Ciao, Adriana

Chi, come me, è “nato” all’impegno civile e alla responsabilità democratica negli anni delle stragi di mafia e  della “Milano da bere”, ma anche della “Primavera di Palermo”, della RETE e di “Avvenimenti”, non può non sentire come un lutto stretto, di famiglia, la morte di Adriana Zarri, la vecchina terribile delle favole civili che concludevano “Samarcanda”. Minuta, mite e operosa tra i gatti e le galline del suo romitaggio astigiano, come  una prozia buona dalla saggezza antica e tagliente,  Adriana era un’autentica figlia del Concilio. L’aveva vissuto, aveva sperato e respirato l’aria nuova e frizzante della chiesa di Giovanni XXIII, come Raniero La Valle, come Ettore Masina, come Carlo Carretto, e a quello spirito conciliare, al quel cristianesimo capace di leggere i tempi e di fare i conti con essi, da testimone credibile, aveva continuato a dar voce e parole, finchè la salute glielo ha consentito.

Ciao, Adriana carissima. E se la fede ha un senso, arrivederci.

Un pensiero su “Ciao, Adriana

  • 18 Novembre 2010 in 23:01
    Permalink

    Trovo in rete, l’Epigrafe che lei stessa si è scritta:

    “Non mi vestite di nero:
    è triste e funebre.
    Non mi vestite di bianco:
    è superbo e retorico.
    Vestitemi
    a fiori gialli e rossi
    e con ali di uccelli.
    E tu, Signore, guarda le mie mani.
    Forse c’è una corona.
    Forse
    ci hanno messo una croce.
    Hanno sbagliato.
    In mano ho foglie verdi
    e sulla croce,
    la tua resurrezione.
    E, sulla tomba,
    non mi mettete marmo freddo
    con sopra le solite bugie
    che consolano i vivi.
    Lasciate solo la terra
    che scriva, a primavera,
    un’epigrafe d’erba.
    E dirà
    che ho vissuto,
    che attendo.
    E scriverà il mio nome e il tuo,
    uniti come due bocche di papaveri.”

    Grazie, Adriana.

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