Opache trasparenze

Ha avuto un certo risalto in questi ultimi giorni l’esito della terza ricerca della Fondazione Civicum, commissionato a tre delle maggiori società internazionali di revisione contabile (quelle che assegnano il rating al debito pubblico degli Stati, per intenderci) sulla chiarezza e trasparenza dei bilanci comunali, che ha visto il Comune di Napoli piazzarsi all’ultimo posto assoluto sulle 21 Amministrazioni prese in esame per il 2008: 7 punti di rating (ed una stella) contro gli 88 (e quattro stelle) del comune di Reggio Emilia. Sintomatico il commento del neo Assessore al Bilancio, Saggese, che ha messo in dubbio l’oggettività dei criteri selezionati nello studio: sintomatico perché proprio il dott. Saggese nei 6 anni precedenti era stato il Presidente del Collegio dei Revisori dei Conti ed in quella veste aveva più volte “bacchettato” la contabilità pubblica del Comune di Napoli per la mancanza della relazione “tecnica” di accompagnamento allo strumento contabile, per l’assenza di un bilancio “consolidato” (chefaccia cioè  riferimento sia ai conti del Comune che dell’insieme delle società “partecipate”) e per la lamentata carenza dei controlli interni. Quelle relazioni del Collegio sono per inciso disponibili sul sito internet del Comune di Napoli (a differenza dei bilanci di anno in anno approvati) ed invito chi fosse interessato a darvi una scorsa, se non altro per rimarcare come un discutibile passaggio da “controllore” a “controllato” possa avere come effetto, quasi automatico, quello di assumere gli habitus difensivi di quest’ultimo, in precedenza apertamente censurati.

Lo spunto è utile anche per riflettere sul “regime pubblicitario” attualmente imposto dalla normativa ai documenti contabili degli enti locali e sulla natura di quest’ultimi. Il Testo Unico in materia, infatti, dopo avere proclamato tra i principi generali del bilancio l’obbligo di “pubblicità” del documento e di “assicurare” a cittadini ed organismi di partecipazione democratica la conoscenza delle sue caratteristiche e dei contenuti significativi, ne rinvia l’applicazione allo statuto ed ai regolamenti dello stesso ente. Ecco allora che un grande Comune metropolitano come quello di Napoli non ritiene utile di fare conoscere le proprie previsioni contabili attraverso lo strumento oggi più semplice e di accesso immediato  (in una parola “trasparente”), qual è il proprio sito istituzionale. Il normale cittadino forse non sa che i bilanci pubblici, a differenza di quelli delle società private, hanno natura previsionale (indicano, cioè, le previsioni di entrata e di spesa) e necessitano di un’ulteriore strumento “esecutivo” (il Piano Esecutivo di Gestione), deliberato dalla Giunta sulla base del bilancio approvato in Consiglio. Insomma, se io, cittadino, voglio conoscere le intenzioni della mia Amministrazione in merito, ad esempio, alla manutenzione della strada in cui vivo, non mi è sufficiente consultare, sia pure con consumata abilità ragionieristica, le “rigide” strutturazioni del bilancio approvato dall’ente, perché, al massimo, riuscirò a conoscere l’importo complessivo che il comune prevede di stanziare per l’intera manutenzione viaria cittadina; l’eventuale somma prevista per la manutenzione della strada che mi interessa sarà, stanziata nel Piano Esecutivo di Gestione, ma non necessariamente chiarita, perché essendo la denominazione dei singoli “capitoli” (cioè dell’unità elementare di contabilità negli enti locali) rimessa all’ autonoma determinazione dell’ente, è possibile che la spesa che mi interessa sia inglobata in un oggetto “plurivalente” del tipo “manutenzione straordinaria della viabilità della zona est della città” o  “manutenzione straordinaria della viabilità secondaria” Non mi rimane allora che sperare che l’intervento costituisca uno specifico obiettivo dell’Amministrazione e, come tale, sia inserito nello specifico ‘Piano degli obiettivi’ allegato al Piano Esecutivo di Gestione…: un documento, però, che ciascun’Amministrazione locale si costruisce come vuole, e che a sua volta, ha un documento operativo di dettaglio, il Piano Dettagliato degli Obiettivi, approvato dal Direttore Generale, sulla base del Piano Esecutivo di Gestione deliberato dalla Giunta……

