per non parlare della carta da parati rivestita d’oro e dei diamanti sulla rubinetteria.
A capo dello Swaziland c’è il re Mswati III, quello che si sposa circa una volta l’anno scegliendo la sua nuova moglie tra tutte le vergini del suo regno nel corso della cosiddetta “Danza dei giunchi”, nella quale diverse migliaia di adolescenti danzano nei costumi tipici locali – cioè seminude – al suo cospetto: ha 37 anni e pare che attualmente abbia 13 mogli e 25 figli. Il suo è uno dei paesi più poveri del mondo ma lui vive in un lusso sfrenato.
Non mi sono peritato di raccogliere informazioni sugli altri sovrani, tutti compresi fra i dieci uomini più ricchi del mondo: non nutro simpatia per chi ha redditi troppo elevati e, peggio ancora, li ostenta.
Solo mi domando e dico: senza neanche bisogno di scomodare le teorie politiche di Montesquieu o di appellarsi a ecclesiologie conciliariste, non sarebbe opportuno ripensare alla gestione interna del potere nella Chiesa, non fosse altro per non vedere il nostro benedetto papa – che volenti o nolenti ci rappresenta tutti – accomunato a certa gente? Qualche malpensante potrebbe essere indotto a credere che non è molto dissimile…

 

 

 

Un pensiero riguardo “Monarchie assolute

  • 18 Aprile 2012 in 23:22
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    Caro Pietro, io sarei “realista”, chiederei “impossibile”: l’abolizione della Città del Vaticano.
    Mi sembrerebbe più bello coltivare la prospettiva di poter assistere ad una trasformazione dello SCV in una Fondazione, liberando tante belle anime di Cardinali e “alti Prelati” dalle incombenze curiali e della gestione della Fabbriceria di San Pietro, che non ambire a poter far svolgere (magari nella Parrocchie del mondo “cattolicizzato”) le Primarie per eleggere i Parlamentari di un Organo legislativo o quant’altro.
    Sai, vero, quale era l’interpretazione che (ai tempi del Concilio) si sussurrava fosse sottesa a SCV?
    Non già: Stato Città Vaticano, bensì: Se Cristo Vedesse.
    Con la profetica aggiunta di: Sarebbero Cavoli Vostri.

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