Finestre

Caso mai qualche bizzarro cittadino o insieme di cittadini volesse arrivare alle elezioni prossime venture con un minimo di consapevolezza, caso mai ancora esistesse da qualche parte lo stupefacente desiderio di capire, interrogare, confrontare, approfondire, ancora una volta, un altro mattone del Muro costruito davanti ai nostri occhi è stato prontamente incastrato. Niente talk-show. Che, per carità, salvando Santoro, la Gabanelli e Lerner, per impostazione e direzione, già da tempo pencolavano su piani inclinati. Però esistevano.
Oggi per volontà del “sovrano” e applicazione dei camerieri molti, si è ribadito e comandato: niente finestre informative… Niente finestre tout court. Dubbi, domande, malefiche intercettazioni e procedimenti giudiziari in corso, via! Che la noia e il prevedibile grigiore di tribune politiche soporifere e ripetitive (niente a che vedere con quelle di una volta dove, anche senza tanti riguardi, i segretari di partito dovevano rispondere a domande vere di giornalisti veri) anneghi interesse e partecipazione.
Dice: c’è internet. Ma è una maniera sbagliata e fuorviante di porre la questione. Non è che con l’invenzione dell’energia elettrica si è deciso che le candele producessero ombre e buio. Eventi singolari e strani stanno accadendo. Un fastidio diffuso per qualsivoglia cosa somigli ad una regola, in controluce o sfacciatamente, è nell’aria che respiriamo. Le liste sbagliate, i giudici “soppressori”, la contrapposizione paradossale, sussurrata, gridata o “didascalicamente” affermata (Violante docet) tra legalità e democrazia, delinea un orizzonte minaccioso. Cupo e chiuso. Mai come questa volta si avverte una claustrofobica sensazione di assenza. Di spazio e di speranza.

“E al posto di Ballarò… stasera su RaiTre, in prima serata – nota “Repubblica” – andrà in onda un documentario della Grande storia dal titolo “Dittatura“. Tema del programma, l’avvento del fascismo in Italia: a partire dal famoso discorso di Mussolini sul “potevo fare di quest’aula sorda e grigia un bivacco per i miei manipoli”.
Una scelta, quella dei vertici di RaiTre, che forse è casuale. O forse no”.

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