Liberté, egalité, in fila per tre (alle tre…)

La scusa è la “trasparenza, la correttezza, l’imparzialità”, la “tutela del diritto di scelta dei genitori”, “l’autonomia scolastica” che ha “fatto definitivamente tramontare l’appiattimento delle scuole riconducibile ad offerte omogenee e sovrapponibili”. Il sospetto è la voglia di pubblicità, l’autopromozione, la vanagloria, la fregola di far notizia (“i giornali devono scrivere che qui, per entrare, si fa la coda”). E così anche domani, dopo l’esperienza degli scorsi anni, qualche centinaio di adulti avellinesi  sperimenterà i rigori dell’alba di gennaio (previsti 0 gradi alle 6) e condividerà, almeno in parte, l’umiliazione cui da anni si sottopongono gli extracomunitari per le file-lotteria dei permessi di soggiorno e delle quote d’ingresso. Qui, in ballo non c’è per fortuna né la vita, né il lavoro (né tantomeno l’ultimo I-phone o il metà prezzo da Harrods), ma più prosaicamente l’iscrizione di un proprio figlio nella scuola media sotto casa, quella cui si avrebbe diritto perché pubblica e comunale, la naturale scuola del quartiere. E invece c’è l’autonomia, la trasparenza. E anche una preside (ma la colpa è del Consiglio d’Istituto, dice lei nella lettera pubblicata nel sito della scuola), incapace di trovare “un  sistema diverso dall’ordine di arrivo”.

Un criterio di preferenza territoriale? O un pubblico sorteggio, fatte salve le scelte soddisfabili? Una barbarie, ha detto (sempre lei). E allora via con le paraolimpiadi dell’indecenza: tutti in piedi all’alba, ad affollare il cortile della scuola, l’Enrico Cocchia. Per far parlare i giornali, appunto. “Prenotazioni” rigorosamente “in ordine d’arrivo”. A letto presto e sveglia all’alba. Cordate tra papà, conteggi febbrili (non  più di 6 bambini provenienti dalla stessa classe e non più del 60% per sesso) e pipì trattenute. E per prevenire accessi di rabbia, Carabinieri allertati. Al limite del  “procurato allarme”, direi. Ma niente paura: un puntiglioso regolamento tutelerà ogni famiglia (“È possibile l’alternanza dei genitori 2 volte e (…)  sono state predisposte altre 2 possibili firme per conservare il numero d’ordine di arrivo”) e proteggerà i valori (sì, la trasparenza, la correttezza, il diritto di scelta, l’avevamo dimenticato…). Con qualche balbuzie di consecutio (“a partire dall’ora che il primo genitore ritiene utile“ “nel caso il genitore andasse via…. perde il numero d’ordine…” ), qualche cripticità in burocratese  (“Il genitore che accede per primo nel cortile della scuola firma per ricevuta della presente nota e per presenza”) e qualche concessione alla pietà verso i tonni della mattanza: “Al fine di alleviare il sacrificio (!) è stato allestito un distributore di bevande e merende e sono aperti i servizi igienici (…) 100 sedie sono disponibili per essere utilizzate a rotazione nel cortile della scuola”. 

Se ci sarà la musica, faremo il gioco della spazzola.

P.S. L’orario ufficiale di “gioco” è fissato per le 15. Ma la preside, nella sua lettera, fa sapere  che sarà presente già alle 10. E a voce dà disposizioni al custode di tenersi  pronto per le 5. Chi volesse tirar tardi è avvisato.

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