Una Casa sulla Roccia

E’ il tardo agosto del 1982. In un villino della campagna irpina tra Prata e Tufo, un padre e un figlio si salutano, senza saperlo, per l’ultima volta. Pochi giorni dopo il padre, il generale dei carabinieri e prefetto di Palermo Carlo Alberto Dalla Chiesa, cade vittima di un’attentatato mafioso. Con lui, in via Carini, muoiono anche la giovane moglie, Emanuela Setti Carraro e l’agente di scorta Domenico Russo.

Ma c’è un’altra emergenza in Italia, oltre alla mafia, che in quegli anni sta dilacerando il Paese ed è intimamente collegata ad essa, come una metastasi: è la piaga della tossicodipendenza. Spinta dagli interessi criminali e da un forte disagio sociale, l’eroina miete vittime ovunque, anche nella provincia più interna, che a lungo se ne è creduta immune: nei quartieri più degradati, ma anche nei licei e nelle famiglie-bene. Ad Avellino, un gruppo di 5 ragazzi – è il 1985 – prende coscienza del problema, si organizza, trova sponde, coinvolge alcune mamme disperate e coraggiose e se ne fa a sua volta coinvolgere. In breve riesce ad ottenere la gestione di un prefabbricato leggero ai limiti del quartiere più popolare della città, Rione San Tommaso. Non è grande ed è di legno: lo chiamano “la Casa sulla roccia” e ci vuole coraggio, quasi faccia tosta, a sostenerlo.

Morto il generale, il villino di Prata, intanto, è rimasto vuoto. Anzi, violato. Svuotato di tutto da mani rapaci, che forse non cercavano solamente mobili ed arredi di qualche valore. Nell’atrio una civetta morta, ad accrescere desolazione e sfregio. Il piccolo paradiso appartato, animato dal canto estivo dei grilli, dalle lucciole e dai giochi spensierati dei nipoti, ridotto a una scatola vuota, muta ed inutile.

E’ il destino e la violenza di alcuni uomini, ma anche il cuore e l’intelligenza di altri a tessere i fili misteriosi dell’incontro di quelle due storie.

Villa Dora a Prata (AV)

Per volontà dei figli, il villino di pietra, cemento e tufo passa di mano, diventa lui il cuore pulsante di una Casa, che ora sì, è veramente, sulla roccia. Rimane quel nome gentile, a segnare una continuità di valori e di affetti: Villa Dora, il nome della madre di Nando, Rita e Simona, il nome del grande amore della vita del generale.

25 anni dopo, è finalmente tempo di bilanci, di festa e di legittimo orgoglio: sono passati in centinaia da quelle stanze e dai moderni locali nati tutt’intorno alla casa. Luoghi dove si riscopre la dignità, si riassapora la voglia di futuro, si impara, piano piano, a camminare sulle proprie gambe e a risollevare lo sguardo. Oggi la Casa sulla Roccia, grazie ai tanti che ci lavorano o donano il proprio impegno ed anche a quel “più” di idee e managerialità portata dall’attuale presidente Mauro Aquino, è un’associazione articolata, in crescita, attiva in più campi del sociale: dalla lotta alle dipendenze, alle adozioni internazionali, all’impegno, su più piani, per la cultura della legalità e della solidarietà. Una cultura che persino “si mangia” e “si taglia a fette”: col pane e le focacce dei forni e delle panetterie a marchio Villa Dora, mentre si avvia la produzione di miele e di prodotti biologici.

Nel cuore della vacca. Avellino e il mito dell'isola feliceNello stile di questo cammino, la festa ha voluto tradursi in un momento di riflessione offerto all’intera città, il 22 ottobre, sulla presenza criminale ad Avellino e provincia, su un titolo “Nel cuore della vacca?”, che ha trasformato in domanda la convinzione di molti Irpini di abitare una terra, che nel relativo isolamento e nella presunzione di un’alterità di valori, potesse assicurare ai suoi figli almeno sicurezza dalla violenza criminale dilagante nella Campania costiera. Su questo tema sono stati chiamati a confrontarsi, con Nando Dalla Chiesa e don Tonio dell’Olio di Libera, giornalisti e scrittori campani (Raffaele Sardo, Maria Grimaldi, Generoso Picone) e dirigenti locali delle forze dell’ordine (il col. Imparato, della Guardia di Finanza e il dott. Picone della Squadra mobile). In rappresentanza della Scuola di formazione politica “Antonino Caponnetto”, il sottoscritto ha svolto il ruolo del moderatore. In quattro ore di dibattito si sono alternati momenti di forte emozione (il racconto delle ultime settimane del generale a Prata e la lettera finale degli ospiti di Villa Dora a Nando Dalla Chiesa) con pagine altrettanto toccanti di racconto e di testimonianza: tutti hanno convenuto sul pericolo di ritenersi isola felice, miracolosamente al riparo da tutto, perché anche quando le mafie non sparano e non intimidiscono teatralmente, si insinuano, riciclano, inquinano l’economia e il vivere civile.

