We cienz or not We cienz?

Qualche mese fa (al punto più basso del bassolinismo storico e con Cosentino e Sandokan alle porte) qualche anima pia si era illusa di uno sbocco diverso dello psicodramma campano. Con Saviano o De Magistris a caricarsi la croce e a “ci levà ‘o scuorno ‘a faccia”, a richiamare al voto e alla speranza gli intristiti e i delusi, magari solo per la soddisfazione di dire “pane al pane e vino al vino” e rimarcare valori, differenze, obiettivi. E poi chissà… L’entusiasmo a volte sa essere talmente trascinante da  ribaltare i pronostici più chiusi…

E invece… De Magistris alla fine non se l’è sentita di portare la sfida fino in fondo, senza truppe, scoperto perfino alle spalle dalle incertezze di Di Pietro. E altri avevano già dato, o non volevano passare per ambiziosi e velleitari revotapopolo. E così, consumatasi la Caporetto dei fedelissimi del Cacicco di Afragola, ecco rimasto in campo, unico in lizza, il suo nemico di sempre: Vicienzo ‘o sceriffo, il salernitano che o si ama o si odia, l’uomo “al di là dei partiti”, come recitano i suoi manifesti tutti in blu e senza simbolo, a caccia di moderati e destrorsi.

Vincenzo De Luca: chi era costui?

Mascellone volitivo e cadenza digrignata alla “John Wayne de noartri” che ha fatto la fortuna di tanti comici locali, De Luca ha rivoltato come un calzino la sua città, Salerno, quindici anni fa quasi alla canna del gas e a livelli di degrado paragonabili solo a quelli di Napoli e Catania. Salerno, l’antica capitale della Longobardia tirrenica, la città della Scuola Medica e di un medioevo glorioso e cosmopolita, è oggi, anche grazie a De Luca, una città rinata: pulita, vivibile, con un centro storico che è un pullulare di giovani e di iniziative commerciali e culturali. De Luca,  uomo spiccio e sicuro di sé fino all’autoparodia, già vicesindaco negli anni ancora di Carmelo Conte, e poi trionfalmente eletto col 71% dei voti, è stato tra i primi amministratori a utilizzare massicciamente i fondi  dell’Unione Europea per le riqualificazioni  urbane. Ha chiamato (o meglio confermato: l’avevano scelto i socialisti) l’urbanista che aveva  già riqualificato Barcellona, Oriol Bohigas, e l’architetto che ha profondamente ridisegnato Montpellier, Ricardo Bofill. Ha affidato la  nuova stazione marittima alla Zaha Hadid,  il nuovo porto turistico a Santiago Calatrava. Ha benedetto lo “Zenith”, di Dominique Perrault, la Cittadella giudiziaria di David Chipperfield, il progetto  per l’ex Pastificio Amato di Jean Nouvel e per l’area ex Fonditori di Massimiliano Fuksas. Ha fatto progettare da Bofill la Vela in stile Dubai di piazza della Concordia e tutto il fronte mare della città: a partire dal Crescent, la gigantesca esedra di cemento, subito definita da De Luca “La nostra Piazza S. Pietro. Un’opera che deve durare mille anni”. Come De Luca, il Crescent  o lo si attende e si ama, oppure lo si aborre e si odia.  

Ha regalato licenze commerciali a chi rioccupasse il centro storico morente; illuminato la città con luci artistiche che ne hanno riempito, con le piazze, le casse dei commercianti a Natale, ripulito le sponde del fiume, aperto musei e parchi verdi, moltiplicato fontane e piazzette. Per l’acqua e le fontane De Luca ha una vera fissazione; fontane ovunque già nei primi mesi della sua amministrazione: un segno di rinascita, l’icona di una città che sul mare e sull’acqua ha visto scorrere tutta la sua storia. Vicienzo ‘o Funtanaro l’hanno ribattezzato allora i suoi detrattori.

