Il Crocefisso, i prìncipi e i princìpi …

La sentenza della Corte di Strasburgo sulla rimozione  del Crocefisso dalle aule scolastiche sarebbe il frutto, secondo il Card. Juliàn Herranz Casado, prìncipe della Chiesa Cattolica, di “ un atteggiamento ideologico pregiudiziale” .

 Ma se il diritto alla libertà religiosa e la laicità dello Stato, come dice il prelato, sono princìpi condivisibili, pensarli anche “paritari”  e non, invece, “subordinati” la prima alla seconda, li porrebbe in  inevitabile antitesi tra loro.

Chi professa una religione non può ignorare o, peggio, interpretare le leggi dello Stato democratico di cui è parte, altrimenti siamo all’anarchia, non alla democrazia. Altrimenti parliamo di Stato Etico e non più di Stato Pluralista. Altrimenti è Fondamentalismo e non più Democrazia.

 Nel concetto di neutralità religiosa, io non trovo nessun pregiudizievole fondamentalismo “laicista o agnostico”, come asserisce il cardinale, anzi. 

Per limitarci alla Fede cattolica, forse qualcuno in Italia la impedisce? Qualcuno impedisce ai cattolici di professare il proprio Credo religioso nei luoghi specifici di culto oppure, se altrove, (es. piazze, raduni, processioni, ecc …. ) previa la debita autorizzazione statale? Esattamente ciò che non accade negli Stati Etici di nostra conoscenza (ad esempio, in Iran), che rappresentano l’esempio incontrovertibile di «che cosa» accade (e accadrebbe qui, da noi …) quando sono i dictat religiosi a ‘regolare’ la vita delle persone: imporre a tutti un credo qualificandolo come ‘vero’, ‘sacro’ ed ‘unico’, a decidere cosa è ‘bene’ e cosa è ‘male’, cosa mangiare, cosa indossare, magari adducendo, a sostegno, statistiche e percentuali numeriche di ‘appartenenza’ per rivendicare presunti (solo presunti … !) diritti (pseudo)divini. 

Perchè ai numeri, e a “dio”, si può far dire ciò che si vuole salvo, poi, ‘interpretarli’! 

E così ragionando (!?!), si potrebbe lecitamente affermare che l’Italia, essendo un Paese a prevalenza cattolica ed anche uno tra i primi al mondo per corruzione, ha nei cattolici la maggioranza di corrotti o corruttori! O qualcuno (Lega a parte …) pensa che, pure questo, sia colpa dei comunisti, degli extra-comunitari, dei meridionali o del precedente Governo? 

Quindi chi vuol “essere” cristiano e “cattolico” lo sia con il proprio comportamento frutto di intimo e personale ‘cammino’, se ne è capace, e non ‘tifando’ per l’esposizione, o meno, del Crocefisso nei luoghi pubblici. Il cristiano-cattolico si sforzi ad intimizzare l’Essenza della sequela del Cristo e, se proprio lo vuole (ri)appendere da qualche parte, lo ‘appenda’ pure in casa propria o nel proprio ufficio, ma (un consiglio …) MAI dandogli le spalle, ma tenendolo davanti, guardandolo in faccia, in modo tale da confrontarsi con Lui quotidianamente e non per ‘esibirlo’ agli altri. 

Il Cristo, l’ebreo che è stato ucciso ed appeso ad una Croce anche da noi cristiani e cattolici, non anéla essere ostentato, ma intimizzato e, poi (ma solo poi …) testimoniato con pudore, giustizia ed onestà (intese nelle loro accezioni a 360°)! 

Massimo De Vinco

Un pensiero su “Il Crocefisso, i prìncipi e i princìpi …

  • 3 Luglio 2010 in 22:18
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    Bei tempi, quando San Marino era, per me, solo un indefinito “Staterello” che emetteva dei francobolli spesso dedicati a raffigurare animali; più o omen come il Vaticano faceva con i Santi.
    Qualche decennio fa, ho cominciato a sapere che a San Marino potevano essere costituite Società, importate ed esportate merci, evadendo (beatamente, per chi era dedito a rincorrere affannosamente queste soddisfazioni) l’IVA ed altre tassazioni; più, o meno, come oltre Tevere.
    Se, oggi, però, non avessi letto sui quotidiani nazionali le cronache del Palio di Provenzano (onori alla Contrada della Selva), non avrei saputo che San Marino può vantare un altro primato (da far invidia, anche stavolta, al Vaticano): ha (parlando in termini di Chiesa) un Pastore che riesce a trovare il tempo per interessarsi anche di ciò che succede all’estero e degli irreparabili danni che la contaminazione delle culture può arrecare alla fede.
    Cito, dal CORRIERE DELLA SERA di oggi (3 luglio 2010), di seguito al richiamo della notizia che il “drappellone” del Palio di Siena è stato dipinto, in quest’occasione, dal pittore di origine libanese e di religione musulmana Alì Hassoun, che ha inserito simboli islamici accanto a quelli ebraici e cristiani: “Ieri il Vescovo di San Marino, Monsignor Luigi Negri, ha giudicato i simboli dipinti inaccettabili per una autentica coscienza cristiana, ed anche sanamente civile”.
    La cronaca prosegue informando che il presule “ha giudicato la vicenda triste ed ha annunciato una Messa riparatrice”.
    Delizioso, il contrappasso con cui l’articolo prosegue: “Il Palio si è concluso regolarmente con il TE DEUM della Contrada vincitrice nella Basilica dedicata alla Madonna di Provenzano”.
    Sembra di sentire l’eco di quel: “Dum Roma loquitur, Saguntum…..”.
    Vien da pensare, una volta di più, che da questa coltre davvero pesante che avvolge, da anni, la penisola non si salvi neppure la Repubblica del Titano.
    E, cosa ancor peggiore, anche chi da quelle parti potrebbe esser abituato a guardare all’insù e (perché no) ad aiutare anche chi (non si sa mai) volesse farlo, sembra fatichi non poco ad orientarsi.

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