Ho ricordato in apertura l’attentato al procuratore Cagliardi, le faide di Quindici e i morti ammazzati dal clan Partenio; il racket in città e le intimidazioni ai cantieri del Corso e del Tunnel; lo shock rappresentato dalla morte del giovane Mauro Cioffi in un’esplosione di violenza tra giovani; la camorra che si fa imprenditoria in proprio e trova nuovi canali d’affari nel commercio, nell’edilizia e nelle aste giudiziarie. Ho ricordato anche l’impegno delle forze dell’ordine, i colpi recenti assestati ai vertici dei clan, il lavoro delle scuole, di Libera, di SOS impresa. Ho ricordato Michele d’Ambrosio, morto poche ore prima, testimone di un’Irpinia che non si è mai nascosta i problemi e li ha affrontati chiamandoli per nome.

Don Tonio dell’Olio ha sottolineato la necessità di internazionalizzare il contrasto civile alle mafie globalizzate e ha ricordato le belle pagine scritte dalle Coperative promosse da Libera in virtù della legge che consente l’uso sociale dei beni confiscati.

Maria Grimaldi, curatrice di Io non tacerò, l’antologia degli scritti del giudice Caponnetto, ha ricordato la testimonianza civile del grande magistrato e i rischi provenienti, ieri come oggi, dagli attacchi concentrici all’autonomia della magistratura e alla separazione dei poteri.

Mauro Aquino ha ripercorso la storia della Casa sulla Roccia e tracciato gli scenari nuovi che si aprono oggi alla sua attività.

Generoso Picone ha insistito sulla necessità della memoria e dell’impegno civile. I rappresentanti di Polizia e Finanza hanno sottolineato la necessità di una collaborazione dei cittadini all’azione delle forze dell’ordine, che pur nella scarsità di mezzi, prodigano lavoro ed impegno.

Nando Dalla Chiesa ha ricordato la presenza criminale al Nord e ha esposto i rischi di una sottovalutazione del fenomeno. E ha espresso la sua soddisfazione e il suo orgoglio per il filo rosso che ha legato l’impegno di suo padre per il futuro del Paese e quello dei ragazzi e degli operatori di Villa Dora per il loro riscatto alla legalità e alla dignità.

500 persone, sono passate quella sera per la sala grande del Samantha della Porta, nonostante il pomeriggio ancora lavorativo e la compresenza in città di altre quattro iniziative. Numeri che soltanto le truppe cammellate della politica clientelare di solito riescono a fare.

Numeri che, più che inorgoglire – peccato che nessun giornale l’abbia registrato – aprono davvero alla speranza. Il 22 ottobre il “Vieni via con me” dell’Avellino civile avellinese ha risposto: “Io resto”.

C’è una casa oggi ben piantata sulla roccia.
Sulla roccia dell’impegno di uomini per gli altri uomini.

P.S. Per chi c’era quella sera e vuol ricordarla, per chi sarebbe voluto venire e non ha potuto, per chi pensa che sia doveroso lasciare una traccia, perché le parole rischiano di volar via e la memoria ha bisogno di supporti, presentiamo qui  di seguito un estratto di alcuni degli interventi. Da quattro ore di filmati, sono stati distillati in tutto una trentina di minuti, divisi in 7 videoclip. Il mio grazie più sentito al mio giovane amico Mario Pagano, che ha curato le riprese e il montaggio. Un grazie anche a Francesco Iannicelli, di cui pubblichiamo nella gallery alcune delle foto.

Introduzione al dibattito: Pasquale Pirone

L’attività della Casa sulla Roccia: Mauro Aquino

Libera e il ruolo della società civile nel contrasto alle mafie: don Tonio dell’Olio

Storia della camorra: dalla camorra rurale al modello corleonese. Raffaele Sardo, 1a parte

Storia della camorra: gli omicidi eccellenti (Nuvoletta, Imposimato, don Diana). Raffaele Sardo, 2a parte

La criminalità organizzata in Italia Settentrionale e conclusioni del dibattito: Nando Dalla Chiesa

La lettera dei “ragazzi di Villa Dora”

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