 Il legame con la Catalogna  e il Rossiglione Occitano non è casuale: il modello Montpellier è scolpito nella testa del sindaco, emulo di un modo di amministrare la città, decisionista, accentratore, presenzialista, spiccio, che ha in Georges Frêche, già sindaco della città francese (ed oggi, manco a dirlo, presidente del Consiglio regionale di Languedoc), il suo antesignano. A Salerno c’è piazza Montpellier e con la città di S. Rocco c’è un gemellaggio che va oltre gli urbanisti e gli architetti. Che investe il rapporto tra la democrazia (a volte concepita come un impaccio) e il decisionismo, coraggioso fino (e a volte oltre) l’arroganza. Mentre Napoli affogava nella monnezza e nell’immobilismo urbanistico, a Salerno si progettava il fronte mare e l’inceneritore.  E se qualcuno, come Grillo o Zanotelli, avanzano qualche perplessità, la risposta di De Luca, col consueto megafono genuflesso di Lira TV, ovviamente, non si fa attendere:

Ma faccia gli esercizi spirituali, padre Zanotelli, vada ad insegnare il catechismo… va girando per il mondo… e quell’altro, il saltimbanco, Beppe Grillo… che ha creato un clima assolutamente sconvolgente per irresponsabilità ed idiozie che vengono raccontate…  No quelli che fanno i rivoluzionari ed hanno lo yacht e per venire a fare lo spettacolo prendono sessantamila euro, non mi sono simpatici… perché la coerenza di vita è una cosa seria… Allora se devi fare una battaglia a fondo contro le logiche di mercato, devi essere coerente e devi fare il monaco trappista… Non è  che le logiche di mercato vanno bene quando ti devi fregare il tuo compenso per lo spettacolo o devi tenere il tuo yacht e vanno male quando poi… Questo sempre al netto di alcune porcherie che vanno comunque denunciate… perché nel merito ci sono cose che non vanno… ma non puoi prendere spunto da Acerra per fare poi un discorso tutto ideologico sull’ambiente e sulle tecnologie: perché sei un caprone e di tecnologie parlano gli ingegneri…

Se i ragazzi dei centri sociali fanno troppa ammuina con la loro musica e i loro cani, De Luca minaccia di radere al suolo l’edificio che occupano. E poi li butta fuori. Ma contemporaneamente allestisce un luogo per la socializzazione in pieno centro storico che promette di essere all’avanguardia. La sua è una lotta permanente a quelli che lui chiama “i cafoni”: gli imbrattatori, i vandali, i parcheggiatori abusivi , ma anche i dipendenti comunali assenteisti e gli extracomunitari venditori di falsi e come dice lui col coltello in tasca. Una lotta,  vissuta sempre al limite tra  civismo  e  pose da sceriffo guappo, che ne ha guadagnato la fortuna anche in tanto elettorato conservatore e di destra. E che potrebbe premiarlo anche stavolta, facendo il miracolo. Certo, poi c’è il no deciso al nucleare, la promessa di investire sulle energie altenative, la lotta al Bassolinismo, al Demitismo e ai consulenti. Lui, “satrapo di provincia”, vertice di un controllo puntigliosissimo del suo territorio, come lo accusano gli avversari. La promessa di una rinnovata lotta alla camorra e di misure straordinarie di sostegno specialmente alla disoccupazione intellettuale. L’impegno a coniugare libertà, dignità e lavoro. La promessa della sburocratizzazione e della fine di ogni taglieggiamento ai privati in campo sanitario. L’impegno alla stabilizzazione dei precari anche a costo di rompere il Patto di stabilità. L’impegno a non farsi ricattare dai partiti e dal loro mercato delle vacche. Ma anche a non tener conto dei partiti tout court, compreso il suo.  L’inceneritore, ma anche una raccolta differenziata con risultati record, da città danese. Il rilancio del Teatro Verdi, le grandi mostre, le iniziative diffuse per la cultura, il turismo e  il commercio. L’orgoglio rinato. Che De Luca abbia avuto legami con la camorra è ridicolo, che abbia concusso e rubato,  è altamente improbabile e d’altronde su questo faranno luce i i magistrati. Sul sito del Comune – troppo speso usato come vetrina personale – a suo merito, ha reso pubbliche buona parte delle carte processuali. Che sia un amministratore attento e laborioso non si può negare. Che abbia inquietanti pose da gerarca, che sia “un fascista in camicia rossa” (la definizione è di uomini di AN) neppure. Che dei suoi fan armati di mazza, più leali del re, siano intervenuti a minacciare i delegati che rischiavano di eleggere in un’assise giovanile il delegato di Bassolino, ce lo ha raccontato Isaia Sales sulle pagine del Corriere del Mezzogiorno e non è mai stato sufficientemente smentito.

Di là, c’è Cosentino, De Mita, Pomicino e Mastella, la clentela più becera e i fascisti, gli affaristi border line. La “schiumma” della Campania peggiore e più meleodorante. Di qua, una speranza umiliata e uno sceriffo.

