“Busta numero 1, 2 o 3? … Allegriaaaa!”

Pio XII portantina1) Ci sono fortunatamente piccole cose, nascoste ai ricchi e ai potenti e apprezzate solo dagli ultimi di fila (se non da chi non ha trovato mai neppure un posto a sedere  al coperto), che, nel tempo, hanno una ricaduta davvero grande nella storia degli uomini.

2) Ci sono cose poi,  che pur occupando le cronache mondane, magari non arrivano nemmeno ad essere “origliate” da chi non ha il tempo o la voglia di seguire in dettaglio ciò che i Telegiornali dedicano all’annuncio di eventi la cui eco  presto si dissolverà  con la stessa velocità con cui hanno occupato le “prime pagine”.

3) Ci sono infine cose, che pur lasciando sbigottiti i pochi attenti al momento, nel tempo saranno  individuate come emblematiche,  espressione del passaggio dell’umanità  per un punto che forse meriterà di essere contraddistinto da una pietra miliare.

 Comunque la si pensi, e se le cose sono andate come si narra, credo si possa esser concordi sul fatto che quella vita iniziata a Bethlemme poco più di due millenni fa (di fronte a un falegname che doveva aver passato, mesi prima, dei giorni davvero “d’inferno”), possa essere ascritta tra gli eventi da ricomprendere nel primo gruppo.

Se arriviamo d’un balzo ai nostri tempi, mi pare incontrovertibile che ciò che si è permesso accadesse ieri ad Auschwitz debba essere ricompreso fra gli quegli eventi-simbolo  tragicamente sintomatici di  cambiamenti di rotta, boe attorno alle quali, sfruttando il vento, è possibile virare e … ripuntare la prua lì dove già si era passati.

A chiudere il cerchio manca a questo punto solo un fatto che sia possibile ascrivere di diritto fra quelli destinati a far notizia solo per qualche settimana.
Ecco soccorrerci allora il signor Emanuele Filiberto di Savoia, che dopo aver  brillantemente ballato “sotto le stelle”, surclassando tutti grazie al “televoto”), si presenta alla 60a edizione del Festival di Sanremo, a cantare “Italia amore mio”.

La speranza è che si possa confinare la cosa nella seconda categoria di eventi: quelli per difendersi dai quali è sufficiente leggere un buon libro la sera, godendo del silenzio di un  televisore  finalmente spento.
Non ci meriteremmo di doverlo annoverare nella busta 3: quella dei fatti “emblematici” del tempo che viviamo.
Il non sopito timore  che si tratti di una sorta di iniezione di “richiamo”; o piuttosto di un effetto collaterale dell’abrogazione del secondo comma della XIII Disposizione transitoria della Costituzione: “Agli ex re di Casa Savoia, alle loro consorti e ai loro discendenti maschi sono vietati l’ingresso e il soggiorno nel territorio nazionale.”

Era il 2001: in prima fila, tra i firmatari del disegno di legge mirante all’abrogazione, le truppe scelte del Partito dell’Amore: Cirami, Bongiorno, Schifani, Dell’Utri, Prestigiacomo, Selva e Buontempo.

Ma a “piangere”, purtroppo, non è solo il versante civile: come accade sempre più spesso in questi mesi, la “casa di Pietro” ribatte colpo su colpo.

Come non prestare ascolto, dunque, a chi lamenta  i tempi, la sostanza ed i modi con cui  il “Sigillo di Pietro” ha trattato la carriera post-mortem di certi cristiani che, entrati in Sistina cardinali, ne sono usciti col nome cambiato?

E così, in queste ore, un XVI non si è accontentato di vidimare lo sprint di un  II (già “Santo subito”), ma ha ritenuto “equo, giusto e salutare”, abbinargli in volata finale anche un collega piazzatosi  solo XII, e che , da vero Principe, era ieraticamente passato, senza spostare nè punto, nè virgola alcuni dei  momenti  peggiori del suo secolo, la Shoa e il nazi-fascismo guerrafondaio?
La sensazione, affatto bella, è che anche nella recente storia della Chiesa  più di una boa, più di un vento maligno, abbia consigliato qualcuno ad invertire  la rotta.
Un amico,  una bella persona, equivocando sul mio “sconforto papalino” e immaginando che mi riferissi al Governo, mi ha detto con aria sbarazzina : “Per fortuna non s’è votato, noi!”.
Pur essendo sempre alla ricerca di una ragione per valorizzare tutto, stavolta proprio non riuscivo a trovarla.
E, invece, c’era.

Grazie a lui per avermela indicata.

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