Integrità morale ed altre ‘illusioni’…

La riflessione del sociologo Francesco Alberoni sull’integrità morale, va aggiunta di diritto ai vari contributi ed opinioni di quanti, sinora, hanno partecipato all’interessante dilemma (almeno per me …) sollevato verso fine-agosto dal teologo Vito Mancuso riguardante il confronto ultimo che ogni persona, prima o poi, deve avere con la propria coscienza (volente o nolente, distratta o sopìta che sia …) o, per chi non la identificasse come tale, quantomeno con sé stesso e con il suo ‘tribunale interiore’ (almeno una tantum …).

Mi piacerebbe, quindi, condividere con chi mi legge alcune perplessità che le sociologiche affermazioni mi hanno suscitato.

La prima: ammesso e non concesso (per ovvia mancanza di ‘controprove’) che ogni persona abbia, sin dalla nascita, un nucleo della personalità morale che si forma molto precocemente […] e che non dipende solo dall’educazione o dall’ambiente sociale”, non capisco come faccia a ‘svilupparsi’ ed ‘alimentarsi’ affinchè “duri nel tempo e influenzi tutti i suoi comportamenti” se, come poi afferma lo stesso Alberoni, esso necessita anche della volontà, che non esiste certamente dalla nascita (siamo tutti d’accordo, nevvero?) e, quindi, della capacità di non dare la colpa agli altri.

Ma se la volontà (ed anche la capacità …) entrano in gioco in un secondo momento, cosa accade e chi agisce nel tempo che intercorre dalla nascita (col suo nucleo morale primordiale) alla prima, vera e consapevole espressione della volontà, quando cioè effettuiamo la prima, capace e consapevole scelta ? Non sono proprio “l’educazione e/o l’ambiente sociale” (che io citerei in ordine decisamente inverso), i fattori decisivi per l’imprinting di un individuo prima che questi sia capace di compiere un atto volontario?

Ed altrimenti, come si potrebbe operare una qualsiasi scelta? In base a quali filtri o parametri? Sarebbe troppo banale citare il cannibale, che si sente normale tra i suoi simili?

O c’è  qualcuno che conosca un neonato che ‘scelga’ il latte (la sua qualità, il modo di assunzione, la temperatura)?  O che conosca bambini più grandicelli che, vivendo insieme ai genitori, discettino amabilmente col proprio padre (magari violento e/o disonesto) o con la propria madre (magari alcolizzata e/o prostituta) sui massimi sistemi del Bene, del Male, del Giusto o dell’Ingiusto?

Insomma: pur ammettendo per veri (e indubbiamente lo sono …) gli esempi citati da Alberoni riguardo a persone “che non si sono fatte condizionare dall’ambiente sociale” (non-camorristi tra i camorristi, non-fanatici tra i fanatici, onesti tra i disonesti, ecc. …) viene tuttavia spontaneo chiedersi: perché,  allora, la storia dell’uomo resta sempre la stessa e queste persone così ‘moralmente integre’, forti del loro ‘nucleo’ morale, non rappresentano oramai, dopo svariati migliaia di anni, la maggioranza sul pianeta?

La mia risposta è questa: sono solo ‘normali eccezioni’. Nulla di più.

E la conferma, tragica, mi è balzata agli occhi guardando la foto che allego a questo mio sfogo e che mi piacerebbe il nostro sociologo commentasse, forte delle sue tesi.

Mi piacerebbe che, guardandola attentamente, rispondesse a queste semplici domande: quei due gemellini coperti di mosche, due anni, Reza e Mahmoud, da due mesi senza latte, profughi afgani (!) in Pakistan (!) (avete presente il detto “piove sul bagnato”?) avranno (?) una vita condizionata e forgiata: a)-dal loro nucleo morale, b)-dall’ambiente, c)-dall’educazione, d)-da altro? E in che ordine? Con quale percentuale?

Saranno ‘prediletti’ della Grande Sfiga o ‘prescelti’ dell’Amore?

Riusciranno a studiare in una grande università (magari privata …) e saranno esperti di bon-ton, oppure rapineranno qualche ricco turista o saranno vittime di qualche pedofilo in trasferta sessuale?

Si ammaleranno di Aids (per colpa di genitori lascivi e poco ‘prudenti’) o scopriranno la cura contro il cancro?

Saranno ‘vittime/martiri’ o ‘eroi’?

“Nucleo” o “Realtà”?

Stendo un velo pietoso sulla mia miserevole coscienza. Penso che, sì, sono decisamente fortunato …!

Poi riguardo quella terribile foto e penso ai miei (fortunati …) figli.

Poi penso a Dio …

E lo prego, disperatamente. Anche se è da un po’ di tempo che non riesco più nè a ‘sentirLo’ nè a ‘capirLo’ …

E non è affatto colpa di altri …!

Massimo De Vinco

Un pensiero riguardo “Integrità morale ed altre ‘illusioni’…

  • 8 Settembre 2010 in 13:17
    Permalink

    A proposito del fatto che, sempre più spesso, si può trovare “disturbata”, se non silenziosa, la “frequenza” su cui ci sintonizziamo confidando di sentir parlare Dio, riporto il saluto che la mia amica Vilma (quasi ottuagenaria, Laureata in Teologia) pronuncia quando può passare una mano nei capelli del più piccolo dei Nipoti, le sere in cui dorme a casa sua: “Che Dio ti benedica. Se c’è”.

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