Non c’è bisogno

Un mesetto fa, in conferenza stampa, ripetendo un concetto, già in passato espresso senza vergogna , il Magico “Premier” quello che nottetempo da l’ ”impulso” e blocca il crollo del mondo e dei mercati, sostenne: “La mafia italiana risulterebbe essere la sesta al mondo ma è quella più conosciuta anche per i film e le fiction che ne hanno parlato, come le serie della Piovra e in generale la letteratura, Gomorra, e tutto il resto”.
Il Giudice Antonino Caponnetto, con la lucidità che gli era propria, e come lo stesso Saviano ha ricordato in “Raccontare la realtà”, riteneva che “che per i mafiosi è meglio l’ergastolo dell’attenzione”. Appunto.
Fede ha recentemente affermato “…inserendolo nel contesto della notizia del forfait del ministro Bondi alla presentazione del film Draquila della Guzzanti al festival del cinema di Cannes: «Però non se ne può più di sentire che lui (Saviano) è l’eroe. Qualcuno gli ha pure offerto la cittadinanza onoraria… di che cosa? Non si capisce. Ha scritto libri sulla camorra e l’ha fatto tanta altra gente, senza andare sulle prime pagine, senza fare tanto clamore. Senza rompere… Senza disturbare la riflessione della gente. Un Paese come il nostro è contro la mafia, non c’è bisogno che ci sia Roberto Saviano»”. (Corriere della Sera, 10 maggio).
Lo ha detto, “Emilio”, sapendo di poterlo e di doverlo dire, ai suoi “fedeli”, dalla sua televisiva “cattedra di giornalismo con la schiena dritta”.
Con efficace sintesi, nella homepage de L’espresso leggiamo: “L’Italia di Fede e l’Italia di Saviano”.
Modesta proposta: se si tappezzassero i muri di città e paesi di manifesti con questa distinta e sensata contrapposizione, semplicemente mostrando lo sguardo, la mimica, l’espressività dei due, già di per sé specchio di pensieri e sensibilità sideralmente distanti e opposte, forse, dico forse, il cittadino/passante, mediamente rincoglionito e quotidianamente da anni anestetizzato, un piccolo sussulto emotivo o razionale, lo avrebbe.
Una volta queste cose si facevano. Esistevano campagne di opinione. Si focalizzava una questione e si tentava di stabilire un ponte. Una corrispondenza di “comune sentire”.
Dice: “costa”. Certamente. Ma quanto sono costate e costano futili e copiate scempiaggini (apertura e chiusura di loft, fantasmatiche televisioni, surreali dibattiti post festivalieri eccetera, eccetera) alle nostre tasche e, ancora di più, alla dignità mortificata della possibilità e capacità diffusa di “esserci” e partecipare?

 

Un pensiero su “Non c’è bisogno

  • 13 Maggio 2010 in 0:55
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    Nel suo intervento, Fede, come, a imitazione del Capo, ama fare per dileggiare gli avversari, storpia la pronuncia del film della Guzzanti. Fa finta di non capire, o non capisce davvero, nei fumi della rabbia il gioco di parole tra Dracula e L’Aquila. Ci fa o ci è? Stavolta propendo per la seconda…

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