L’amico ritrovato

Era un po’ che chiedevo in giro di Cesare. Chiedevo a Margherita, sua vicina di casa e buon’amica dei suoi brevi anni avellinesi. Chiedevo a Paolo, ‘compare’ di tanti sabati sera passati ad imitare Nanni Loy e le sue candid camera sui larghi marciapiedi del Rosario: in due ci mettevamo a terra, inginocchiati, fingendo di tendere una corda, il terzo fingeva di inciampare innescando la sperata reazione a catena: e allora i passanti si fermavano bruscamente, alzavano guardinghi una gamba e scavalcavano la corda fantasma per evitare di cadere. Cesare era un ragazzo speciale: allegro, solare, ma capace di bronci risentiti e addirittura esplosivi. Biondo, sorriso grande e cavallino, fronte lasciata più spaziosa dai capelli tirati a spazzola; e un modo di gesticolare e parlare, leggero e femmineo, che ricordava a tutti noi il grande Paolo Poli, l’attore della TV dei ragazzi che conoscevamo e amavamo , ma era anche il simbolo di una diversità su  cui sghignazzare da bravi maschietti con identità da rinsaldare. Belli quegli anni: gli anni dei nostri tredici. Delle cotte da magone, dei brufoli e della forfora, delle dichiarazioni imbranate durante i balli con la “spazzola”. Gli anni di “Rumore”, la shakerata della Carrà che faceva shaakerare Cesare e far esplodere la sua fame di gioia.

Cesare era nato a Napoli e, se ricordo bene, era arrivato ad Avellino proprio per le medie. Poi, più o meno all’improvviso, l’avevamo perso di vista. Se ne era andato. Forse a Napoli, di nuovo. Solo Paolo Capozzo, informatico di professione ma teatrante per passione, ci aveva dato traccia di un incontro con lui e della scoperta, felice, di una comune passione per il palcoscenico. Ma anche Paolo, ed anche tutti gli altri amici di un tempo, non sapevano più nulla.Spiccato il volo, reciso per sempre il cordone con la provincia

Ho cercato più volte di Cesare in rete e più di recente su facebook, sperando di ritrovarne le tracce.

Devo averlo fatto davvero “coi piedi”.

Ci ho riprovato stanotte, complice una giornata di vacanza e lo spleen di una  pioggia desolata di  maggio. Non ho trovato lui; ma un gruppo in cui compariva il suo nome: Quelli che… con Cesare Belsito. Categoria: Arte e Spettacolo. Descrizione: “per tutti quelli che hanno lavorato con il grande Cesare, quelli che lo hanno conosciuto e amato, quelli che non lo dimenticheranno mai..quelli che da lui hanno ricevuto qualcosa! Quelli che sono stati oggetti di lanci di accendini durante i suoi laboratori… che si sono sentiti urlare BBASTAAAAA SMETTILAAAAA QUELLA STRONZAAA!!! quelli che vogliono lasciare un messaggio per ricordare e ricordarlo con allegria!”

 In un attimo ho ritrovato Cesare, la sua risata e i capelli a spazzola. Le guance rovinate dai troppi brufoli dei tredici anni. Ho ritrovato tutto, ma non Cesare e il mondo m’è caduto addosso.

Ho rifatto la ricercain rete, ma, stavolta, non con i piedi. Ora di Cesare so tutto: ho il suo indirizzo, il suo numero di telefono, la sua email, il suo completo curriculum. Il nome dei suoi amici e dei suoi compagni di lavoro. So che ha fatto in TV la Squadra 1 e per il cinema la parte di Re Ferdinando ne “Il resto di niente”. So che ha scritto e lavorato tanto per il teatro. Che era legato da grande amicizia a Lina Sastri. Che ha lasciato affetti e stima grande. Ho sperato ancora di aver compreso male, tutto. Finchè un trafiletto ha spazzato via ogni illusione:

“È prematuramente scomparso a Roma la scorsa primavera l’autore, attore e regista teatrale napoletano Cesare Belsito. Scrittore di testi per il teatro, ha cercato di trattare attraverso le sue opere i temi piùspinosi della vita, come l’omosessualità o la depressione, con ironia e sarcasmo. La lingua partenopea ha contraddistinto e animato la sua scrittura e il suo teatro.”

Poi un altro, un pò più lungo, stavolta su Repubblica Napoli. Il necrologio di un attore, di un autore e di un registra strappato a una vita intensa ancora tutta da scrivere.

Ho pianto in gola: sulla tua giovinezza e sui nostri tredici anni,  Cesare.

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