Basteranno?

P.S.  Per non togliere leggibilità al testo ho radunato in fondo tutte le fonti linkabili. Eccole:

lo speciale di La7 sul “modello Salerno”

l’Antigone di Ricardo Bofill a Montpellier;

la nuova stazione marittima di Zaha Hadid;

lo Zenith di Dominique Perrault;

la cittadella giudiziaria di David Chipperfield;

il progetto per l’ex Pastificio Amato di Jean Nouvel;

quello di Massimiliano Fuksas per l’area ex Fonditori;

la vela in stile Dubai di Ricardo Bofill in piazza della Concordia;

De Luca presenta il Crescent di Bofil;

il video del Comitato “No Crescent”;

la voce di Wikipedia su Georges Frêche;

il video contro Alex Zanotelli e Beppe Grillo;

De Luca e gli immigrati 1

De Luca e gli immigrati 2

il video contro il centro sociale Asilo Politico;

Salerno riciclona;

la Stagione del Teatro Verdi;

gli atti dei processi a De Luca sul sito del Comune di Salerno;

l’articolo di Isaia Sales contro De Luca;

una riuscita parodia.

3 pensieri riguardo “We cienz or not We cienz?

  • 1 Marzo 2010 in 10:53
    Permalink

    Sgombro subito il campo da equivoci dicendo che io farò una campagna elettorale per le regionali a sostegno di Paolo Ferrero e della Federazione della Sinistra. Ma voglio anche chiarire che mai come questa volta non è disciplina di partito, cosa più che mai desueta di questi tempi in cui lo sport principale è il salto della quaglia, ma una convinzione profonda. E’ evidente che il sistema di potere campano si è spaccato, che in nome della discontinuità rispetto a Bassolino ritroviamo da una parte proprio i bassoliniani, dall’altra i loro principali alleati: i demitiani. Questo è chiaramente uno schema riduttivo, perchè non si può negare che a questi si assommano altre forze, come il deluchismo decisionista da una parte e Cosentino e tutto quello che questo nome evoca dall’altro.
    Se entriamo nella logica maggioritaria non c’è scampo: la scelta non può che essere il meno peggio, quello che si ritiene possa rilanciare in qualche modo la regione, o almeno fare meno danni dell’altro.
    Ma questo modo di ragionare, che può sembrare realistico, è forse il più utopico, perchè immagina di poter delegare ancora una volta a qualcun altro il riscatto di questa terra, senza sforzo altro che una scelta tra testa o croce. Ma purtoppo, come questo post illustra, testa o croce sono due facce della stessa medaglia. Per questo credo che bisogna svincolarci dalla logica del vincere o perdere, ma imboccare la strada della riaffermazione di alcuni valori imprescindibili, quali la solidarietà sociale, il lavoro come diritto, la impossibilità di mercificare la salute, l’acqua, i servizi pubblici. Sono cose che in questa fase sembrano delle farneticazioni, ma che non possono scomparire dalla discussione politica e culturale come è avvenuto in questi anni.
    A chi obietta che però poi qualcuno andrà comunque a governare, non posso che rispondere che chiunque governi sarà più attento e sotto pressione se c’è una forza politica che possa veicolare e affiancare le lotte sociali di cui pure la campania è protagonista. Di più in questo momento storico e politico non è dato, e trovare scorciatoie elettoralistiche è illusorio.
    Mi scuso se l’ho fatta lunga…
    Costantino D’Argenio
    * segretario cittadino di PRC, Avellino

  • 28 Febbraio 2010 in 13:28
    Permalink

    DORATURA

    Caro Pasquale,
    il tuo scritto è pieno di speranza (una virtù oramai solo teologica). Che dire di De Luca? Penso che politicamente la sua sia una “mission impossible”. C’è una tale devastazione economica e sociale dopo gli anni di Bassolino da indurre a pensare che l’impresa sia improba. E la destra, nonostante tutto, è molto organizzata.
    Voterò De Luca, ma mi ricordo ancora del G7 di Bassolino e della sua Napoli… mi viene in mente un passo di uno scrittore algerino: “I miti bisogna guardarli da lontano perchè sono come le statue d’oro: se ti avvicini se ne può venire la doratura…”
    Pas

  • 27 Febbraio 2010 in 8:40
    Permalink

    Iast e moment. Ui ar tinking if it is moar convenient tu cienz or not tu cienz. Plis: ask me tis after dinnar. Tenkiù

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