La STAMPA, il bavaglio e le bavette

A quest’ora, si fa un gran parlare (e si possono leggere anche molti articoli sulle prossime disposizioni liberticide) a proposito della “legge-bavaglio”.
Ma il servizio migliore, a mio parere, lo sta offrendo ai propri lettori lo storico quotidiano di Torino: LA STAMPA.
Da qualche giorno, infatti, i suoi ricorrenti articoli sulla “Inchiesta G8” hanno diversi capoversi (se non intere colonne, come nell’edizione di oggi, domenica) evidenziate in giallo, come se qualcuno, che abbia avuto fra le mani il giornale prima di noi, si fosse preso la briga di segnalarci qualcosa da leggere.
All’inizio dell’articolo, un breve corsivo redazionale informa che sono evidenziate “in giallo le parti dell’articolo” che non si potrebbero leggere se fosse in vigore la legge sulle intercettazioni, nel testo approvato dal Senato e che ora tornerà alla Camera.
Non ho capito, in realtà, se la riproduzione del foglio a stampa (non evidenziata in giallo, nella edizione di oggi) con l’elenco degli invitati, e la disposizione ai tavoli, “del ricevimento offerto da Angelo Balducci e signora nel luglio del 2009 all’hotel Four Seasons di Firenze” avremmo avuto la possibilità di leggerla comunque.
Non so nemmeno se un fiorentino, come me, ne troverà qualche eco anche nelle cronache locali della sua Città o se dovrà tenersi, irrisolte, delle legittime (pur se impertinenti) curiosità.
Al tavolo che ha tutta l’aria di essere il più importante, era previsto si sedessero (fra gli altri):
– A. Balducci;
– D. Verdini e Signora;
– R. Fusi e Signora.
Sembra di poter supporre che possa trattarsi di Angelo Balducci (Presidente del Consiglio Superiore dei Lavori Pubblici, di Denis Verdini, Coordinatore del Popolo della Libertà, “vigilata”, secondo l’espressione di Marco Travaglio, e di Riccardo Fusi, già Amministratore Delegato della Baldassini Tognozzi Pontello).
Poi, l’elenco prosegue con una coppia che è indicata come: “F. Tagliente e Signora”. Diciamo che è indicata come lo sarebbe stata quella formata dall’attuale Questore di Firenze (all’Anagrafe, registrato come: Francesco Tagliente), se quell’alto Funzionario avesse avuto una qualsiasi ragione per essere invitato al ricevimento, accompagnato dalla Moglie.
Al tavolo accanto, c’erano persone con cognomi identici a quelli già letti in Atti giudiziari (come: M. Della Giovampaola e D. Anemone).
Poi, ancora, allo stesso tavolo di uno che portava un altro cognome già attenzionato (“F. de Santis”) c’era uno che potrebbe essere un omonimo di un tale che, quindici anni fa, oltre ad avere fama di essere un discusso Amministratore di Condomini, era stato Assessore all’Assistenza sociale dell’ultima Giunta di pentapartito di Palazzo Vecchio. Quest’uomo probo è: Gilberto Bardazzi.
Sull’invito, al rinfresco di quel sabato 11 luglio 2009 (pensa gli scherzi che può giocare l’omonimia, quando si ha un cognome largamente diffuso) figurava anche un certo “G. Bardazzi e Signora”.
Ma, come dicevo, un povero fiorentino, per coltivarsi questi dubbi (sono pronto a scommettere) deve andare a leggersi un quotidiano di Torino, in una domenica di mezz’estate.
Poi, a Roma (con il trasferimento dell’inchiesta, deciso dalla Cassazione) e con la legge prossima ventura, tutto sarà più chiaro: gli evidenziatori gialli torneranno ad esser riposti nei cassetti, i Questori, a quest’ora (come diceva Totò), saranno in Questura, e gli Amministratori di Condomini saranno attenti controllare le fatture di chi eseguirà i lavori pagati da loro, ma con i soldi dei proprietari delle case.
Un’ultima annotazione: l’Albergo del rinfresco ha il nome “inglesizzato” di una famosa pizza: “Four Seasons”. Chi sa che non possa tradursi con una espressione che potrebbe lasciare sgomenti e scoraggiati: “Per tutte le stagioni”.

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