Ci siamo

Sì, ci siamo. Impressione condivisa.

Troppe cose tutte inaudite, tutte insieme. Che sfregiano, annientano la sostanza stessa del nostro essere uno Stato democratico. E insieme coprono. Coprono quelle che dovevano costituire, in queste stesse medesime ore, il centro riflessivo del pensiero dei cittadini.
Siamo consapevoli dell’allarme ormai costante di ogni possibile minaccioso campanello della nostra capacità di sentire. Comprendiamo che una soglia limite è stata oltrepassata.  E’ accaduto.

Ma quello che maggiormente mi spaventa è ciò che avverto nella nostra “metà della mela”:  una disorientata e disperante stanchezza.
Che sento anche mia. Che fare? Quali riferimenti abbiamo? In che modo esprimere, se esiste, la nostra forza? Come concentrarla, in maniera che faccia massa, che si traduca in qualcosa di più incisivo e permanente dell’ennesima raccolta di firme o della colorata protesta di una sola giornata?
Ringrazio il cielo che ci sia ancora qualcuno che scriva appelli, li faccia girare, sono grata ad ognuna delle singole persone che, con più costanza di me, manifestano in Piazza.
Mi dico che dovrei fare di più. Tutti dovremmo fare di più. Occorre uno sforzo di pensiero. Di immaginazione e di perseveranza.
Manteniamo ogni possibile collegamento, non perdiamo di vista il quadro grande di ciò che accade.

E speriamo che ci sia dato il tempo.

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