Assonanze

Non ricordavo di aver sentito parlare di un “Vescovo del Sud Sudan venuto da Brescia”, prima di aver udito per radio la notizia della sua morte,  due giorni fa, d’infarto, mentre celebrava l’Eucarestia.
Oggi, leggo di lui, sul CORRIERE DELLA SERA, “che si batteva contro l’arruolamento dei bimbi soldato”. Leggo anche tante altre cose che lo tratteggiano come un testimone importante: uno dei tanti “cervelli”, la cui fuga dal nostro Paese è stata indirizzato dal cuore verso gli Indios del Messico, gli immigrati di Cincinnati o gli ultimi africani.

Fra i registrati all’Anagrafe col cognome Mazzolari, don Cesare non è stato certo il primo a dedicare tutta la sua vita agli altri, e in primo luogo ai bambini. Come don Primo, anche Cesare, il monsignore,  aveva trovato la forza e l’originalità per coniugare la Fede in forme destinate ad essere apprezzate più “dopo” che “durante” la vita.
Pensavo ancora a don Cesare e a don Primo, quando il titolo a tutta pagina di un altro articolo di oggi, stavolta de LA STAMPA, mi ha rimandato a Brescia, ai bambini e al dramma delle armi : “Nelle elementari bresciane a lezione di doppiette”. E in occhiello: “Nella patria dei cacciatori: Fa parte della nostra cultura. Destra e sinistra d’accordo: ‘E’ come insegnare il dialetto’ ”.
I due articoli li ho davanti. Guardo le loro foto a colori: i bambini hanno la stessa età, 6-7 anni. Sul CORRIERE  (pag. 12 – Esteri) c’è un bambino in armi, nell’Africa immensa. Gli occhi sorridono, un pò sforzati, mentre ragge a  a tracolla il peso di un fucile, come fosse un giocattolo mai conosciuto;
Su LA STAMPA (pag. 19, in Cronache) la doppietta è a spalle di un cacciatore, in tuta mimetica in una radura ai margini di un bosco. Fa – recita lo slogan – “Educazione alla natura”. Accanto a lui, due bambini, anch’essi in tuta; uno guarda in alto e, forse, mima con braccia e mani un’arma inesistente puntata verso le sovrastanti fronde . L’altro bimbo, più piccolo, lo osserva con interesse e attenzione.
Quante assonanze…
Faccio mentalmente qualche conto: quando Cesare fu ordinato Sacerdote, a Firenze, così come altrove, operavano dei Gruppi di giovani “attenti” a quello che si qualificava “Terzo Mondo”.
Anche da Firenze, qualcuno, il Terzo Mondo, lo raggiunse davvero e lo amò irresistibilmente: don Renzo Rossi, don Giacomo Stinghi, ed anche alcuni  laici, qualcuno alle prese con le allora “costose”, prime, obiezioni di coscienza al servizio militare: come Andrea Zorn e sua moglie Vanna Rogai.
 Ammettiamolo: in quegli anni, nessuno che rimase qui pensava di esporsi un giorno al rischi di assistere, impotente, alla implosione dei primi due “Mondi”, o all’affermarsi – con toni penosamente nostalgici – di (supposte) “culture localistiche”.

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