Dimenticavo: non esiste alcun obbligo di pubblicizzazione, neppure generico, del Piano Esecutivo di Gestione o del Piano Dettagliato degli Obiettivi…

Un pensiero riguardo “Opache trasparenze

  • 26 Marzo 2010 in 15:10
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    Ho lavorato per anni a costruire, confidando di farlo nel più leggibile dei modi, Bilanci di previsione, Strumenti di programmazione economico-finanziaria, Documenti operativi e Conti Consuntivi di Comuni e di Province.
    Per ventura, mi è capitato anche (per un intero mandato amministrativo) di prestare occhi e faccia al Sindaco della mia Città per “presidiare” i conti di un grosso Comune, così come ho anche avuto la fortuna di fare una davvero bella esperienza professionale, presiedendo per un triennio il Collegio dei Sindaci Revisori della seconda Città della Regione in cui risiedo.
    Devo, perciò, ammettere che ho respirato una “boccata d’aria fresca” quando ho letto questo Post.
    Non solo per il suo contenuto, ma perché mi ha aiutato a vincere un momento (che durava da qualche giorno) di forte…. crisi di identità.
    Cosa mi aveva turbato?
    Semplicemente, il fatto che il Sindaco della mia Città (stando a quello che si è letto sui giornali) ha introdotto i lavori delle sedute del Consiglio Comunale, dedicato all’esame del Bilancio, con una lunga relazione in cui ha parlato (come, oramai, nemmeno la RAI fa) “di tutto, di più”.
    “Farò….., cambierò….., ecc. ecc.”.
    Nessun, visibile, collegamento fra l’affabulazione ed i dati contabili che il Consiglio aveva davanti.
    Nemmeno una parola pronunciata (e nemmeno, sembra, richiestagli) da parte dell’Assessore al Bilancio.
    Davvero, vi sono casi in cui l’inconsistenza e la incapacità dell’opposizione consiliare (o parlamentare, che sia) nuoce in primo luogo alla maggioranza, al confronto, alla Democrazia.
    Questo è vero, in ogni situazione; anche quando (come nella mia Città) il Sindaco è stato eletto con l’appoggio di liste di Centro Sinistra.

    Un ultimo, consolatorio, pensiero a Fabio e a chi (ancora) è disposto ad indignarsi per la opacità che distingue i Conti dei Condomini in cui viviamo e a cui contribuiamo (Città, Provincia, Regione e Stato).
    Ricordo (eravamo all’inizio degli anni ’80, circa un trentennio fa, quindi) un Referto al Parlamento della Sezione Enti Locali della Corte dei Conti. In quell’anno il Conto Consuntivo del Comune di Napoli aveva chiuso in “pareggio” e la Corte –con elegante ironia- rilevava la “singolarità” in una lunga Nota a piè di pagina.
    A Palazzo San Giacomo, il totale delle Entrate, pareggiava (alla Lira!) con il totale delle Spese.
    Se qualcuno ricorda il vaso di Raffaella Carrà è come se ai telespettatori fosse richiesto non solo (e già questo era un “cazzotto in cielo”) di indovinare il numero esatto di fagioli che vi erano contenuti, ma di trarre da una pentola dove erano stati messi a bollire (poniamo) cinque chili di fagioli, ad occhi bendati e con un romaiolo di cui non era nota la capienza, lo stesso identico numero di fagioli che Raffaella Carrà mostrava esser contenuti nel vaso che era nel suo Studio televisivo.

    Eppure, egregio Assessore Saggese, non dovrebbe esser difficile scusarsi e cercare di esser più chiari.
    E’ moda diffusa, di questi tempi, rifarsela con l’Arbitro.
    Purtroppo!

    Via, ora che il Napoli riesce a ridicolizzare la Juventus, potrebbe perfino esser più semplice non attaccare l’Arbitro. O no?

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